mercoledì, 30 maggio 2007

E' stata presentata oggi la Stagione 2007-2008

(dal sito del Teatro alla Scala:  http://www.teatroallascala.org/public/LaScala/IT/stagioni/index.html )

 

Franz Kafka era anche un uomo spiritoso. Per descrivere la sua indifferenza all'opera in musica, confessava all'amico Max Brod di non trovare alcuna differenza fra Tristano e Isotta e La vedova allegra.

E' davvero curioso che la Stagione 2007-2008 della Scala si apra con l'una e si chiuda con l'altra. Onore a Kafka.

Che il Tristano , inizio della modernità musicale, sia andato in scena quarant'anni prima della Vedova allegra , titolo della leggerezza sentimentale, è uno dei misteri della musica, il cui linguaggio avanza e arretra, si trasforma, si rinnova, senza dimenticarsi di ritornare al passato. E strano è, a prima vista, che la La Vedova Allegra sia un'operetta del primissimo Novecento, mentre il profondo Tristan appartenga ancora al pieno Ottocento. Ci sono opere nascono guardando al futuro. Oltre al Tristano , per esempio Macbeth di Verdi, che viene ripresa nel 2008: la modernità conserva a lungo la propria forza.

Che dire del cartellone 2007-2008 incorniciato da un'operona e da un'operetta? E' moderno o tradizionale? Osserviamolo da vicino.

Nei 150 anni dalla nascita, Puccini, sarà al centro dei programmi. A lui sono dedicati dedicati due titoli, Il Trittico, in una serata, e Bohème.

Il Trittic o è una produzione esemplare della Stagione 2007-2008, chiarisce l'idea-guida: pensare il titolo insieme al direttore e al regista, per un direttore e per un regista, senza lasciare al caso e all'eventuale disponibilità dell'uno o dell'altro la definizione del progetto. Riccardo Chailly è un direttore in speciale sintonia con il linguaggio di Puccini, alla riscoperta delle cui pagine giovanili e alla rilettura di pezzi ben noti ha dedicato molta parte del suo lavoro. Luca Ronconi è un maestro di regia capace di dare unità e ben differenziato carattere a tre opere come Il tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi. I tre cast sono nati di conseguenza.

Bohème , spettacolo storico della Scala, aveva bisogno di una forte iniezione di giovinezza e di entusiasmo: è stata affidata a Gustavo Dudamel, che da poco la Los Angeles Philharmonic ha scelto come nuovo direttore musicale, al posto di Esa-Pekka Salonen. La compagnia di canto porta i caratteri dell'esperienza e della giovinezza, in attento equilibrio fra le voci.

Ma, in fondo, anche il Cyrano de Bergerac di Franco Alfano è un indiretto omaggio a Puccini: con quest'opera rara e affascinante, si dà spazio a un autore finora vissuto nell'ombra pucciniana, relegato ad autore del finale di Turandot. E Cyrano potrà forse far ricredere molti sul valore di questo grande italiano, anch'egli immerso nel clima di ricerca del primo Novecento. Si è trovato Cyrano ideale anche per far scoprire al pubblico della Scala una regista americana di origini italiane, Francesca Zambello, molto attiva e amata nei paesi anglosassoni, dal Met al Covent Garden. E Placido Domingo è un musicista della voce che può caricare di valori assoluti una riscoperta come questa.

E ancora a Puccini si allaccia Andrea Chénier di Giordano, che andò in scena nello stesso anno de La Bohème ( due ambientazioni francesi, due poeti come protagonisti). Un'opera che rischia di essere appiattita dalla forza dell'abitudine, è stata offerta a un regista fantasioso, imprevedibile, che ha accettato di debuttare alla Scala e nell'Opera: Terry Gilliam, l'enfant terrible dei Monty Python, di Brazil, del Barone di Münchhausen. Mentre sulla parte scenica ci sarà l'impronta di Dante Ferretti e Gabriella Pescucci, collaboratori “cinematografici” di Liliana Cavani. Per Gilliam si tratta del primo lavoro teatrale.

Ci sono molte opere del Novecento in questa stagione. Tra queste, un'opera figlia della prima guerra mondiale, Wozzeck di Berg, e una figlia della seconda guerra mondiale, Il prigioniero di Dallapiccola. Oltre alla Vedova allegra , pure Cyrano de Bergerac di Alfano è del Novecento (1936, dieci anni dopo Wozzeck) . Il Trittico andò in scena, a New York, nel 1918, lo stesso anno in cui debuttava, a Budapest, Il Castello del duca Barbablù. E ancora contemporaneo a questi quattro atti unici, e al Wozzeck , è anche Il Giocatore di Prokof'ev, scritto negli anni della prima guerra mondiale, anche se andato in scena nel 1929.

Spesso la modernità della musica narra temi di solitudine, di alienazione, o, per usare una parola inflazionata, di crisi. Di quella crisi, di quella instabilità, di quella insicurezza che ha in Tristano di Wagner la sua emblematica origine.

La Stagione 2007-2008 si aprirà dunque con Tristan und Isolde, e fin dal primo spettacolo, con la direzione di Daniel Barenboim e la regia di Patrice Chéreau, la Stagione 2007-2008 si avvia sulla strada di una consapevole internazionalità, che non trascura affatto l'identità e le radici italiane del Teatro; al contrario, le esalta, ma con uno sguardo all'Europa.

Anche Tristano , soprattutto Tristano , è un progetto che nasce come unione inscindibile del titolo al direttore, al regista e ai cantanti. Tristano è il progetto che Daniel Barenboim, uno dei più grandi maestri wagneriani, sognava da 25 anni di realizzare insieme a Patrice Chéreau, poco dopo che il regista lasciasse sulla Tetralogia uno dei segni più memorabili nella storia dell'esecuzione. Un quarto di secolo è passato dal Wagner di Bayreuth (1976-1980), un tempo che Chéreau ha giudicato abbastanza lungo per distanziarsi da quel Ring (diretto da Boulez) e per sciogliere i dubbi: il sogno di due wagneriani eccellenti si realizza oggi alla Scala. E nel cast spiccano Ian Storey, Waltraud Meier, Michelle De Young, Gerd Grokowski, Matti Salminen, Will Hartmann.

Il nostro tempo, con le sue inquietudini, le incertezze dei giovani, sente forse più vicine certe opere di crisi, rispetto all'eroismo, alle storie d'amore o alla commedia.

E proprio di alienazione moderna parla l'opera contemporanea della Stagione: 1984 rappresenta poeticamente il punto finale di questo cartellone, che potremmo anche definire impegnato. Il soggetto di 1984, omaggio al compositore e al direttore Lorin Maazel, regge l'aggettivo “kafkiano”, ma grandi fratelli televisivi e quotidiane storie di spionaggi lo rendono ancora più attuale. Non per caso lo spettacolo, visionario come il romanzo di Orwell dal quale è tratto, è stato creato dal canadese Robert Lepage, uno dei più originali e creativi uomini di spettacolo di oggi, che alla Scala debutta e alla Scala tornerà.

La nuova produzione de Il prigioniero , opera fondamentale del Novecento, riporterà l'attenzione su un altro grande italiano, cronologicamente e linguisticamente più avanzato ancora sulla via della ricerca, Luigi Dallapiccola. Il Prigioniero è stato il primo pensiero di un dittico che prevedeva diversi accostamenti possibili. L'accoppiamento di questa riscoperta italiana con Il castello del duca Barbablù di Bartok è nato discutendo con Daniel Harding e con il regista Peter Stein, che si è sentito subito stimolato dall'idea di unire due titoli legati dall'idea della segregazione e della solitudine, ma forti, impegnativi e assolutamente autonomi. Al punto che Stein ha scelto due diversi scenografi. Il progetto è insomma diventato via via più ambizioso, di concerto con gli artisti coinvolti. Il Prigioniero di Dallapiccola e Il Castello del duca Barbablù sono per la prima volta insieme sulla scena.

Maria Stuarda di Donizetti, uno dei titoli dedicati alla sfera privata e drammatica della corona inglese, è la perla italiana ch'era giusto seguisse, come contraltare, la prima wagneriana. Ma la Stuarda ha grandi ricordi qui alla Scala, ed era giusto che la prendesse fra le sue mani un regista italiano che, con quelle memorie, ha dimestichezza: Pier Luigi Pizzi. Due primedonne chiede questo Donizetti serio: le avrà in Mariella Devia e Anna Caterina Antonacci.

Pizzi firmerà anche il finale di stagione nel segno della leggerezza-simbolo, con La vedova allegra. Stimolato dallo spirito di Léhar, anche Pizzi ha sentito ch'era giusto concedere spazio all'estro e alla libertà espressiva. Così, per le danze ci sarà il tocco di un coreografo di Broadway, e per i dialoghi Pizzi ha volentieri approvato la versione del commediografo inglese Tom Stoppard, che per la Vedova allegra ha scritto dialoghi che verranno recitati in italiano.

Pur se si tratta di una ripresa, anche il Macbeth di Verdi che riappare quest'anno nella regia di Graham Vick, è esemplare: si trattava già di uno spettacolo “europeo”, di cifra assai astratta per le tradizioni scaligere, quando apparve nel 1997, sotto la direzione di Riccardo Muti. Ed era un 7 dicembre. Il pubblico della Scala l'accolse con perplessità ma con rispetto, e poi con grande successo. Resta una felice sintesi fra grande musica e teatro di regia.

Le nozze di Figaro , punto d'equilibrio insuperato fra lo spirito della commedia e la verità dei sentimenti, non si riesce ancora a pensarle se non nella regia di Giorgio Strehler: le faranno rivivere gli allievi dell'Accademia di canto, “scuola” che, sotto la guida di Leyla Gencer, Luciana Serra, Luis Alva, e ora anche Mirella Freni, coltiva speranze e ormai raccoglie certezze anno dopo anno.

Con la Fenice andrà in scena anche La Didone di Francesco Cavalli, andata in scena nel 1641 al San Cassiano, primo teatro d'opera pubblico della storia. Era ancora vivo e operante Monteverdi. E così nella stessa stagione saranno coperti quattro secoli di musica : dall'alba dell'Opera, nella Venezia del Seicento, fino al Duemila di 1984.

E, alla fine, su 14 titoli d'Opera, ben 7 saranno di autori italiani.

La Stagione del Ballo 2007/2008 guarda in prevalenza al grande repertorio. Torna Il lago dei cigni nella coreografia di Bourmeister, allestito in due momenti della stagione, dicembre e aprile, con protagonisti Svetlana Zakharova, étoile del Bolshoi amatissima alla Scala, e Roberto Bolle. Torna Romeo e Giulietta di McMillan nel sontuoso allestimento di Ezio Frigerio e Franca Squarciapino. Il repertorio più contemporaneo è rappresentato dalla Serata Petit, divisa in tre coreografie esemplari del mito Roland: Le Jeune Homme et la Mort , Carmen, L'Arlésienne . E dopo l'enorme successo, si replica La Dame aux camélias di John Neumeier. Entrambi gli spettacoli avranno nelle étoiles scaligere Roberto Bolle e Massimo Murru i loro punti di forza .

Al Teatro degli Arcimboldi, in marzo, presenteremo Mediterranea, una nuova produzione che ha raccolto successi in tutto il mondo, firmata dal coreografo italiano Mauro Bigonzetti: una riflessione sul Mare Nostrum come luogo di incontro e di confronto fra i popoli che vi si affacciano, su musiche che vanno dalla tradizione turca a Ligeti, da Palestrina a Mozart. Ancora Murru tra i protagonisti.

Come sesto titolo della stagione di Balletto, il Gala Čajkovskij del 31 dicembre 2007, con estratti da il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata e Lo schiaccianoci, con le étoiles Roberto Bolle e Polina Semionova . Per la prima volta una serata speciale, di festa, per salutare il nuovo anno con una coppa di champagne. Arte la trasmetterà in diretta in tutta Europa.

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lunedì, 28 maggio 2007
  
 
Daniel Barenboim

Teatro alla Scala
Daniel Barenboim
28 maggio 2007, ore 20

 

(dal sito del Teatro alla Scala:  http://www.teatroallascala.org/public/LaScala/IT/stagioni/stagione2/Concerti/03_ConcertiStraordinari/DanielBarenboim/index.html

Un concerto dedicato all'Italia, ma non da direttore. Daniel Barenboim annuncia così, con un personale e solitario omaggio, il suo prossimo arrivo alla Scala come direttore "di riferimento" per i prossimi quattro anni.

Il 28 maggio, due giorni prima della presentazione ufficiale della nuova Stagione 2007-2008 (30 maggio), il pianista Barenboim ha deciso di donare al pubblico scaligero un programma musicalmente tricolore, tutto nel segno di Liszt, uomo e musicista che adorava i Grand Tour. Dagli Années de pèlerinage. Deuxième Année. Italie, Barenboim estrarrà i numeri 4, 5, 6 e 7, ovvero le letture strumentali di tre Sonetti del Petrarca e la "Fantasia quasi sonata" Après une lecture de Dante.

In mezzo, La prédication aux oiseaux dalle Légendes , che riguarda ugualmente l'Italia per via di San Francesco d'Assisi. Infine, Verdi: le trascrizioni creative del Miserere dal Trovatore; Danza sacra e duetto finale da Aida ; la Parafrasi da concerto da Rigoletto.

Il pianista Daniel Barenboim ha da poco concluso una mini-tournée che, dopo molti anni di assenza dall'Italia, l'ha visto solista nel Concerto Imperatore di Beethoven a Torino, con l'Orchestra Rai, di un Terzo di Beethoven e di un Primo di Liszt a Santa Cecilia, con l'ex "allievo" Antonio Pappano sul podio, di due recital ancora a Santa Cecilia e al Maggio Musicale Fiorentino, con il programma Liszt. Sette concerti con esiti di pubblico e di critica assolutamente straordinari. E il 18 maggio, ancora a Firenze, di nuovo solista di un quarto concerto di Beehtoven e del primo di Liszt, direttore Zubin Mehta.

Prima di tornare come ospite alla Scala con la bacchetta in mano (l'1 luglio dirigerà la sua orchestra, la Staatskapelle Berlin, che il giorno dopo passerà nelle mani di Pierre Boulez, rispettivamente per una Quinta e una Sesta di Mahler), Barenboim darà dunque un nuovo assaggio del suo stato di grazia come pianista. Nella prossima stagione, anche alla tastiera l'impegno sarà quanto mai esteso, con un ciclo su cui tra poco verrà alzato il velo.

postato da: Attilia alle ore 14:43 | Permalink | commenti (19)
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mercoledì, 23 maggio 2007

AIUTIAMO L'ORCHESTRA VERDI

SOTTOSCRIZIONE STRAORDINARIA

 http://www.laverdi.org/italian/Perche_aiutare_La_Verdi.php?iExpand1=86
L'assemblea dei Soci invita, tutti, singoli cittadini e aziende, ad una elargizione straordinaria di mezzi finanziari, al fine di dimostrare il loro autonomo impegno a sostegno della Verdi, così come la volontà di essere vicini agli orchestrali, ai coristi, al personale tutto e di garantire una “soluzione ponte” verso la definitiva risoluzione dei problemi.
 

Come sottoscrivere:

  • Tramite c/c postale 31776255 intestato a Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, corso San Gottardo 39 - 20136 Milano
  • Tramite assegno bancario o circolare, non trasferibile, intestato a Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi da inviare a Ufficio Soci e Abbonati - corso San Gottardo 39 - 20136 Milano
  • Tramite bonifico bancario sul c/c intestato aFondazione Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi presso la Banca Popolare di Milano, Ag. 502, c/c 18100, ABI 05584, CAB 01702
 Elenco delle persone che hanno ad oggi già aderito:
  • Rosellina Archinto
  • Romano Boccolari
  • Franca Boccoli
  • Mina Caldirola
  • Luisa Canovi
  • Alessandra Cantù
  • Gianni e Franca Cervetti
  • Fondazione Falck
  • Marco Ferretti
  • Mario Dino Isella
  • Istituto Tecnico Industriale G. Giorgi
  • Alessandro Levati
  • Ambra Redaelli
  • Carlo Alessandro Ronchi e Anna Maria Tarantola
  • Alina Sogaro
  • Daniele e Ursula Tenconi
  • Paolo Zambelli
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mercoledì, 16 maggio 2007

C'è stato il passaggio alla Scala di un tenore trenta-trentacinquenne (a giudicare dall'aspetto), che promette di essere uno dei protagonisti della vita musicale dei prossimi decenni.
Si tratta di Jonas Kaufmann, che mi aveva già fatto una notevole impressione alla radio nella Carmen londinese diretta da Pappano con la Antonacci nel ruolo del titolo. Per la Scala aveva già fatto Jaquino nel Fidelio, ma era passato inosservato per la scarsa importanza della parte.
Lunedì sera, accompagnato da un grandissimo specialista nella materia, Helmut Deutsch, partner di Hermann Prey nella fase conclusiva della sua carriera, ha tenuto una magistrale Liederabend, in cui ha dimostrato qualità vocali di livello assoluto, soprattutto quando il canto si fa drammatico (ce n'è in giro una tale quantità di tenori drammatici...) e un po' meno quando si va molto in alto. Ma il controllo dell'emissione, le mezze voci, la capacità di far correre la voce anche nei pianissimi erano straordinari.
Ha iniziato con una ballata di Schubert su testo di Schiller, poi si è districato in modo eccellente nelle impervie difficoltà dei 7 sonetti di Michelangelo di Britten, un vero sesto grado, che deve essere stato una prova difficile anche per il primo destinatario Peter Pears.
La seconda parte e i bis sono stati interamente dedicati a Richard Strauss.
Non siamo molto abituati ad ascoltare i tenori nel repertorio liederistico, anche se nel passato hanno dato prove grandissime personaggi come Fritz Wunderlich o Peter Schreier e oggi capita di sentire il magnifico Christophe Prégardien.
In Strauss poi è frequente sentire grandi soprani (Flagstad, Schwarzkopf, Popp, Gruberova e oggi Fleming), in Mahler prevalgono contralti e baritoni.
Qui l'appropriatezza stilistica di Kaufmann si è fatta ancora più precisa e lo scarsissimo pubblico lo ha meritatamente festeggiato.
Non risulta che Kaufmann abbia fatto particolari studi liederistici: forse nella gestualità e nella forza dell'emissione il cantante lirico si è sentito un po' più del necessario, ma questo non ha inficiato una prova, che riscatta una magra stagione di concerti di canto, funestata da eventi come il recital di arie d'opera di Leo Nucci e priva dei sommi liederisti in attività (quando avremo alla Scala Thomas Quastoff?). Vedremo come andranno Diana Damrau e Joyce Di Donato.
Kaufmann, se vorrà, avrà tutto il tempo per affinare l'arte del Lied, avendo secondo me i requisiti del fuoriclasse.

Zio Bacca scripsit.

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mercoledì, 16 maggio 2007

La vicenda della Verdi sta diventando veramente grottesca. Oggi si legge che il professore che sarebbe stato incaricato dal ministro Rutelli per esaminare i bilanci non ha ancora ricevuto l'incarico. Intanto si perde tempo mentre la Verdi, se la si vuole salvare, ha bisogno di aiuto adesso, non fra tre o sei mesi, altrimenti la stagione non partirà e l'orchestra si sfascerà. E questo sarebbe un vero peccato per non dire una disgrazia perchè, anche solo riferendoci a quest'ultima stagione, La Verdi ha prodotto dei grandi concerti, basta bensare a quelli diretti da Jurowsky, da Marshall, da Rilling, da Ion Marin con Kolja Blacher, ecc. in assenza quasi totale di stampa sia in fase di presentazione che di commento. [...]. Certamente la strategia di gestione non è stata buona se ha prodotto questa situazione finanziaria e deve essere ripensata magari anche con dei cambi al vertice, però l'orchestra esiste e sarebbe una disgrazia per Milano se tutto il lavoro fatto con questa orchestra dovesse andare perduto e a Milano venisse a mancare questa voce musicale nel momento in cui il comune, oltretutto, mette in cantiere un festival musicale, il MITO, investendoci non pochi soldi, 3 milioni. Credo che un festival di tre settimane non valga una stagione concertistica. Un festival di musica può certamente esistere a Milano, [...]  ma non può andare a detrimento di una istituzione milanese come la Verdi. Sarebbe bello che quei tre milioni venissero ridistribuiti in modo diverso! Ma il ministro Rutelli, per favore, batta un colpo!

Dal post di Guglielmo

postato da: elenas alle ore 14:05 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 14 maggio 2007

POST DEDICATO AD ARGOMENTI PESANTUCCI (MASSIMI SISTEMI, TEMI SOCIO-ANTROPOLOGICO-FILOSOFICI, ELUCUBRAZIONI VARIE )

 

postato da: elenas alle ore 16:52 | Permalink | commenti (107)
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lunedì, 14 maggio 2007

POST DEDICATO AD ARGOMENTI LEGGERI

postato da: elenas alle ore 16:48 | Permalink | commenti (49)
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sabato, 12 maggio 2007

POST LIBERO, DEDICATO AD ARGOMENTI DI INTERESSE COMUNE, ANCHE NON MUSICALI

postato da: elenas alle ore 15:20 | Permalink | commenti (21)
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lunedì, 07 maggio 2007

7 maggio 2007, ore 20.00
(Stagione Filarmonica IX)
8 maggio 2007, ore 20.00
Teatro alla Scala
Concerto di beneficenza (Aragorn)
Direttore:Bobby McFerrin

Vc:Sandro Laffranchini
L.BERNSTEIN:
Ouverture da “Candide”
G.FAURE’:Pavane op. 50
A.VIVALDI:Doppio concerto per Vc in sol min.
B.MC FERRIN:Solo Improvisations
F.MENDELSSOHN:Sinfonia n°4 “Italiana”

postato da: Attilia alle ore 22:46 | Permalink | commenti (103)
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lunedì, 07 maggio 2007

Si spera con questo di placare le polemiche, le ire, e di recuperare un po' di serenità e senso dell'ironia (da non confondere con la diffamazione). Si spera.

N E T I Q U E T T E
Etica e norme di buon uso dei servizi di rete


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  Internet,  ed in particolare fra i lettori dei servizi di "news" Usenet,
  si sono  sviluppati nel corso  del tempo una  serie di "tradizioni" e di
  "principi  di buon  comportamento"  (galateo)  che vanno collettivamente
  sotto  il nome di "netiquette".  Tenendo ben a mente  che la entita' che
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  datore di lavoro, etc.)  puo' regolamentare in  modo ancora piu' preciso
  i doveri  dei  propri utente,  riportiamo in  questo documento  un breve
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  2 Se si manda un messaggio, e' bene che esso sia sintetico e descriva in
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  3 Non  divagare  rispetto all'argomento  del  newsgroup o della lista di
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    ticamente l'intero messaggio originale.

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    nuto di messaggi di posta elettronica.

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    dell'uno o  dell'altro fra  i contendenti in una discussione.  Leggere
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  Per  chi desiderasse approfondire i punti qui trattati, il documento di
  riferimento  e'  RFC1855   "Netiquette Guidelines",  ed  anche  RFC2635
  "A  Set of  Guidelines for  Mass Unsolicited  Mailings  and   Postings"
  disponibili sulla rete presso:

            ftp://ftp.nic.it/rfc/rfc1855.txt
            ftp://ftp.nic.it/rfc/rfc2635

postato da: elenas alle ore 15:42 | Permalink | commenti (2)
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