martedì, 27 dicembre 2005
Barenboim e una Nona speciale

 

 

ANGELO FOLETTO

Fin dalla prova generale del mattino il ritorno alla Scala di Daniel Barenboim ha assunto i toni dell' apoteosi. Merito dell' attesa (dal 1972 Barenboim non dirigeva questa orchestra) e dell' occasione speciale. Per non sbagliare, il concerto di Natale 2005 "era" la Sinfonia n.9"Corale" partitura-capolavoro di Beethoven: la musica più allegorica della storia e sempre d' attualità nell' ecumenico testo schilleriano intonato coralmente nel finale. La presenza di Barenboim la caricava di ulteriori allusioni ai nostri giorni ma, al di là dei moventi esteriori, questa Nona da rivedere-ascoltare (su RaiuUno lunedì, ore 12) era sbalorditiva nell' interpretazione. Quel che Barenboim ha fatto balenare nei primi minuti di musica, trenta misure bastavano, era nutrito e incrementato nel corso dell' esecuzione. Per questo musicista la Nona non è solo una partitura immensa da esplorare ma un racconto che ha radici profonde (come affondavano le frasi verso il grave degli archi, per prendere ogni volta rinnovato slancio e colore) nel cuore di un uomo-artista dall' ispirazione aspra, fiammeggiante, bizzarra, trepida, rabbiosa e infine tragicamente implorante. Per cui sopra le solenni quadrature fraseologiche e le ricercate regolarità contrappuntistiche alitava il senso di un' esperienza musicale avvinghiante e quasi sconcertante. Lo motivavano il "faticoso" e radicale manifestarsi d' avvio, la cantabilità melodica (pareva infinita tant' era voluta lenta, da assaporare nota per nota), i battiti segreti rivelati come incentivo cardiaco paraschubertiano e l' effusione smaniosa, senza prudenze, dell' "Inno alla Gioia": marcia trionfale per il coro di Bruno Casoni e i soli squaternati dalla voce rara di Thomas Quashoff.
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mercoledì, 21 dicembre 2005

Dal Corriere della Sera di mercoledì 21 dicembre 2005

Lettera dell’avvocato: no alla vendita degli scatti, non avete i diritti

Muti contro la Scala «Ritirate le mie foto» Il teatro «cancella» le immagini del maestro

MILANO - Un colpo di bacchetta e puff, invece di materializzarsi le note del Fidelio svaniscono le foto del maestro Riccardo Muti dal bookstore e dal sito internet della Scala. Tutto esaurito per le feste natalizie? No. Le foto sono state ritirate dalla Scala dopo una lettera dell’avvocato del maestro a metà novembre. Problemi legati allo sfruttamento dell’immagine. Secondo il legale, la Scala non ha il diritto di sfruttare l’immagine di colui che è stato direttore musicale del teatro per 19 anni. A meno che non ci sia un contratto. La Scala ha accolto la richiesta del maestro e ha ritirato le foto dalla vendita pur facendo sapere, molto gentilmente ma con molta amarezza, che il maestro era a conoscenza delle foto. Ultimo atto di un’epopea che ha sconvolto per due anni il teatro più famoso del mondo. La lotta, le guerre, le ripicche, il voto dei lavoratori della Scala. L’abbandono in ordine di apparizione del sovrintendente Carlo Fontana, del maestro Muti, del sovrintendente Mauro Meli, dell’assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba. Un terremoto. Anzi, uno tsunami la cui onda lunghissima ha provocato altre defezioni illustri. Prima quella di Fedele Confalonieri, patron di Mediaset, dalla Filarmonica, poi quella di Marco Tronchetti Provera dal cda. Sembrava tutto finito con la prima della Scala diretta dal giovane maestro Daniel Harding, invece alla tragedia si è aggiunta - in perfetto stile drammaturgico - la commedia.
Per rendersene conto di persona basta andare in piazza della Scala e invece di infilare il portone principale, entrare nella porticina laterale a sinistra, sede del bookstore scaligero. Tra incisioni, cd, dvd spiccano anche due leggii. Sopra ci sono posati due libroni. Dentro le foto di chi ha fatto grande la Scala: direttori d’orchestra, cantanti, registi. Sfogli, sfogli e risfogli, fino a che non arrivi a due pagine vuote, la 30 e la 31. Due fogli bianchi tra il maestro Giuseppe Sinopoli e il maestro Riccardo Chailly. Quelle del maestro Muti. «Il maestro non vuole che si vendano» spiega una signora da dietro al banco.
Due foto, dal costo di 7,75 euro l’una. In tutto 350 foto vendute dal 2001 al 2005. «E - dicono alla Scala - le foto sono state selezionate dallo stesso Muti, anche perché erano quelle che poi lui firmava quando gli appassionati andavano a trovarlo nei camerini». Al Piermarini hanno fatto anche due conti: tenendo conto dei diritti di sfruttamento di immagine (circa il 25 per cento) si arriverebbe a una cifra che si aggira intorno al centinaio di euro.
Segno che le ferite scaligere non si sono ancora cicatrizzate. Che il voto dell’assemblea dei lavoratori della Scala del 17 febbraio con cui si chiesero «le dimissioni del direttore musicale» risuona ancora nel cuore di tanti protagonisti. Ne fanno fede le parole scritte da Muti nella sua lettera di dimissioni dalla Scala del 3 aprile: «È una scelta obbligata perché, malgrado le attestazioni di stima espresse nei miei confronti dal cda, l’ostilità manifestata in modo così plateale da persone con le quali ho lavorato per quasi vent'anni rende davvero impossibile proseguire un rapporto di collaborazione che dovrebbe essere fondato sull’armonia e sulla fiducia». Adesso rende impossibile anche la presenza di Muti in fotografia. Gli altri direttori, nel librone, ci sono tutti.
Maurizio Giannattasio

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martedì, 20 dicembre 2005
Da "La Repubblica di lunedì 19 dicembre 2005
Pioggia di soldi sul Regio la musica diventa un affare

Oltre sei milioni di fondi pubblici per le fondazioni della città emiliana E i teatri di tutta Italia protestano
Il denaro sborsato da una società dei ministeri dei Trasporti e dei Beni culturali
Nel comitato cittadino i ministri Buttiglione e Lunardi, Confalonieri e l´Aga Khan
PAOLA ZONCA



MILANO - Mentre le Fondazioni liriche suonano il «Requiem» e protestano contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) previsti in Finanziaria, a Parma si concentra una grande quantità di contributi pubblici: 6 milioni e 300 mila euro l´anno per le due istituzioni Fondazione «Parma Capitale della Musica» e Fondazione Toscanini. È circa la metà dei finanziamenti su cui conta la prestigiosa Santa Cecilia, e un terzo di quanto lo Stato dà alla totalità delle attività concertistiche italiane, dal Trentino alla Sicilia. La particolarità, a Parma, è che si tratta di denaro che non arriva dal Fus, ma dall´Arcus, la società dei ministeri ai Beni Culturali e ai Trasporti e Infrastrutture nata nel febbraio 2004 con la missione di destinare fondi (che comprendono anche una quota del 5% dei finanziamenti pubblici per le Grandi Opere), a progetti musicali, artistici e culturali.
Non c´è dubbio: l´Arcus, che ha la completa discrezionalità delle scelte, ha valorizzato Parma, diventata in quattro e quattr´otto una realtà privilegiata, protetta e molto ricca, suscitando le reazioni delle altre istituzioni concertistiche italiane, che non escludono di organizzare una manifestazione proprio nella città emiliana, se il Fus non verrà reintegrato ai livelli del 2005. Destinataria della maggior parte dei contributi è «Parma Capitale della Musica», il cui coordinatore artistico è Mauro Meli, il sovrintendente-lampo della Scala di Milano, oggi al vertice del cittadino Teatro Regio: a partire dal 2005 e almeno fino al 2008 riceverà dall´Arcus 3 milioni e 300 mila euro l´anno per coordinare le istituzioni cittadine (Regio, Toscanini e Festival Verdi), che già ottengono fondi dal Fus. Una cifra notevole che dovrebbe servire a rilanciare il ruolo e la visibilità della città, diventata la sede dell´Autorità alimentare europea e a creare un centro di riferimento per Giuseppe Verdi sul modello di Salisburgo (per Mozart) e Bayreuth (per Wagner). La Fondazione Toscanini, che gestisce sia l´orchestra Toscanini, sia la Filarmonica di cui è direttore Lorin Maazel (si parla per lui di un compenso di 750 milioni di euro per 15 concerti e di un´abitazione lussuosa in collina), riceve 3 milioni di euro l´anno, cui vanno aggiunti i quasi 2,4 milioni ricevuti dal Fus, e presto sarà trasformata in «Holding Musica». Tanto per fare qualche raffronto, l´Orchestra Verdi di Milano, che esiste da oltre dieci anni, ha avuto dall´Arcus 1 milione di euro nel 2004, mentre nel 2005 non ha visto nemmeno un soldo. Anche se, quanto a numero di spettatori, non c´è confronto: 62 mila per le tre orchestre di Parma (Teatro Regio, Toscanini e Filarmonica Toscanini), 197 mila per la formazione milanese.
Le ragioni per cui il capoluogo emiliano riceve tanta attenzione sono forse comprensibili se si dà un´occhiata all´organigramma del comitato d´onore di «Parma capitale della musica»: oltre al sindaco Elvio Ubaldi (di centrodestra), i componenti sono il ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Pietro Lunardi, che è parmigiano; il ministro ai Beni Culturali Rocco Buttiglione; il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, ex consigliere di amministrazione della Scala ed ex presidente della Filarmonica scaligera cui assicurava le riprese di Retequattro ora in parte dirottate su Parma; l´Aga Khan, che si dice sia interessato allo sviluppo infrastrutturale di Parma, in particolare al potenziamento dell´aeroporto, e il maestro Riccardo Muti, che gli organizzatori sperano di coinvolgere con progetti lirici al Teatro Regio. Coi 3,3 milioni di euro ricevuti, la Fondazione ha messo a punto per il 2005-2006 una stagione di ospitalità con grandi direttori: non solo Muti con l´Orchestra giovanile Cherubini, ma Mstislav Rostropovich, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Kurt Masur, Yuri Temirkanov, tutti accomunati dal fatto di collaborare spesso con lo stesso agente, il chiacchierato Valentin Proczynski. Sono concerti che si dice costeranno alla Fondazione fino a 70 mila euro solo per il cachet del direttore, ma Parma in questo momento se lo può permettere. E contando su queste risorse non è assurdo parlare di una vera e propria concorrenza alla Scala, distante soltanto un centinaio di chilometri. Verità o fantasie? Da qualche tempo, ad esempio, circola insistente una voce secondo cui a Parma si stia lavorando per allestire al Regio, nell´autunno prossimo, un Don Giovanni diretto da Muti, a pochi giorni da quello che andrà in scena alla Scala con la direzione del giovane maestro venezuelano Gustavo Dudamel e la regia di Peter Mussbach. Un paio di cantanti avrebbero già dato forfait a Milano e sarebbero stati ingaggiati per lo spettacolo parmigiano. Si punterebbe in alto anche per la regia: ci sono trattative in corso con Roman Polanski e l´orchestra potrebbe essere quella dei Wiener Philharmoniker, appena diretta da Muti a Vienna nelle Nozze di Figaro.
I maligni ritengono che il vero nodo della questione sia la figura di Proczynski, l´agente argentino di origine russa con residenza a Montecarlo, criticato per i suoi metodi disinvolti, che da anni lavora come consulente internazionale con Gianni Baratta, responsabile della Toscanini, e con Meli, sin da quando era sovrintendente a Cagliari. Gli agenti italiani di lirica e concerti, raccolti nell´associazione Ariacs, gli rimproverano di operare in Italia senza contribuire al fisco italiano e di essere titolare di un´agenzia, la Old and New Montecarlo, che non risulta aderente ai due maggiori organismi europei, la Iama di Londra e la Aeaa di Parigi. Ma c´è un altro dubbio: con Proczynski i cachet pagati agli artisti raddoppiano, e qualcuno si chiede quale sia l´interesse dei teatri italiani a lavorare con lui.

 

 
 
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venerdì, 16 dicembre 2005

Racconto: Edgardo e il customer service

  

 Il nostro racconto si svolge nelle vicinanze di un teatro, il “Teatro d’Ellisse”, nota realtà artistica del paese dei balocchi.

L’orientamento al cliente di Edgardo (licenza letteraria, il nome è evocativo, perché a Edgardo piace la “Lucia di Lammermoor”) è eccezionale, potrebbe diventare un riferimento per molte realtà produttive che -su questo fronte- non raggiungono tali livelli di eccellenza.

Innazitutto Edgardo propone un’ampia gamma di offerta, per ogni target: da poltrone di galleria (I e II) a palchi (modalità “sharing” o completi), e infine platee. Ogni data è “coperta” per tutte le esigenze (di disponibilità e portafoglio) di chi accede al “Teatro d’Ellisse”.

Edgardo naturalmente è in grado di sostenere anche un’offerta leggera, gestita direttamente da lui, che si compone di alcuni biglietti d’ingresso, in posizioni ottimali. Prezzo medio 40 euro, per i clienti fidelizzati 30. Naturalmente dipende dalle occasioni. In questi casi, dal momento che Edgardo impegna un numero di ore considerevole del tempo suo e dei suoi collaboratori, il Nostro richiede una caparra di 10 euro, che copre per il 90% il rischio d’impresa. Si calcola che il R.O.I. (“Return of investment”) sia, nella maggior parte dei casi, assicurato, dato anche l’alto livello di professionalità di Edgardo e la capacità di valutazione dei rischi.

Edgardo è un libero professionista, per cui, si diceva, gestisce alcuni piccoli clienti (gli ingressi) direttamente, mentre per il resto dell’offerta presta il suo operato, dietro presentazione di irregolare fattura, ad altra associazione (S.p.A., leggi Società per Ammanicati) che “mette i capitali”: tale associazione, cui fa capo Edgardo, ha investito, per la rappresentazione dell’opera di apertura della stagione del “teatro d’Ellisse”, circa 30.000 euro, ipotizzando un fatturato lordo di almeno 90.000 euro. Se tale fatturato dovesse essere reale, il margine di contribuzione lorda si aggirerebbe intorno al 66, 67%. Considerato che i costi generali, ivi compresa la parcella di Edgardo, sono irrisori, i ricavi netti si aggirerebbero intorno a 58.000 euro, con un margine netto pari al 64,44%.  

Tuttavia, si consiglia di far riferimento a Edgardo e alla sua offerta “light”, soprattutto laddove l’associazione di cui sopra non sia riuscita a vendere tutti i biglietti (Edgardo su questo è un buon informatore, privilegiando i clienti diretti): infatti, con un solo investimento di 30 euro d’ingresso (clienti fidelizzati), ci si può sedere in prima galleria, occupando un “invenduto”, del costo medio reale di circa 70 euro. Questo per le rappresentazioni “sopravvalutate” dall’associazione. Per i titoli più popolari, mal che vada ci si tiene un ingresso pagato, anziché il prezzo reale, circa il triplo, ma senza necessità di far la coda, che non è poca cosa. 

E poi, il trattamento che Edgardo offre ai suoi clienti diretti (fidelizzati e non) è eccezionale! I servizi aggiuntivi, compresi nel prezzo, sono: caffè al noto bar ristorante del “Teatro d’Ellisse”, dolcino per le signore, sigaretta per i fumatori e le fumatrici. Se uno (come me) ha la fortuna di appartenere ad entrambe le categorie, usufruisce di un servizio di “customer service” completo, efficace e anche efficiente (terminato il rituale, Edgardo discretamente si toglie dai piedi).  

Infine, ma non meno importante, Edgardo usa ancora il baciamano per le signore.... fantastico!

Che nessuno di voi si sogni per cortesia di proporre l’assunzione di Edgardo, i suoi clienti affezionati ne soffrirebbero troppo...

 

Elena  

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lunedì, 12 dicembre 2005
Credo che il "non concerto" di questa sera (12 Dicembre) sia una ulteriore evidenza della
pericolosa frammentazione del sistema delle responsabilità, delle azioni e
dei controlli dell'Ente Teatro alla Scala.
Se da un punto di vista legislativo certamente "l'affitto" della sala è
legittimo, dal punto di vista della natura stessa del patrimonio culturale
(e tale credo si debba considerare la "nostra" Scala) questa distinzione
non ha senso: tutela e valorizzazione (affitto ad terzi) non vanno intese
come concetti separati, ma come fasi di un unico, complesso
processo che naturalmente necessita degli apporti di competenze diverse, ma
deve essere coordinato e diretto da un unico soggetto "orientato" al "bene"
pubblico.

Senza addentrarmi (pericolosamente..per quanto mi riguarda) in una materia
nella quale ben altri esperti hanno prodotto importanti pareri, appare
particolarmente pericoloso affidare l'utilizzo della Scala sulla base di
contratti senza che sia prevista a livello più ampio la fissazione di
criteri e di precisi e documentati livelli minimi di accesso per il
pubblico, a tutela della valenza pubblica del patrimonio.
Appare davvero distonica questa serata se messa a confronto con  i
proclami, spero non vuoti, della Sovrintendenza, che ha fatto
dell'accessibilità e dell'apertura ad un nuovo pubblico una delle sue armi
più forti.

A chiusura di questa nota credo sia assolutamente necessario specificare
che lo sponsor può verificare l'utilizzo del proprio contributo, ma che
questo non deve mai tradursi in controllo o in ingerenza
tecnico-scientifica o gestionale nell'iniziativa, tantomeno imporre ferree
regole.



Elena.

Questa nota sarà trasmessa all'Ufficio Stampa del Teatro alla Scala e all'attenzione del Sovrintendente.

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lunedì, 12 dicembre 2005

CRITICA DAVVERO INDIPENDENTE???

Per chi ha scorso i giornali in questi giorni, prima della prima, ma soprattutto dopo il 7 dicembre, si è forse accorto che c'è stata un'accoglienza davvero calorosa al nuovo spettacolo e al giovane direttore Daniel Harding, da parte dei due più blasonati quotidiani milanesi (Repubblica e Corriere), con un clamoroso atto di pubblica smentita delle posizioni assunte in passato (disse di Harding che non meritava neppure l' appellativo di direttore d'orchestra) da parte di un irriducibile critico che pensavamo del partito del "si stava molto meglio prima quando c'era lui" . Ma a chi dobbiamo credere ora? Al critico di ora o a quello di poco tempo fa? Difficile ad ogni modo credere a tutti e due! Qualcosa continua a non funzionare: il Giornale di ieri, 11 dicembre, non vi ingenera qualche sospetto, quando mette sulla stessa pagina il trionfo di Muti a Vienna (ne siamo tutti contenti e consapevoli che le sue Nozze varrebbero il viaggio) e l'articolo di Le Monde che stronca l'Idomeneo di Harding? Se poi si pensa a chi c'è dietro l'editore di questo quotidiano...

Insomma quello che si vorrebbe è la LIBERTA' di espressione da parte di critici e pubblico, senza tesi preconcette, messaggi neppure troppo subliminali da passare, linee di tendenza (si decide prima chi è da sostenere e chi no):  se avete queste impressioni scrivete sul blog, il pubblico può dimostrare di essere più libero della carta stampata o di altri mezzi di comunicazione e di essere capace di fare critica seria e motivata, con le dovute e salutari differenze di opinione!

postato da: Attilia alle ore 13:48 | Permalink | commenti (36)
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mercoledì, 07 dicembre 2005

Una prima diversa dopo tanti anni, un giovane, anche se già affermato, direttore sul podio della Scala, un'opera non conosciutissima di Mozart, un pubblico più sobrio anche se festoso, ma soprattutto curioso di vedere come sarebbe finita la serata, la prima del dopo-Riccardo Muti. E' andata bene, molto bene; il terzo atto, che chiude l'opera Idomeneo è veramente magnifico e la resa musicale e artistica si è raffinata e affinata nel corso dell'esecuzione, molto intima e dolcissima, secondo l'interpretazione che ne ha dato Daniel Harding come direttore e concertatore d'orchestra (ma chi aveva detto che sarebbe stato un Mozart in stile rock???).

Al termine applausi sinceri, compresi quelli del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e della signora Franca, con lancio di fiori dalle gallerie. E mentre il pubblico usciva dal teatro, dietro il sipario si iniziava subito a far festa:  maestranze, cantanti, orchestrali, coristi, personale del teatro dei vari settori, su su fino al sovrintendente brindavano felici cercando di incrociare i bicchieri con quello di un frastornato ma evidentemente felice Daniel Harding, il più giovane direttore di una prima scaligera!

Ecco la locandina:

Idomeneo: Steve Davislim

Idamante: Monica Bacelli

Ilia: Camilla Tilling

Elettra: Emma Bell

Arbace: Francesco Meli

Direttore Daniel Harding - Maestro del Coro: Bruno Casoni -

Regia: Luc Bondy - Scene: Heric Wonder - Costumi: Rudy Sabounghi - Luci: Dominique Bruguière

postato da: Attilia alle ore 23:31 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 06 dicembre 2005

In attesa dei vari commenti sulla prima scaligera, abbiamo scovato questo breve appunto di Angelo Foletto da "Vivi Milano" di pochi giorni fa: è importante tenere viva la discussione sui tagli al Fus, sugli sprechi e su come vengono distribuite le risorse. Chi ha altre notizie e/o commenti da aggiungere, è benvenuto!

 

Mentre teatri (di prosa e d’opera), orchestre e stagioni vengono rinnegate dai finanziamenti statali e gli artisti fanno lo sciopero della fame, Parma s’è autoinvestita “capitale della musica”. Al rito del battesimo ufficiale hanno contribuito tra gli altri alcuni profughi scaligeri illustri (Fedele Confalonieri e il sovrintendente sconfessato), l'Aga Khan, i ministri Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi (di Parma). Miracolo? No, solito trucco. Con i soldi dell'Arcus - perché non darli al Fus? - s’è creata una nuova inutile Fondazione per “coordinare” attività preesistenti: cioè presentarle in un unico cartellone. Tutto qui? Sì, ma la nuova ragione sociale in euro vale alcune centinaia di milioni di immediata erogazione, da aggiungere alle lauti sovvenzioni di prima. E poi dicono che la musica non ha soldi.

Angelo Foletto da "Vivi Milano" della scorsa settimana (fine novembre-inizio dicembre 2005)

 

 

postato da: Attilia alle ore 07:51 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 05 dicembre 2005

Nel riproporre l'appello contro i tagli al FUS, non solo invitiamo tutti coloro che lo desiderano a esprimere  la propria opinione in merito, ma sollecitiamo un riflessione più ampia, sulla funzione culturale e sociale della musica lirica e sinfonica in particolare, che oggi rischiano di essere sempre meno accessibili e conosciute presso un ampio pubblico.   


postato da: elenas alle ore 17:23 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 05 dicembre 2005

Domenica 4 dicembre: PROVA GENERALE DI IDOMENEO - piccola cronaca da Attilia

Atmosfera festosissima all'ingresso della prova generale: tanti di noi loggionisti di "lungo corso" attendevano fuori che qualcuno gli allungasse il desideratissimo biglietto per entrare. La sottoscritta che vi scrive invece è passata di lì a salutare gli amici dopo la maratona di Milano, soffertissima ma portata a termine per dedicarla al Teatro alla Scala e a tutti quelli che vi lavorano e vi esprimono il loro talendo artistico.  Infreddolita ma contenta ho raccolto le felicitazioni degli amici e anche del sovrintendente e del Maestro Chailly, che si sono soffermati ridendo a leggere il cartello che mi sono portata appresso, attaccato alla schiena, per tutti i 42 Km e 195 m del percorso.  

W Il Teatro alla Scala
Claudio Abbado
torna almeno una volta!!!!
E ora voi fortunati che avete già sentito la prova, scrivete qualche commento in proposito!
postato da: Attilia alle ore 11:59 | Permalink | commenti (3)
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