venerdì, 27 aprile 2007

ADDIO  MISTISLAV!!!

 

Da "La Stampa on line"

Il celebre musicista e direttore d'orchestra che suonò davanti al Muro di Berlino mentre crollava
MOSCA
È morto Mistislav Rostropovich. Il leggendario violoncellista e direttore d’orchestra aveva 80 anni. «E' deceduto oggi in ospedale di Mosca dopo una lunga malattia», ha riferito l’agenzia Itar-Tass che ha citato una persona vicina al musicista. Il maestro, affetto da un tumore al fegato, era stato ricoverato il 23 aprile. Nato il 27 marzo del 1927 a Baku, in Azerbaigian, dopo avere studiato musica a Mosca, negli anni Cinquanta inizia a esibirsi prima in patria e poi all’estero.

La consacrazione internazionale arriva nel 1956 alla Carnagie Hall di New York. Nel 1974 lascia l’Unione Sovietica per un esilio volontario a Parigi con la moglie, la cantante Galina Vishevksaya, e quattro anni dopo Mosca gli toglie la cittadinanza. Poco prima di prendere la strada dell’esilio, Rostropovich difese pubblicamente il dissidente Alexander Solzhenitsyn, premio Nobel per la Letteratura, cui il regime sovietico aveva tolto la cittadinanza russa nel 1978.

Migliaia sono stati i suoi concerti in tutto il mondo, ma resterà nella storia la sua esecuzione non annunciata della suite per violoncello di Bach davanti al Muro di Berlino che crollava, il 9 novembre del 1989. Ad agosto di due anni dopo, si unì a quanti dimostravano a Mosca contro il tentativo di colpo di Stato dei nostalgici comunisti contro Mikhail Gorbaciov.

Per il suo compleanno, lo scorso 27 marzo, tutta la Russia, a cominciare dal presidente Vladimir Putin, gli rese omaggio. «Lei è famoso in tutto il mondo non soltanto per essere un brillante solista e un eminente conduttore ma anche come leale difensore dei diritti umani e un intransigente combattente per gli ideali democratici», disse il capo del Cremlino in una nota diffusa in quell’occasione, quando fu festeggiato al Cremlino in un galà con oltre 500 invitati tra cui il suo allievo prediletto, il lituano David Geringas, il celebre conduttore giapponese Seiji Ozawa, il violinista russo Maxim Vengerov e il basso georgiano Paata Burchuladze.

Quel ricevimento fu l’ultimo atto di riconciliazione delle autorità russe con il maestro. Stretti furono i legami del maestro con l’Italia. A marzo dell’anno scorso l’Università di Bologna gli conferì la laurea ad honorem in Scienze Politiche.
postato da: Attilia alle ore 16:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:
mercoledì, 25 aprile 2007

 

LA SCALA IN GHANA

 

PER I 50 ANNI DELL’INDIPENDENZA DELLA REPUBBLICA AFRICANA

 

 

Il Teatro alla Scala ha accolto l’invito del Presidente del Ghana, John Agyekum Kufuor, a partecipare alle celebrazioni per il 50° anniversario dell’indipendenza della Repubblica ghanese: il  23 aprile il Coro e l’Orchestra della Scala, sotto la direzione di Daniel Barenboim, hanno eseguito la Sinfonia n. 9 di Ludwig van Beethoven nel National Theatre di Accra.

Solisti:  Maesha Brueggergosman, soprano;  Waltraud Meier, mezzosoprano;  Ian Storey, tenore e Kevin Deas, basso.

Il Ghana è stato il primo Paese dell’Africa subsahariana a sottrarsi al dominio coloniale, il 6 marzo 1957.

John Agyekum Kufuor è anche Presidente, per il 2007, dell’Unione Africana, di cui fanno parte 53 Paesi del continente.

Per dieci anni le Nazioni Unite sono state guidate da un cittadino ghanese, il Segretario Generale Kofi Annan.

Il concerto, promosso in collaborazione con il Comune di Milano, è stato reso possibile dal sostegno di Eni, Provincia di Milano e Camera di Commercio.

(dal Comunicato stampa del Teatro, modificato)

postato da: Attilia alle ore 11:16 | Permalink | commenti (13)
categoria:
martedì, 24 aprile 2007

30 aprile 2007, ore 20.00
Filarmonica della Scala


Direttore:Valery Gergiev

Violino: Nikolaj Znaider

J. BRAHMS:

Concerto in re magg. op. 77 per violino e orch.

S. PROKOFIEV:

Sinfonia n° 5 in si bem. magg. op. 100

postato da: elenas alle ore 22:34 | Permalink | commenti (75)
categoria:
sabato, 21 aprile 2007

Lunedì 23 Aprile 2007

Recital Mariella Devia  -  ore 20

 

postato da: Attilia alle ore 00:29 | Permalink | commenti (9)
categoria:
giovedì, 19 aprile 2007
E' morto oggi Carlo Maria Badini, già sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano (per 13 anni!) e del Comunale di Bologna. Negli anni più recenti da una sua idea è nata l'Orchestra Mozart, che ha esordito nel 2004 e stasera, 19 aprile 2007, gli dedicherà l'esecuzione, a Prato, dei concerti Brandeburghesi di Bach, sotto la direzione di Claudio Abbado. Un addio commosso dai loggionisti del Teatro alla Scala, ai quali aveva fatto pervenire un appello accorato per una soluzione della crisi nel marzo 2005.
postato da: Attilia alle ore 19:08 | Permalink | commenti (27)
categoria:
giovedì, 12 aprile 2007

Francesco Cilea   
Adriana Lecouvreur

Direttore: Stefano Ranzani

Regia: Lamberto Puggelli

Scene: Paolo Bregni

Costumi: Luisa Spinatelli

postato da: elenas alle ore 11:14 | Permalink | commenti (57)
categoria:
martedì, 10 aprile 2007

Da "Repubblica", a proposito di musica e società, musica colta e non, contesto e abiti eleganti... .

Joshua Bell, concerto nella stazione
nessuno riconosce il genio del violino

Ha suonato in una stazione della metropolitana di Washington per 43 minuti, più o meno ignorato da tutti i frettolosi viaggiatori, e guadagnando a malapena 32,17 dollari. Eppure Joshua Bell non è un musicista da strada come tanti, anzi non è neanche un musicista da strada, è uno dei più grandi violinisti del mondo. Americano, nato a Bloomington, nel Minnesota, ha 39 anni e da quando ne ha 16 suona con le più grandi orchestre del mondo. Suona un violino all'altezza della sua bravura: uno straordinario Stradivari del 1713, del valore di quasi quattro milioni di dollari. Ma è anche un artista un po' fuori dalle righe: negli Stati Uniti ha partecipato a una trasmissione televisiva, ha recitato in un film e la rivista People lo ha recentemente definito uno dei 50 uomini più belli del mondo. Una serie di caratteristiche che ne fanno decisamente una star. Eppure, alla Metro di Washington la stragrande maggioranza dei passanti lo ha ignorato.

La eccezionale performance di Bell è stata scrupolosamente seguita e registrata da un gruppo di cronisti del Washington Post, che ne hanno dato conto in un lunghissimo articolo pubblicato nell'edizione di domenica 8, il giorno di Pasqua. Il giornalista che firma l'articolo, Gene Weingarten, spiega che Bell ha accettato di prestarsi all'esperimento con l'obiettivo di verificare se, in un contesto anomalo, la gente normale avrebbe riconosciuto un famoso e acclamato artista e, soprattutto ne avrebbe riconosciuto il talento.

Il violinista è arrivato alla Enfant Plaza Station alle 7.51 del mattino di venerdì 12 gennaio. Era vestito in modo assolutamente comune: jeans, T-shirt e un cappello di una squadra di baseball, i Washington Nationals.
Nella stazione ci sono vari negozi e bar, e un distributore di biglietti della lotteria, molto frequentato. Bell ha cominciato con la Ciaccona, dalla Partita n.2 in Re Minore di Johann Sebastian Bach, uno dei pezzi più conosciuti per violino, "non solo uno dei più grandi brani di musica mai scritti, ma una delle più grandi opere compiute dalla storia dell'uomo", secondo il violinista. E uno dei pezzi più difficili per violino. La Ciaccona dura 14 minuti: Bell, osserva Weingarten, l'ha suonata "con entusiasmo acrobatico". Nei primi tre minuti sono passate 63 persone davanti al virtuoso, praticamente quasi ignorandolo. Ma, mezzo minuto dopo, è scattato il primo obolo. Sei minuti dopo l'inizio del pezzo qualcuno si è fermato finalmente ad ascoltare.

Ma non c'è molto entusiasmo intorno a Bell. E il violinista è il primo a stupirsene: "All'inizio mi sono concentrato solo sulla musica". Ma poi, "è stato veramente strano, era come se la gente...mi ignorasse". Bell ride, nel rievocare lo strano esperimento. "Quando ti esibisci per un pubblico pagante - spiega - il tuo valore è già riconosciuto. Ma lì, ho pensato: perché non mi apprezzano?". Non solo: Bell ha suonato nell'indifferenza e nel fracasso, mentre "in una sala da concerto io mi arrabbio se qualcuno tossisce o fa squillare il cellulare".

Nei 43 minuti nei quali Bell ha suonato alla Enfant Plaza sono passate oltre 1000 persone. Qualcuno, in effetti, ha apprezzato: il Washington Post li ha fermati e, in un momento successivo, senza quindi interrompere o alterare in qualche modo l'esperimento, li ha anche intervistati. La prima persona tra i passanti ad essere particolarmente colpita dalla musica di Bell è stato un giovane manager del ministero dell'Energia, John David Mortensen. Mortensen ama il rock, e non conosce la musica classica, però al giornalista che lo ha intervistato ha spiegato: "Qualunque fosse la ragione, mi ha fatto sentire in pace". E infatti è stata la prima volta che ha dato dei soldi a un musicista di strada.

Dopo la Ciaccona, Bell ha eseguito l'Ave Maria di Franz Schubert. Le note hanno colpito in particolare un bambino di tre anni, Evan, che è arrivato con la mamma, Sheron Parker. "Mio figlio era attratto - ha spiegato Parker - voleva fermarsi ad ascoltare, ma io avevo fretta". Poi è stata la volta di George Tindley, impiegato del negozio Au Bon Pain, il coffe shop della stazione. Tindley ha capito al volo che chi suonava non era un musicista qualunque: "Ci voleva un attimo per capire che quel ragazzo era bravo, che era chiaramente un professionista". Anche perché l'uomo suona la chitarra, e quindi ha rispetto per la musica: "Molta gente suona, senza 'sentire' la musica - ha spiegato - Lui no, la sentiva eccome...".

Ha mostrato molta meno sensibilità J. T. Tillman, un informatico intento a tentare la sorte alla lotteria. "Che devo dire? Per me era solo un ragazzo che strimpellava...". Bell è poi andato avanti con Estrellita di Manuel Ponce, un pezzo di Jules Massenet, e una gavotta di Bach. Il violinista guardando in seguito il video ha osservato di essere sorpreso dell'indifferenza generale anche perché "stavo facendo un sacco di rumore...".

Il 'rumore' è una delle ragioni per le quali una dei negozianti della Enfant Plaza, Edna Souza, brasiliana, non apprezza i musicisti di strada, che le impediscono di sentire al meglio le richieste dei clienti. Però per Bell ha fatto un'eccezione: "Devo ammettere che era piuttosto bravo. E' stata la prima volta che non ho chiamato la polizia".

Quando alla donna è stato spiegato chi è Bell, ha replicato senza scomporsi: "Se qualcosa del genere fosse accaduto in Brasile, tutti si sarebbero fermati ad ascoltare, non qui. Un paio di anni fa un barbone è morto, e non si è fermato nessuno". Gli americani sono troppo indaffarati, conclude Weingarten, che cita anche a dimostrazione di questa tesi il sociologo Alexis de Tocqueville e il film Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio.

Il principale estimatore di Bell il 12 gennaio è stato John Picarello, nella vita un attento conoscitore della musica e un fan di Bell. Picarello, supervisore alle Poste statunitensi, non ha riconosciuto il virtuoso ma ne ha comunque riconosciuto lo straordinario talento: "Era un violinista eccellente. Non ho mai sentito niente del genere. Era tecnicamente perfetto, con un fraseggio molto buono. E aveva anche un buon violino, con un bel suono. Mi sono fermato a una certa distanza ad ascoltare, non volevo invadere il suo spazio".

E c'è stata infine una persona, una sola, che ha riconosciuto Bell, Stacy Furukawa, una funzionaria del ministero del Commercio, che lo aveva ascoltato tre settimane prima in un concerto alla Libreria del Congresso. "E' la cosa più incredibile che abbia visto a Washington - ha detto in seguito la donna - Joshua Bell suonava nell'ora di punta, e la gente non si fermava, non lo guardava, qualcuno gli lanciava una monetina! Monetine! Ho pensato, ma in che città vivo, dove può accadere questo!".

Contati alla fine dell'esperimento i suoi 32,17 dollari, Bell ha osservato ironicamente: "Beh, potrei viverci, e non avrei neanche bisogno di un agente!".

postato da: elenas alle ore 11:55 | Permalink | commenti (117)
categoria:
venerdì, 06 aprile 2007
Daniele Gatti, lo vado ripetendo continuamente da parecchio tempo, deve essere il direttore musicale del Teatro alla Scala. Per diverse ragioni che ha ben ricordato nel post precedente MViz ma che giova ripetere:
- è interprete formidabile e dell'area italiana e dell'area tedesca, sia operistica che sinfonica;
- è, storicamente, educatore di orchestre (fin dall'epoca della Stradivari, per arrivare ai Pomeriggi...il detto che circolava fra noi appassionati, dopo un'Eroica al fulmicotone con questi ultimi vent'anni fa era che "fa suonare anche i morti"),
- è assolutamente "understatement" negli atteggiamenti pubblici. "Molto musicante e poco parlante", come dice MViz, al contrario dell'irrefrenabile e il più delle volte stupidamente inutile logorrea dei "Due Riccardi".
- è interprete sempre originale. Le sue chiavi di lettura sono molteplici e svariate e il pubblico non si reca al concerto con già un'impronta sonora mentale di ciò che andrà ad ascoltare. Il suo stile, il suo suono, mutano a seconda della composizione. E non è poco. Carlos Kleiber, ad esempio, con tutta la sua genialità, non era così imprevedibile, quanto meno come stile sonoro.
- è milanese.

Detto questo informo chi mi legge che di tutti i concerti ascoltati da Daniele Gatti (parecchi, nell'ordine di qualche decina) uno solo fu nettamente malriuscito: quest'estate a Ravello dove ascoltai da lui probabilmente il peggior Bolero di Ravel della mia carriera di ascoltatore. Questo lo dico per evitare di passare per un fan senza spirito critico. So sempre di cosa parlo, perchè ho ascoltato e ascolto molto.

Passiamo al concerto: prima parte Wagner: Alba e Viaggio di Sigfrido sul Reno e, senza cesura che non sia quella tonale, Uccisione di Sigfrido,Morte e Corteo Funebre di Sigfrido, quest'ultima, ovviamente, con il "finale da concerto". Ha stupito, da subito, il peso sonico, la scurità timbrica degli archi gravi e degli ottoni nella lettura impressa da Gatti. Con tempi distesi, ma con un fraseggio riccamente sonoro ha accompagnato l'eroe spavaldo e gioioso lungo il Reno. Maniacali le articolazioni dei cromatismi chieste ai violini, lucenti di ebbra esaltazione; sicuri e pieni gli interventi degli ottoni nel tema del Reno e dell'Oro a piena orchestra. Si ripeteva il miracolo del Lohengrin, pathos tedesco intriso di anima latina (NON MACCHERONICA) con una tensione dell'arcata melodica pressocchè parossistica, fatto incredibile non forzando mai i tempi.
Con una cesura tonale un po' brusca, ma senz'altro voluta, siamo piombati repentinamente nel bel mezzo del finale della Scena II dell'Atto III della "Gotterdammerung", più o meno dalla didascalia "Zwei raben"...(Due corvi si alzano a volo da un cespuglio descrivono un cerchio sopra Sigfrido e se ne volan via verso il Reno) che anticipano il colpo di lancia di Hagen alla schiena di Sigfrido. Pur mancando, come ovvio, la parte vocale, Gatti è riuscito nella quasi impossibile impresa di raccontarci teatralmente tutta la scena dell'omicidio e della morte. Quelle pause annicchilenti che eternamente annicchilivano, quelle frustate scure come pece degli archi (i prodromi del Corteo Funebre) e...su tutto, le dolcissime arpe baluginate, sfolgoranti come lo sguardo di Sigfrido morente che riacquista adagio la memoria del suo amore. Il pianissimo dei violini successivo alla scalettina dell'arpa era come vapore che leggermente e soavemente si diradava per lasciare spazio all'ultimo, dolcissimo, canto d'amore. Chè non è altro che questo la "morte di Sigfrido", un canto d'amore. E Gatti l'ha compreso benissimo, facendola seguire da un epicedio severissimo, colmo di afflato tragico, dal respiro ampio, sovente amplissimo e dalla tensione insostenibile.

Seconda parte: Nona di Bruckner. Per me il concerto si poteva chiudere tranquillamente con solo il Wagner. Non conta la durata, quanto la tensione. Una persona di mia conoscenza era così appagata dopo la prima parte che se ne è tranquillamente andata da teatro sostenendo che, per lui, il concerto era finito. E massimo complimento a un'interpretazione non potrebbe esserci: andarsene perchè troppo bello per poterne sostenere ancora.
Il Bruckner di Gatti è di impianto sonoro tradizionale (contrariamente a quello recentemente ascoltato di Harding): il fraseggio è dovutamente ampio, gli ottoni sono chiamati alle loro classiche organistiche uscite. Ciò che affascina in questo Bruckner è il percorso musicale, dove Gatti spalanca voragini di intimismo straziato (ad esempio il celeberrimo passaggio a metà del primo tempo preceduto dal cambio di tonalità del rullo di timpano in pianissimo con la susseguende "cantilena" degli archi) o screziato di caldo afflato non epico ma umano, tremendamente umano (certi dialoghi e controcanti spezzati dei violoncelli che, a memoria, li ho sentiti, seppure in poetica più diversa e lancinante, solo da Delman). Oppure quello scherzo, preso a un tempo sensibilmente più lento del solito (una scansione paragonabile a quella di Bernstein nella sua ultima Nona con i Wiener), ma con un'attenzione maniacale al gioco di avvitamento tragico su se stesso ( la concertazione delle viole!).
O ancora il respiro dell'Adagio finale condotto sulle vette più alte dello spirito umano, anche se al termine del quale non è dato da Gatti incontrare nè la trascendenza (Giulini) nè l'occhio impassibile del Nulla (Celibidache), arrestandosi prima, all'atto stesso dell'ultimo congedo.
Esito trionfale e richieste pubbliche "stabile-stabile" (mie).
Saluti a tutti

Massimiliano Vono

postato da: elenas alle ore 21:16 | Permalink | commenti (3)
categoria:
giovedì, 05 aprile 2007

 

UovoPasqua2

BUONA PASQUA A TUTTI, a quelli che su questo blog scrivono, a quelli che solo lo leggono, appassionati, critici, curiosi, auguri a tutti quanti!

L'uovo è rotto ma la sorpresa non si vede: scegliete voi la sorpresa che vorreste prossimamente dal nostro amatissimo Teatro alla Scala 

 

postato da: Attilia alle ore 12:04 | Permalink | commenti (23)
categoria: