2 aprile 2007, ore 20.00
Teatro alla Scala
(Stagione Filarmonica VI)
Direttore:Daniele Gatti
R. WAGNER:
Estratti da “Gotterdammerung”
A. BRUCKNER:
Sinfonia n°9 in re min.
(foto di Daniele Gatti dal sito della Filarmonica della Scala)
2 aprile 2007, ore 20.00
Teatro alla Scala
(Stagione Filarmonica VI)
Direttore:Daniele Gatti
R. WAGNER:
Estratti da “Gotterdammerung”
A. BRUCKNER:
Sinfonia n°9 in re min.
(foto di Daniele Gatti dal sito della Filarmonica della Scala)
|
|
|
Direttore |
|
Semyon Bychkov |
|
Programma |
|
Richard Strauss |
La Dame aux camélias
Nuovo allestimento COREOGRAFIA: John Neumeier MUSICA: Fryderyk Chopin DIRETTORE: Kevin Rhodes PIANISTA: Roberto Cominati SCENE E COSTUMI: Jürgen Rose LUCI: John Neumeier ETOILES: Alessandra Ferri; Roberto Bolle; Massimo Murru
Produzione della Bayerische Staatsoper di Monaco
Debutto per il Balletto della Scala
dal romanzo di Alexandre Dumas (figlio)
ripresa da Victor Hughes e Ilse Wiedmann
| Recital di Canto | ||||||||||||||||
|
||||||||||||||||
Filarmonica della Scala
Direttore
Daniel Harding
Soprano: Eva-Maria Westbroeck
R. STRAUSS: Vier letzte Lieder A. BRUCKNER: Sinfonia n°5 in si bem. magg.
Io invece mi soffermerò più di trenta secondi, e più indubbiamente di quello che merita, su quella che ci sembra si possa definire “indegnità professionale”, in riferimento al Signor Paolo Isotta che ricopre abusivamente la qualifica di critico musicale sul Corriere della Sera. Abusivamente, beninteso, non da parte della testata giornalistica, la quale per ragioni misteriose (ma intuibili) lo conserva nella posizione. Abusivamente perchè i suoi datori di lavoro non lo vogliono. E i suoi datori di lavoro siamo noi. Noi, misera minoranza universale che ci rechiamo ad assistere a spettacoli di musica classica, siamo coloro che gli pagano lo stipendio, non i supposti 850.000 lettori delle copie tirate dal quotidiano milanese. Ma noi quattro gatti, unici interessati alla parte critica di uno spettacolo musicale. Per questo, personalmente e pubblicamente, chiedo al Corriere della Sera, alla luce dell'ultimo "articolo" apparso sulla Salome di Strauss data alla Scala, di cercare e assumere al più presto un *vero* critico musicale.
In queste brevi righe (ribadisco, molte più di quelle che l'Isotta meriti) prenderò degli spunti dall'articolo in questione per qualche riflessione.
Partiamo da un semplice concetto: cosa è o cosa dovrebbe essere la critica musicale?
La critica (musicale), quella che avrebbe il compito d’introdurre al fatto d’arte, di spiegarne le ragioni e le finalità, di cercare di far capire al pubblico com’è costruito e qual è il modo migliore per ascoltarlo
Tale definizione non è mia, ma di Renzo Cresti, direttore dell'Istituto Superiore Studi Musicali Boccherini di Lucca. Ora, insieme, cerchiamo di vedere se l'articolo di Isotta risponde a questi requisiti.
Esso consta di circa 212 righe, ognuna delle quali di circa 20 battute, preceduto da un titolo (Erotica Salome Vipera e Pantera) e da un sopratitolo (Elzeviro-Perplessità sull'opera alla Scala).
Già dal sopratitolo noto il veleno della malafede: non vi è stata in teatro alcuna perplessità, solo ovazioni e trionfo assoluto. Io c'ero e tutti gli appassionati che erano presenti possono testimoniare l'altissima temperatura del successo tributato a TUTTI, nessuno escluso. La perplessità, quindi, al massimo, potrebbe esserci unicamente nella testa del critico (e già questo dovrebbe essere per lui motivo di serie riflessioni sulla propria capacità di ascolto e di svolgere la funzione che Renzo Cresti gli attribuisce).
Andiamo avanti.
Delle 212 righe sopra citate, le prime 44 sono dedicate ad un "fatto d'arte e di interpretazione" di importanza capitale: che la testa decollata di Giovanni Battista assomiglia a quella di Giuliano Ferrara. Apprendiamo nel contempo che Ferrara è amico di Isotta e che il fatto che appaia decollato gli porterà senza dubbio lunghissima vita. Praticamente il 20 per cento del prodotto di Isotta è fuori tema. A un ragazzo delle medie (di sedici anni che vuol fare il primo della classe) per i fuori tema si dava un quattro.
Proseguiamo imperterriti nella lettura (ci vuole stomaco e freddezza di nervi, ma ce li abbiamo entrambi). Le ulteriori 126 righe sono "dedicate" da Isotta alla regia e alla scenografia. Al "critico" non piacciono perchè non sono fedeli alle didascalie di Flaubert. Ora, dato che parliamo della Salome di Strauss su versi di Oscar Wilde, Flaubert non c'entra nulla. Ennesimo fuori tema, voto 4. Curiosa poi è tutta una elucubrazione per la quale le scale che "scendono" invece di "salire" siano una sorta di citazione di una scenografia di un film sulla deboscia post-adolescenziale che vide Reeves protagonista...Più semplicemente, questa regia ha il merito di essere concepita per tutti, per la platea e per il loggione. Una scala in lieve pendenza in discesa dall'alto consente di vedere tutto in profondità, contrariamente, se fosse in salita, no. Tutto qui, Isotta. Meno "pippe" e maggior praticità.
Colgo il momento per far notare che dopo 170 righe di testo non sappiamo, noi lettori e datori di lavoro, un beato tubo sulla parte musicale. D'altronde si sta parlando solo di un'opera e la parte musicale si sa, non è nulla...Niente paura, ne restano ben 42 (meno che per Giuliano Ferrara, quindi!) per tutto il cast.
Scopriamo in questo rimasuglio di inchiostro che di tutto il cast non si può dire nulla perché le voci sono costrette a forzare e a sforzarsi per oltrepassare le barriere di suono di Harding che viene definito "sfacciato" e "impertinente" e che dirige come un "ragazzino di sedici anni" con un'analisi orchestrale "vanamente paranoica", aggiungendo in chiusura che del "quintetto degli Ebrei non si è riusciti a cogliere una parola".
Qui casca l'asino. Per due motivi. Primo: chi c'era sa perfettamente che TUTTE le voci passavano, che TUTTI gli ebrei si sentivano, che Harding non ha coperto nulla (salvo quello che oggettivamente è impossibile da non coprire, vista l'orchestrazione pesante di Strauss, ad esempio, sotto il Battista. I bassi in Strauss devono lottare con gli ottoni, le voci femminili passano sempre. Lo sanno anche i sassi) e si sentivano benissimo anche per il semplice fatto che, come ha scritto Checco '73 (e lo ringrazio per avercelo detto) la struttura scenica era chiusa in alto e fungeva da cassa armonica aiutando in maniera sensibile tutte le voci (anche il coretto degli Ebrei con il suo triplice "Oh" alla promessa di Erode di dare anche il Velo del Santuario, posto sul fondo scena era nitidissimo). Il secondo motivo per cui un quadrupede che raglia casca è che circa 2000 spettatori hanno tributato ovazioni a tutti. E dato che le ovazioni si tributano per qualcosa che si sente e si apprezza, non per qualcosa che NON si sente e non si apprezza, all’Isotta non viene in mente che, unico tra 2000 a non sentire, a scrivere quello che scrive faccia un po' la figura del mentecatto?
Concludo con un'osservazione: la definizione di Wikipedia della parola "elzeviro" in tempi moderni. "Per elzeviro s'intende spesso un articolo scritto con un'eccessiva cura formale ma che non presenta particolari motivi d'interesse; una "variazione sul tema" scritta magari per riempire una mezza pagina (i pezzi sulle stagioni che vanno e vengono, ecc.). Tra le cattive abitudini degli italiani (e in particolare dei giornalisti) ci sarebbe la tendenza a scrivere elzeviri... forse incoraggiata dal sistema educativo (in fondo l'elzeviro è la versione 'adulta' del tema scolastico). L'elzeviro può essere considerato un parente decaduto dell'editoriale e del corsivo."
Mi sembra che gli articoli di Isotta, in quest'ottica, siano appropriatissimi nel non presentare alcun motivo di interesse, proprio come un pezzo sulle Stagioni che passano. Al Corriere consiglio di prendere in considerazione la cosa.
Saluti a tutti
Massimiliano Vono
La recensione di Massimiliano Vono di Salome
Confesso di avere un debole per Salome (non per la protagonista, chè ne andrebbe della mia vita: suicida come Narraboth o, peggio, decollato come Jochanaan), ma per l'opera di Strauss. In essa il virtuosismo spinto all'estremo della scrittura orchestrale e vocale, nonchè l'estetismo decadente dei versi wildiani aderiscono profondamente alla mia sensibilità. Essendo un'opera che amo moltissimo ho sviluppato negli anni una sensibilità accentuata per cogliere le sfumature delle esecuzioni, oltre ad una notevole collezione di documenti sonori.
Parlando di storia sono tre le "Salome" per me di riferimento: quella di Mitropoulos del 1958 a New York, quella di Karajan del 1977 e quella di Sinopoli del 1990.
Curiosamente questa "progressione storica" coincide anche con una distillazione della psicologia sonora della protagonista, sempre più sofisticata con il passare degli anni: Mitropoulos con l'"erinne" Inge Borkh sposava un'interpretazione aspramente selvaggia e densa di scabra lascivia (la sua Danza dei Sette Veli, priva totalmente di battute regolari e perennemente zoppa nella scansione metrica, è a tutt'oggi la più sconvolgente che io conosca); Karajan nella sontuosità decadente avvolgeva in spire voluttuose il timbro acidulo e capriccioso della Behrens; Sinopoli con camerismo klimtiano valorizzava l'innocenza perversa della Salome-Bambina di una fenomenale Cheryl Studer, erede nella concezione del personaggio della Caballè, la quale però era scarsamente sostenuta da Leinsdorf, almeno nel documento fonografico commercializzato.
Tutto questo per dire che "Salome" fa parte delle opere (poche) la cui documentazione fonografica è artisticamente eccellente, quindi gli ascoltatori sono, volente o nolente, abituati al top.
Dal vivo, viceversa, le cose non vanno spesso così bene. E per svariate ragioni. Una, classica: Salome è uno dei ruoli più massacranti del teatro musicale. Farla bene in disco è una cosa, in teatro è ben altra. Seconda, meno classica: Salome, che è un'opera dove la deboscia, il vizio, la malattia, la lascivia la fanno da padrone ha ,al suo interno, quello stramaledetto intermezzo sinfonico che è la Danza dei Sette Veli, dannazione di qualsiasi regista. Per un tempo teatralmente lunghissimo (dai 9 agli 11 minuti e qui dipende dal direttore, e i registi sperano sempre il meno possibile) Salome deve danzare e lo deve fare sensualmente, tirando Erode letteralmente "fuori di testa" con la propria femminilità. Solitamente si ricorre al raddoppio della parte da parte di una danzatrice. Quando questo non avviene di norma sono dolori, dato che molto difficilmente, o meglio mai, una cantante è anche abile nell'arte coreutica, spesso sconfinando così nell'involontario ridicolo.
Nadja Michaels, ascoltata oggi alla Scala, da me per la prima volta, è in primis grande cantante e...in primis (ancora!) grande coreuta. Non so se abbia studiato danza, se sia stata ballerina...ho letto che è una sportiva con i fiocchi. In ogni modo non mi è mai capitato di vedere una prova di recitazione così dispendiosa di energie fisiche nella Danza che non lasci traccia in tutto il lunghissimo (e per questo difficilissimo) monologo finale (anche se ha prudentemente scelto la variante bassa per un paio di acuti). La Michaels, anche con la sua figura asciutta, oltre che con il timbro di voce, disegna una Salome adolescenziale, capricciosa, volubile...anche un po' "stronzetta" (la maniera con cui si toglie dai piedi, letteralmente, il cadavere dello spasimante Narraboth ad esempio), ma anche animalesca e demonica (la voce di gola nei ripetuti "den kopf des Jochanaan" ad Erode). Una lezione di interpretazione.
Jochanaan (Falk Struckmaan) è entrato, dopo i suoi fuoriscena dalla cisterna, con due "Wo ist der" che erano altrettante bordate di un profeta furioso, posseduto dall'ansia di conversione.
Viceversa Peter Bronder (Erode) e la bravissima Iris Vermillion (Herodias) sono stati assoluti nella loro interpretazione di vegliardi debosciati e litigiosi. Una volta tanto eccellenti anche le parti di fianco (benissimo anche Narraboth-Matthis Klink..."Wie schoen ist die Prinzessin Salome heute nacht" con cui apre l'opera è stato un'aperta dichiarazione d'amore, non un'astrazione contemplativa e lunare come ascoltiamo di solito ovunque...un Narraboth di sangue e passione, non larvatico).
Ed ora, "dulcis in fundo", Daniel Harding. Confesso di essere andato all'opera prevenuto, memore della pessima prova dei due concerti dello scorso autunno che mi avevano fatto pensare a una meteora ormai esausta.
E' stato formidabile. Aderendo perfettamente allo spirito straussiano, permeato da Oscar Wilde, ha disegnato un'interpretazione condotta fra estremi di colliquato decadentismo (tutta la prima parte fino alla discesa del Battista nella cisterna) con una concertazione che privilegiava l'evanescenza dei timbri di celesta e arpe e le smorfie lascive dei legni e, viceversa, il più asciutto espressionismo nei passi di maggior violenza (finale della Danza, esecuzione del Battista, finale dell'opera). Il tutto con la massima naturalezza, senza cesure, con organicità di veduta, senza, per intenderci, alcuna sensazione di schizofrenia.
Last but not least la regia di Bondy è stata efficacissima, movimentata e, se vogliamo, unitamente ai mezzi sonori e plastici della Michael, il vero artefice artistico di questa "prinzessin ragazzina capricciosa" è stato lui. E l'idea dei sette veli che non sono veli da togliere, ma da cambiare durante la danza, è di quelle che si ricordano.
Trionfo assoluto e su tutti i fronti.
Massimiliano Vono
|
Foto: Sascha Kramer |
||
|
Libretto di Hedwig Lachmann |
||
| Durata dello spettacolo: 1 ora e 40 minuti | ||
| Direttore | |
| Daniel Harding | |
| Regia | |
| Luc Bondy | |
| Scene | |
| Erich Wonder | |
| Costumi | |
| Susanne Raschig | |
| Lighting designer | |
| Alexander Koppelmann | |
| Coreografia | |
| Lucinda Childs | |
06/03/2007
Peter Bronder (Herodes); Iris Vermillion (Herodias); Nadja Michael (Salome); Falk Struckmann (Jochanaan); Matthis Klink (Narrabot); Natela Nicoli (Ein Page); Manuel Von Senden (1.Jude); Gregory Bonfatti (2.Jude); Antonio Feltracco (3.Jude); Ian Thompson (4.Jude); Thomas Gazheli (5.Jude); Mark Steven Doss (1.Nazarener); Tiago Arancam (2.Nazarener); Gabor Bretz (1.Soldat); Giancarlo Boldrini (2.Soldat); Carlo Malinverno (Ein Cappadocier); Ketevan Kemoklidze (Ein Sklave);
ALICE BACCALINI
L’8 marzo ad Alice (nipotina biologica dello Zio Bacca) verrà consegnato il Premio “La musica per la vita” assegnatole dall’Associazione ASSAMI come giovane talento del 2007, in una cerimonia in cui verranno premiate anche l’etoile Alessandra Ferri, la direttrice della scuola di ballo della Scala Anna Maria Prina, la soprano Fiorenza Cedolins, oltre che Livia Pomodoro e Donatella Versace ( vedi http://www.assami.it/premio_8_marzo.htm).
Alice nel corso del mese di marzo parteciperà a due rassegne musicali nella Sala Puccini del Conservatorio, suonando in entrambe le occasioni il “Andante spianato e Grande Polacca brillante” op. 22 di F. Chopin:
1) Concerto degli studenti del Liceo musicale, sabato 17 marzo alle ore 17.00
2) Concertiamo, martedì 27 marzo alle 12.45
Alice terrà successivamente due recital:
1) all’Università Popolare, in Via Terraggio 1, domenica 22 aprile alle ore 16.30
2) presso l’Associazione Amici del Loggione, in Via Pellico 6, venerdì 11 maggio alle ore 21.00
In queste due occasioni eseguirà il seguente programma:
J. S. Bach, Ouverture francese in si minore;
F. Chopin, Ballata n. 4;
C. Debussy, Estampes;
F. Chopin, Andante spianato e Grande Polacca brillante op. 22
Naturalmente, Alice è anche LA LOGGIONISTA DEL MESE!!
