mercoledì, 16 novembre 2005

Cosa ne pensate?

da La Repubblica
15-11-05, pagina 6, sezione MILANO

 

 

 

 

 

 


Una squadra forte che darà fiducia al teatro

 

è un buon segno avere anche un musicista che si intende di bilanci tra politici e amministratori

 


ANGELO FOLETTO

 

Non sappiamo se ci sia mai stato un confronto ravvicinato, ma la sensazione è che al pianoforte Francesco Micheli se la cavi meglio di Fedele Confalonieri. Speriamo non sia da meno nel cda scaligero. Il finanziere pianista e musicista, presidente del Conservatorio, amico di Maurizio Pollini, Pierre Boulez e Giacomo Manzoni, creatore con Luciano Berio del concorso pianistico intitolato al padre (che per decenni fu docente al Conservatorio), Micheli può essere la novità della squadra. Al di là dei nomi, pare un buon segno che una compagine nata in modo tortuoso e che ha in carico il superamento di uno dei periodi più accidentati della storia artistica e gestionale della Scala, si sia assicurata tra politici e amministratori anche la presenza d' un musicista che di bilanci se ne intende. Come a dire che per chiudere bene col passato recente e riprendere la marcia, sia tenendo a bada le richieste governative di dossier sia appianando a poco a poco i ritardi pregressi nella programmazione, l' attuale dirigenza della Scala ha bisogno di sentirsi alle spalle un cda forte e solidale, e non del tutto ignaro di musica. Inattaccabile dal punto di vista della trasparenza e consapevole che le strategie artistiche sono solo in parte equivalenti a quelle di un' azienda più o meno di famiglia. Sapendo che essere al servizio della Scala non significa fare il guardaspalle istituzionale ma agire da interlocutore, critico se occorre, ma alla larga dall' eccitare e fiancheggiare ostilità tra i ruoli dirigenziali del teatro. Com' hanno dimostrato equivoci e sconquassi dei mesi scorsi, il ruolo del cda gradualmente dimezzato e dimissionario è stato più volte riplasmato a seconda di urgenze o convenienze. Prima unanime col sovrintendente prescelto poi a favore del sovrintendente in pectore contro quello in carica, poi schierato col direttore artistico; ora autonomo rispetto ai desiderata del sindaco ora condizionato, ora imbarazzato (e poco informato) di fronte a notizie e dati ampiamente documentati, ora indeciso -nel caso-Arcimboldi - al momento di sparigliare le esigenze di bilancio e di qualità artistica della Scala da quelli di altre istituzioni o di privati. Del resto i numeri illustrati caparbiamente dal sovrintendente venerdì, a rendere superfluo l' inopinato supplemento d' indagine amministrativa richiesto dal presidente del consiglio, sono significativi: la Scala è un' azienda dal bilancio importante che non può fare a meno del contributo dei privati. Ma la sensazione è che in tempi recenti più che i finanziamenti siano mancate le idee, la coerenza e un confronto schietto tra il teatro e il suo cda. Del resto la stessa nomina di Stèphane Lissner a plenipotenziario scaligero, portata a termine con una trattativa semiprivata e nonostante la legge prescriva esplicitamente la separazione tra ruolo del sovrintendente e figura del direttore artistico, s' è finora dimostrata una mossa azzeccata ma era irregolare. Come ci si augura che in teatro prevalga la spregiudicatezza artistica e l' avvedutezza economica, dal nuovo cda si reclama prima di ogni cosa correttezza e collegialità effettiva.

 

 

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mercoledì, 16 novembre 2005

Su Repubblica di martedì 15 novembre 2005 è stata pubblicata la seguente lettera, cui ha risposto Corrado Augias.

 

 

 

 

Se vogliamo la lirica, si sappia che costa

 


risponde CORRADO AUGIAS

 

Gentile Augias, sentire Cocciante mi ha fatto male. Dopo giorni di sciopero della fame per protestare contro i tagli al Fondo unico dello Spettacolo che condannano alla chiusura molte realtà ed alla disoccupazione migliaia di lavoratori dello spettacolo, tutti coloro che contribuiscono a creare la meravigliosa follia dell' Opera, fa male, dicevo, sentire un artista come Cocciante sostenere che è stato spinto a scrivere ' Notre Dame de Paris' anche per riavvicinare il pubblico al melodramma «evitando di spendere cifre folli». Vorrei far notare che i Teatri d' Opera sono Fondazioni «senza fine di lucro» ossia non possono avere profitti. Al contrario un musical ' privato' , sicuramente gradevole, è fatto proprio per guadagnarci su. Assistere a ' Notre Dame' costa dai 60 euro fino ai 12 euro per i bambini, in palasport da 5-6 mila posti. Il Teatro Comunale di Bologna, ha adottato una politica dei prezzi dove si paga dai 50 fino ad 8 euro. Gratis i minori di 12 anni accompagnati da un adulto; sconti consistenti per chi ha meno di 30 anni o più di 65: abbonamenti fino ad 80 euro per 8 spettacoli. Mi sarebbe piaciuto sentire Cocciante pronunciarsi contro i tagli governativi, ai quali anche lui ha attinto in maniera diretta o indiretta. Mi sarebbe piaciuto che avesse investito parte dei suoi lauti e meritati guadagni in parole di sostegno per chi non avrà più il problema di avvicinare il pubblico al melodramma perché dovrà starsene a casa. Mauro Gabrieli, Musicista Teatro Comunale di Bologna gabrypao@yahoo. It

 

 

Il ministro Buttiglione aveva detto due o tre settimane fa che se si toccavano i fondi per lo spettacolo e il budget per la cultura lui si dimetteva. L' iter della Finanziaria non è ancora finito ma l' aria purtroppo è rimasta quella, c' è stata una piccola reintegrazione ma il grosso dei tagli rimane. Infatti, con più prudenza, il ministro ha aggiunto tre giorni fa che «alla Scala le diseconomie ci sono e vanno risolte». Se davvero di questo si trattasse, vorrei indicare a Buttiglione un' altra diseconomia sulla quale severamente ammonire: il presidente del Consiglio gira con otto macchine di scorta, quattro davanti e quattro dietro la sua. In tempi di vacche magre non sarebbe il caso di esortare alla morigeratezza cominciando dall' alto invece che dai lavoratori dello spettacolo? Vorrà il ministro perdere questa vistosa occasione per esortare al buon esempio? Quanto alla Scala a me pare che il sovrintendente Stéphan Lissner abbia dato i numeri che servivano. Dal 1999 al 2005 il contributo pubblico è diminuito dal 53 al 41% del bilancio. Nel 2004 s' è trattato di 44 milioni di euro. L' Opéra di Parigi ne ha avuti 94; Monaco 48,5; unica eccezione il Covent Garden (34 milioni) ma a Londra i contributi privati sono defiscalizzati. I dipendenti del teatro milanese sono 818. A Parigi, 1584 (due sale); a Londra 866; a Monaco 862; a Vienna 915. L' opera costa, questo è fuori discussione. Anzi: il teatro lirico è la più costosa forma di spettacolo esistente in proporzione agli spettatori. Vogliamo toglierla di mezzo? Diciamolo. Abbiamo rinunciato e stiamo rinunciando a molte attività e prodotti che caratterizzavano il nostro paese. L' opera lirica l' abbiamo inventata noi, meglio abolirla del tutto che farla vivere elemosinando.

 

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martedì, 15 novembre 2005

Cari amici, questa è una prova per far nascere un luogo di discussione fra appassionati scaligeri. I promotori di questa iniziativa, dopo un breve periodo iniziale di rodaggio, vi saranno resi noti, anche se chiunque intenda partecipare attivamente e continuativamente a questa iniziativa è e sarà sempre benvenuto e si potrà quindi aggiungere agli altri in qualsiasi momento.

Da circa un anno molti di noi hanno scritto le proprie opinioni sul blog dei lavoratori della Scala: http://lavoratoriscala.splinder.com/ ma è giunto ora il momento di pubblicare un blog a parte dove il pubblico più appassionato e motivato possa far sentire la sua voce e intervenire nella vita artistica e pubblica del teatro alla Scala.

L'argomento di attualità in questo momento è la questione dei tagli al FONDO UNICO PER LO SPETTACOLO previsti dalla prossima legge finanziaria. Vi proponiamo di sottoscrivere l'appello seguente rispondendo a questo post:

In merito ai tagli al Fondo Unico dello Spettacolo previsti nella Finaziaria, esprimiamo il nostro completo dissenso e la nostra preoccupazione, sottolineando la necessità, soprattutto in campo artistico, del mantenimento di finanziamenti assolutamente necessari alla sopravvivenza di un intero settore, incapace in tempi così brevi di recuperare le ingentissime risorse sottratte.
Riteniamo inoltre che il recupero di efficienza, in base al quale si giustificano tali, indiscriminati, tagli, non possa essere fatto sul solo piano artistico, ma, semmai, si debbano perseguire politiche gestionali corrette e trasparenti.
Quale riflessione finale, davvero segno di tempi culturalmente impoveriti appare l’utilizzo delle sole categorie economiche di giudizio quale unico parametro per valutare la bontà dell’investimento pianificato: ben altri dovrebbero essere gli elementi da considerare quando l’obiettivo ultimo è l’arricchimento culturale dei cittadini.



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