ANGELO FOLETTO
Dal Corriere della Sera di mercoledì 21 dicembre 2005
Lettera dell’avvocato: no alla vendita degli scatti, non avete i diritti
Muti contro la Scala «Ritirate le mie foto» Il teatro «cancella» le immagini del maestro
Per rendersene conto di persona basta andare in piazza della Scala e invece di infilare il portone principale, entrare nella porticina laterale a sinistra, sede del bookstore scaligero. Tra incisioni, cd, dvd spiccano anche due leggii. Sopra ci sono posati due libroni. Dentro le foto di chi ha fatto grande la Scala: direttori d’orchestra, cantanti, registi. Sfogli, sfogli e risfogli, fino a che non arrivi a due pagine vuote, la 30 e la 31. Due fogli bianchi tra il maestro Giuseppe Sinopoli e il maestro Riccardo Chailly. Quelle del maestro Muti. «Il maestro non vuole che si vendano» spiega una signora da dietro al banco.
Due foto, dal costo di 7,75 euro l’una. In tutto 350 foto vendute dal 2001 al 2005. «E - dicono alla Scala - le foto sono state selezionate dallo stesso Muti, anche perché erano quelle che poi lui firmava quando gli appassionati andavano a trovarlo nei camerini». Al Piermarini hanno fatto anche due conti: tenendo conto dei diritti di sfruttamento di immagine (circa il 25 per cento) si arriverebbe a una cifra che si aggira intorno al centinaio di euro.
Segno che le ferite scaligere non si sono ancora cicatrizzate. Che il voto dell’assemblea dei lavoratori della Scala del 17 febbraio con cui si chiesero «le dimissioni del direttore musicale» risuona ancora nel cuore di tanti protagonisti. Ne fanno fede le parole scritte da Muti nella sua lettera di dimissioni dalla Scala del 3 aprile: «È una scelta obbligata perché, malgrado le attestazioni di stima espresse nei miei confronti dal cda, l’ostilità manifestata in modo così plateale da persone con le quali ho lavorato per quasi vent'anni rende davvero impossibile proseguire un rapporto di collaborazione che dovrebbe essere fondato sull’armonia e sulla fiducia». Adesso rende impossibile anche la presenza di Muti in fotografia. Gli altri direttori, nel librone, ci sono tutti. Maurizio Giannattasio
|
Da "La Repubblica di lunedì 19 dicembre 2005
Pioggia di soldi sul Regio la musica diventa un affare
Oltre sei milioni di fondi pubblici per le fondazioni della città emiliana E i teatri di tutta Italia protestano MILANO - Mentre le Fondazioni liriche suonano il «Requiem» e protestano contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) previsti in Finanziaria, a Parma si concentra una grande quantità di contributi pubblici: 6 milioni e 300 mila euro l´anno per le due istituzioni Fondazione «Parma Capitale della Musica» e Fondazione Toscanini. È circa la metà dei finanziamenti su cui conta la prestigiosa Santa Cecilia, e un terzo di quanto lo Stato dà alla totalità delle attività concertistiche italiane, dal Trentino alla Sicilia. La particolarità, a Parma, è che si tratta di denaro che non arriva dal Fus, ma dall´Arcus, la società dei ministeri ai Beni Culturali e ai Trasporti e Infrastrutture nata nel febbraio 2004 con la missione di destinare fondi (che comprendono anche una quota del 5% dei finanziamenti pubblici per le Grandi Opere), a progetti musicali, artistici e culturali. |
Racconto: Edgardo e il customer service
Il nostro racconto si svolge nelle vicinanze di un teatro, il “Teatro d’Ellisse”, nota realtà artistica del paese dei balocchi.
L’orientamento al cliente di Edgardo (licenza letteraria, il nome è evocativo, perché a Edgardo piace la “Lucia di Lammermoor”) è eccezionale, potrebbe diventare un riferimento per molte realtà produttive che -su questo fronte- non raggiungono tali livelli di eccellenza.
Innazitutto Edgardo propone un’ampia gamma di offerta, per ogni target: da poltrone di galleria (I e II) a palchi (modalità “sharing” o completi), e infine platee. Ogni data è “coperta” per tutte le esigenze (di disponibilità e portafoglio) di chi accede al “Teatro d’Ellisse”.
Edgardo naturalmente è in grado di sostenere anche un’offerta leggera, gestita direttamente da lui, che si compone di alcuni biglietti d’ingresso, in posizioni ottimali. Prezzo medio 40 euro, per i clienti fidelizzati 30. Naturalmente dipende dalle occasioni. In questi casi, dal momento che Edgardo impegna un numero di ore considerevole del tempo suo e dei suoi collaboratori, il Nostro richiede una caparra di 10 euro, che copre per il 90% il rischio d’impresa. Si calcola che il R.O.I. (“Return of investment”) sia, nella maggior parte dei casi, assicurato, dato anche l’alto livello di professionalità di Edgardo e la capacità di valutazione dei rischi.
Edgardo è un libero professionista, per cui, si diceva, gestisce alcuni piccoli clienti (gli ingressi) direttamente, mentre per il resto dell’offerta presta il suo operato, dietro presentazione di irregolare fattura, ad altra associazione (S.p.A., leggi Società per Ammanicati) che “mette i capitali”: tale associazione, cui fa capo Edgardo, ha investito, per la rappresentazione dell’opera di apertura della stagione del “teatro d’Ellisse”, circa 30.000 euro, ipotizzando un fatturato lordo di almeno 90.000 euro. Se tale fatturato dovesse essere reale, il margine di contribuzione lorda si aggirerebbe intorno al 66, 67%. Considerato che i costi generali, ivi compresa la parcella di Edgardo, sono irrisori, i ricavi netti si aggirerebbero intorno a 58.000 euro, con un margine netto pari al 64,44%.
Tuttavia, si consiglia di far riferimento a Edgardo e alla sua offerta “light”, soprattutto laddove l’associazione di cui sopra non sia riuscita a vendere tutti i biglietti (Edgardo su questo è un buon informatore, privilegiando i clienti diretti): infatti, con un solo investimento di 30 euro d’ingresso (clienti fidelizzati), ci si può sedere in prima galleria, occupando un “invenduto”, del costo medio reale di circa 70 euro. Questo per le rappresentazioni “sopravvalutate” dall’associazione. Per i titoli più popolari, mal che vada ci si tiene un ingresso pagato, anziché il prezzo reale, circa il triplo, ma senza necessità di far la coda, che non è poca cosa.
E poi, il trattamento che Edgardo offre ai suoi clienti diretti (fidelizzati e non) è eccezionale! I servizi aggiuntivi, compresi nel prezzo, sono: caffè al noto bar ristorante del “Teatro d’Ellisse”, dolcino per le signore, sigaretta per i fumatori e le fumatrici. Se uno (come me) ha la fortuna di appartenere ad entrambe le categorie, usufruisce di un servizio di “customer service” completo, efficace e anche efficiente (terminato il rituale, Edgardo discretamente si toglie dai piedi).
Infine, ma non meno importante, Edgardo usa ancora il baciamano per le signore.... fantastico!
Che nessuno di voi si sogni per cortesia di proporre l’assunzione di Edgardo, i suoi clienti affezionati ne soffrirebbero troppo...
Elena
Elena.
Questa nota sarà trasmessa all'Ufficio Stampa del Teatro alla Scala e all'attenzione del Sovrintendente.
CRITICA DAVVERO INDIPENDENTE???
Per chi ha scorso i giornali in questi giorni, prima della prima, ma soprattutto dopo il 7 dicembre, si è forse accorto che c'è stata un'accoglienza davvero calorosa al nuovo spettacolo e al giovane direttore Daniel Harding, da parte dei due più blasonati quotidiani milanesi (Repubblica e Corriere), con un clamoroso atto di pubblica smentita delle posizioni assunte in passato (disse di Harding che non meritava neppure l' appellativo di direttore d'orchestra) da parte di un irriducibile critico che pensavamo del partito del "si stava molto meglio prima quando c'era lui" . Ma a chi dobbiamo credere ora? Al critico di ora o a quello di poco tempo fa? Difficile ad ogni modo credere a tutti e due! Qualcosa continua a non funzionare: il Giornale di ieri, 11 dicembre, non vi ingenera qualche sospetto, quando mette sulla stessa pagina il trionfo di Muti a Vienna (ne siamo tutti contenti e consapevoli che le sue Nozze varrebbero il viaggio) e l'articolo di Le Monde che stronca l'Idomeneo di Harding? Se poi si pensa a chi c'è dietro l'editore di questo quotidiano...
Insomma quello che si vorrebbe è la LIBERTA' di espressione da parte di critici e pubblico, senza tesi preconcette, messaggi neppure troppo subliminali da passare, linee di tendenza (si decide prima chi è da sostenere e chi no): se avete queste impressioni scrivete sul blog, il pubblico può dimostrare di essere più libero della carta stampata o di altri mezzi di comunicazione e di essere capace di fare critica seria e motivata, con le dovute e salutari differenze di opinione!
Una prima diversa dopo tanti anni, un giovane, anche se già affermato, direttore sul podio della Scala, un'opera non conosciutissima di Mozart, un pubblico più sobrio anche se festoso, ma soprattutto curioso di vedere come sarebbe finita la serata, la prima del dopo-Riccardo Muti. E' andata bene, molto bene; il terzo atto, che chiude l'opera Idomeneo è veramente magnifico e la resa musicale e artistica si è raffinata e affinata nel corso dell'esecuzione, molto intima e dolcissima, secondo l'interpretazione che ne ha dato Daniel Harding come direttore e concertatore d'orchestra (ma chi aveva detto che sarebbe stato un Mozart in stile rock???).
Al termine applausi sinceri, compresi quelli del capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi e della signora Franca, con lancio di fiori dalle gallerie. E mentre il pubblico usciva dal teatro, dietro il sipario si iniziava subito a far festa: maestranze, cantanti, orchestrali, coristi, personale del teatro dei vari settori, su su fino al sovrintendente brindavano felici cercando di incrociare i bicchieri con quello di un frastornato ma evidentemente felice Daniel Harding, il più giovane direttore di una prima scaligera!
Ecco la locandina:
Idomeneo: Steve Davislim
Idamante: Monica Bacelli
Ilia: Camilla Tilling
Elettra: Emma Bell
Arbace: Francesco Meli
Direttore Daniel Harding - Maestro del Coro: Bruno Casoni -
Regia: Luc Bondy - Scene: Heric Wonder - Costumi: Rudy Sabounghi - Luci: Dominique Bruguière
In attesa dei vari commenti sulla prima scaligera, abbiamo scovato questo breve appunto di Angelo Foletto da "Vivi Milano" di pochi giorni fa: è importante tenere viva la discussione sui tagli al Fus, sugli sprechi e su come vengono distribuite le risorse. Chi ha altre notizie e/o commenti da aggiungere, è benvenuto!
Mentre teatri (di prosa e d’opera), orchestre e stagioni vengono rinnegate dai finanziamenti statali e gli artisti fanno lo sciopero della fame, Parma s’è autoinvestita “capitale della musica”. Al rito del battesimo ufficiale hanno contribuito tra gli altri alcuni profughi scaligeri illustri (Fedele Confalonieri e il sovrintendente sconfessato), l'Aga Khan, i ministri Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi (di Parma). Miracolo? No, solito trucco. Con i soldi dell'Arcus - perché non darli al Fus? - s’è creata una nuova inutile Fondazione per “coordinare” attività preesistenti: cioè presentarle in un unico cartellone. Tutto qui? Sì, ma la nuova ragione sociale in euro vale alcune centinaia di milioni di immediata erogazione, da aggiungere alle lauti sovvenzioni di prima. E poi dicono che la musica non ha soldi.
Angelo Foletto da "Vivi Milano" della scorsa settimana (fine novembre-inizio dicembre 2005)
Nel riproporre l'appello contro i tagli al FUS, non solo invitiamo tutti coloro che lo desiderano a esprimere la propria opinione in merito, ma sollecitiamo un riflessione più ampia, sulla funzione culturale e sociale della musica lirica e sinfonica in particolare, che oggi rischiano di essere sempre meno accessibili e conosciute presso un ampio pubblico.
Domenica 4 dicembre: PROVA GENERALE DI IDOMENEO - piccola cronaca da Attilia
Atmosfera festosissima all'ingresso della prova generale: tanti di noi loggionisti di "lungo corso" attendevano fuori che qualcuno gli allungasse il desideratissimo biglietto per entrare. La sottoscritta che vi scrive invece è passata di lì a salutare gli amici dopo la maratona di Milano, soffertissima ma portata a termine per dedicarla al Teatro alla Scala e a tutti quelli che vi lavorano e vi esprimono il loro talendo artistico. Infreddolita ma contenta ho raccolto le felicitazioni degli amici e anche del sovrintendente e del Maestro Chailly, che si sono soffermati ridendo a leggere il cartello che mi sono portata appresso, attaccato alla schiena, per tutti i 42 Km e 195 m del percorso.