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E' stata presentata oggi la Stagione 2007-2008 (dal sito del Teatro alla Scala: http://www.teatroallascala.org/public/LaScala/IT/stagioni/index.html ) |
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Franz Kafka era anche un uomo spiritoso. Per descrivere la sua indifferenza all'opera in musica, confessava all'amico Max Brod di non trovare alcuna differenza fra Tristano e Isotta e La vedova allegra. E' davvero curioso che la Stagione 2007-2008 della Scala si apra con l'una e si chiuda con l'altra. Onore a Kafka. Che il Tristano , inizio della modernità musicale, sia andato in scena quarant'anni prima della Vedova allegra , titolo della leggerezza sentimentale, è uno dei misteri della musica, il cui linguaggio avanza e arretra, si trasforma, si rinnova, senza dimenticarsi di ritornare al passato. E strano è, a prima vista, che la La Vedova Allegra sia un'operetta del primissimo Novecento, mentre il profondo Tristan appartenga ancora al pieno Ottocento. Ci sono opere nascono guardando al futuro. Oltre al Tristano , per esempio Macbeth di Verdi, che viene ripresa nel 2008: la modernità conserva a lungo la propria forza. Che dire del cartellone 2007-2008 incorniciato da un'operona e da un'operetta? E' moderno o tradizionale? Osserviamolo da vicino. Nei 150 anni dalla nascita, Puccini, sarà al centro dei programmi. A lui sono dedicati dedicati due titoli, Il Trittico, in una serata, e Bohème. Il Trittic o è una produzione esemplare della Stagione 2007-2008, chiarisce l'idea-guida: pensare il titolo insieme al direttore e al regista, per un direttore e per un regista, senza lasciare al caso e all'eventuale disponibilità dell'uno o dell'altro la definizione del progetto. Riccardo Chailly è un direttore in speciale sintonia con il linguaggio di Puccini, alla riscoperta delle cui pagine giovanili e alla rilettura di pezzi ben noti ha dedicato molta parte del suo lavoro. Luca Ronconi è un maestro di regia capace di dare unità e ben differenziato carattere a tre opere come Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi. I tre cast sono nati di conseguenza. Bohème , spettacolo storico della Scala, aveva bisogno di una forte iniezione di giovinezza e di entusiasmo: è stata affidata a Gustavo Dudamel, che da poco la Los Angeles Philharmonic ha scelto come nuovo direttore musicale, al posto di Esa-Pekka Salonen. La compagnia di canto porta i caratteri dell'esperienza e della giovinezza, in attento equilibrio fra le voci. Ma, in fondo, anche il Cyrano de Bergerac di Franco Alfano è un indiretto omaggio a Puccini: con quest'opera rara e affascinante, si dà spazio a un autore finora vissuto nell'ombra pucciniana, relegato ad autore del finale di Turandot. E Cyrano potrà forse far ricredere molti sul valore di questo grande italiano, anch'egli immerso nel clima di ricerca del primo Novecento. Si è trovato Cyrano ideale anche per far scoprire al pubblico della Scala una regista americana di origini italiane, Francesca Zambello, molto attiva e amata nei paesi anglosassoni, dal Met al Covent Garden. E Placido Domingo è un musicista della voce che può caricare di valori assoluti una riscoperta come questa. E ancora a Puccini si allaccia Andrea Chénier di Giordano, che andò in scena nello stesso anno de La Bohème ( due ambientazioni francesi, due poeti come protagonisti). Un'opera che rischia di essere appiattita dalla forza dell'abitudine, è stata offerta a un regista fantasioso, imprevedibile, che ha accettato di debuttare alla Scala e nell'Opera: Terry Gilliam, l'enfant terrible dei Monty Python, di Brazil, del Barone di Münchhausen. Mentre sulla parte scenica ci sarà l'impronta di Dante Ferretti e Gabriella Pescucci, collaboratori “cinematografici” di Liliana Cavani. Per Gilliam si tratta del primo lavoro teatrale. Ci sono molte opere del Novecento in questa stagione. Tra queste, un'opera figlia della prima guerra mondiale, Wozzeck di Berg, e una figlia della seconda guerra mondiale, Il prigioniero di Dallapiccola. Oltre alla Vedova allegra , pure Cyrano de Bergerac di Alfano è del Novecento (1936, dieci anni dopo Wozzeck) . Il Trittico andò in scena, a New York, nel 1918, lo stesso anno in cui debuttava, a Budapest, Il Castello del duca Barbablù. E ancora contemporaneo a questi quattro atti unici, e al Wozzeck , è anche Il Giocatore di Prokof'ev, scritto negli anni della prima guerra mondiale, anche se andato in scena nel 1929. Spesso la modernità della musica narra temi di solitudine, di alienazione, o, per usare una parola inflazionata, di crisi. Di quella crisi, di quella instabilità, di quella insicurezza che ha in Tristano di Wagner la sua emblematica origine. La Stagione 2007-2008 si aprirà dunque con Tristan und Isolde, e fin dal primo spettacolo, con la direzione di Daniel Barenboim e la regia di Patrice Chéreau, la Stagione 2007-2008 si avvia sulla strada di una consapevole internazionalità, che non trascura affatto l'identità e le radici italiane del Teatro; al contrario, le esalta, ma con uno sguardo all'Europa. Anche Tristano , soprattutto Tristano , è un progetto che nasce come unione inscindibile del titolo al direttore, al regista e ai cantanti. Tristano è il progetto che Daniel Barenboim, uno dei più grandi maestri wagneriani, sognava da 25 anni di realizzare insieme a Patrice Chéreau, poco dopo che il regista lasciasse sulla Tetralogia uno dei segni più memorabili nella storia dell'esecuzione. Un quarto di secolo è passato dal Wagner di Bayreuth (1976-1980), un tempo che Chéreau ha giudicato abbastanza lungo per distanziarsi da quel Ring (diretto da Boulez) e per sciogliere i dubbi: il sogno di due wagneriani eccellenti si realizza oggi alla Scala. E nel cast spiccano Ian Storey, Waltraud Meier, Michelle De Young, Gerd Grokowski, Matti Salminen, Will Hartmann. Il nostro tempo, con le sue inquietudini, le incertezze dei giovani, sente forse più vicine certe opere di crisi, rispetto all'eroismo, alle storie d'amore o alla commedia. E proprio di alienazione moderna parla l'opera contemporanea della Stagione: 1984 rappresenta poeticamente il punto finale di questo cartellone, che potremmo anche definire impegnato. Il soggetto di 1984, omaggio al compositore e al direttore Lorin Maazel, regge l'aggettivo “kafkiano”, ma grandi fratelli televisivi e quotidiane storie di spionaggi lo rendono ancora più attuale. Non per caso lo spettacolo, visionario come il romanzo di Orwell dal quale è tratto, è stato creato dal canadese Robert Lepage, uno dei più originali e creativi uomini di spettacolo di oggi, che alla Scala debutta e alla Scala tornerà. La nuova produzione de Il prigioniero , opera fondamentale del Novecento, riporterà l'attenzione su un altro grande italiano, cronologicamente e linguisticamente più avanzato ancora sulla via della ricerca, Luigi Dallapiccola. Il Prigioniero è stato il primo pensiero di un dittico che prevedeva diversi accostamenti possibili. L'accoppiamento di questa riscoperta italiana con Il castello del duca Barbablù di Bartok è nato discutendo con Daniel Harding e con il regista Peter Stein, che si è sentito subito stimolato dall'idea di unire due titoli legati dall'idea della segregazione e della solitudine, ma forti, impegnativi e assolutamente autonomi. Al punto che Stein ha scelto due diversi scenografi. Il progetto è insomma diventato via via più ambizioso, di concerto con gli artisti coinvolti. Il Prigioniero di Dallapiccola e Il Castello del duca Barbablù sono per la prima volta insieme sulla scena. Maria Stuarda di Donizetti, uno dei titoli dedicati alla sfera privata e drammatica della corona inglese, è la perla italiana ch'era giusto seguisse, come contraltare, la prima wagneriana. Ma la Stuarda ha grandi ricordi qui alla Scala, ed era giusto che la prendesse fra le sue mani un regista italiano che, con quelle memorie, ha dimestichezza: Pier Luigi Pizzi. Due primedonne chiede questo Donizetti serio: le avrà in Mariella Devia e Anna Caterina Antonacci. Pizzi firmerà anche il finale di stagione nel segno della leggerezza-simbolo, con La vedova allegra. Stimolato dallo spirito di Léhar, anche Pizzi ha sentito ch'era giusto concedere spazio all'estro e alla libertà espressiva. Così, per le danze ci sarà il tocco di un coreografo di Broadway, e per i dialoghi Pizzi ha volentieri approvato la versione del commediografo inglese Tom Stoppard, che per la Vedova allegra ha scritto dialoghi che verranno recitati in italiano. Pur se si tratta di una ripresa, anche il Macbeth di Verdi che riappare quest'anno nella regia di Graham Vick, è esemplare: si trattava già di uno spettacolo “europeo”, di cifra assai astratta per le tradizioni scaligere, quando apparve nel 1997, sotto la direzione di Riccardo Muti. Ed era un 7 dicembre. Il pubblico della Scala l'accolse con perplessità ma con rispetto, e poi con grande successo. Resta una felice sintesi fra grande musica e teatro di regia. Le nozze di Figaro , punto d'equilibrio insuperato fra lo spirito della commedia e la verità dei sentimenti, non si riesce ancora a pensarle se non nella regia di Giorgio Strehler: le faranno rivivere gli allievi dell'Accademia di canto, “scuola” che, sotto la guida di Leyla Gencer, Luciana Serra, Luis Alva, e ora anche Mirella Freni, coltiva speranze e ormai raccoglie certezze anno dopo anno. Con la Fenice andrà in scena anche La Didone di Francesco Cavalli, andata in scena nel 1641 al San Cassiano, primo teatro d'opera pubblico della storia. Era ancora vivo e operante Monteverdi. E così nella stessa stagione saranno coperti quattro secoli di musica : dall'alba dell'Opera, nella Venezia del Seicento, fino al Duemila di 1984. E, alla fine, su 14 titoli d'Opera, ben 7 saranno di autori italiani. La Stagione del Ballo 2007/2008 guarda in prevalenza al grande repertorio. Torna Il lago dei cigni nella coreografia di Bourmeister, allestito in due momenti della stagione, dicembre e aprile, con protagonisti Svetlana Zakharova, étoile del Bolshoi amatissima alla Scala, e Roberto Bolle. Torna Romeo e Giulietta di McMillan nel sontuoso allestimento di Ezio Frigerio e Franca Squarciapino. Il repertorio più contemporaneo è rappresentato dalla Serata Petit, divisa in tre coreografie esemplari del mito Roland: Le Jeune Homme et la Mort , Carmen, L'Arlésienne . E dopo l'enorme successo, si replica La Dame aux camélias di John Neumeier. Entrambi gli spettacoli avranno nelle étoiles scaligere Roberto Bolle e Massimo Murru i loro punti di forza . Al Teatro degli Arcimboldi, in marzo, presenteremo Mediterranea, una nuova produzione che ha raccolto successi in tutto il mondo, firmata dal coreografo italiano Mauro Bigonzetti: una riflessione sul Mare Nostrum come luogo di incontro e di confronto fra i popoli che vi si affacciano, su musiche che vanno dalla tradizione turca a Ligeti, da Palestrina a Mozart. Ancora Murru tra i protagonisti. Come sesto titolo della stagione di Balletto, il Gala Čajkovskij del 31 dicembre 2007, con estratti da il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata e Lo schiaccianoci, con le étoiles Roberto Bolle e Polina Semionova . Per la prima volta una serata speciale, di festa, per salutare il nuovo anno con una coppa di champagne. Arte la trasmetterà in diretta in tutta Europa. |



