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da La Repubblica |
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è un buon segno avere anche un musicista che si intende di bilanci tra politici e amministratori
Non sappiamo se ci sia mai stato un confronto ravvicinato, ma la sensazione è che al pianoforte Francesco Micheli se la cavi meglio di Fedele Confalonieri. Speriamo non sia da meno nel cda scaligero. Il finanziere pianista e musicista, presidente del Conservatorio, amico di Maurizio Pollini, Pierre Boulez e Giacomo Manzoni, creatore con Luciano Berio del concorso pianistico intitolato al padre (che per decenni fu docente al Conservatorio), Micheli può essere la novità della squadra. Al di là dei nomi, pare un buon segno che una compagine nata in modo tortuoso e che ha in carico il superamento di uno dei periodi più accidentati della storia artistica e gestionale della Scala, si sia assicurata tra politici e amministratori anche la presenza d' un musicista che di bilanci se ne intende. Come a dire che per chiudere bene col passato recente e riprendere la marcia, sia tenendo a bada le richieste governative di dossier sia appianando a poco a poco i ritardi pregressi nella programmazione, l' attuale dirigenza della Scala ha bisogno di sentirsi alle spalle un cda forte e solidale, e non del tutto ignaro di musica. Inattaccabile dal punto di vista della trasparenza e consapevole che le strategie artistiche sono solo in parte equivalenti a quelle di un' azienda più o meno di famiglia. Sapendo che essere al servizio della Scala non significa fare il guardaspalle istituzionale ma agire da interlocutore, critico se occorre, ma alla larga dall' eccitare e fiancheggiare ostilità tra i ruoli dirigenziali del teatro. Com' hanno dimostrato equivoci e sconquassi dei mesi scorsi, il ruolo del cda gradualmente dimezzato e dimissionario è stato più volte riplasmato a seconda di urgenze o convenienze. Prima unanime col sovrintendente prescelto poi a favore del sovrintendente in pectore contro quello in carica, poi schierato col direttore artistico; ora autonomo rispetto ai desiderata del sindaco ora condizionato, ora imbarazzato (e poco informato) di fronte a notizie e dati ampiamente documentati, ora indeciso -nel caso-Arcimboldi - al momento di sparigliare le esigenze di bilancio e di qualità artistica della Scala da quelli di altre istituzioni o di privati. Del resto i numeri illustrati caparbiamente dal sovrintendente venerdì, a rendere superfluo l' inopinato supplemento d' indagine amministrativa richiesto dal presidente del consiglio, sono significativi:
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