EVVIVA LA TREGUA E' SIGLATA, DON CARLO E' SALVO
Ah, un dì mi resta, la speme mi arride,
ah, sia benedetto il ciel! Lo salverò!
(post aggiornato2 dicembre 2008)
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ALLA SCALA CI VUOLE UNA TREGUA
Ci appelliamo a tutte le donne e a tutti gli uomini di buona volontà, perché alla Scala si ricostituisca una clima di civile confronto, nel quale anche i conflitti trovino posto come manifestazione fisiologica di un organismo vivo e non come patologia devastante dei valori artistici e anche civici, che hanno storicamente caratterizzato il Teatro lirico milanese.
Non servono i proclami normalizzatori del Consiglio di Amministrazione, la guerra fratricida tra le maestranze, le provocazioni offensive messe in atto in questi giorni contro i dissidenti da parte di facinorosi esponenti della maggioranza dei lavoratori firmataria del contratto aziendale, che tuttavia non rappresenta la totalità delle masse artistiche della Scala.
Serve una Direzione del Teatro che abbia la forza di affrontare e ridimensionare tutte le sacche di inefficienza e di privilegio, che sopravvivono nella macchina burocratica. Se l’obbiettivo è solo quello di poter dire: “L’ordine regna in Via Filodrammatici”, si otterrà quella che proprio nel Don Carlo viene definita “la pace dei sepolcri”.
Lissner ha ribadito la insostituibilità del contributo delle masse artistiche alla realizzazione del risultato musicale, che è l’unico scopo del Teatro. A questo riconoscimento deve seguire una coerente capacità di dialogo con tutte le componenti: gli anatemi, le minacce di “precettazione”, l’invocazione di un’altra orchestra per suonare il Don Carlo il 7 dicembre sono manifestazioni irresponsabili di persone che non sanno dove sta di casa la qualità artistica di un’orchestra o di un coro. Il risultato sarà che i migliori troveranno altre strade e
Agli orchestrali e ai coristi della FIALS chiediamo un gesto, che li ponga al di sopra dello squallore morale che il conflitto interno in atto sembra far prevalere nel Teatro: garantiscano l’effettuazione della prima del Don Carlo il 7 dicembre, che è purtroppo anche una autocelebrazione della classe dirigente milanese, che ha dato tante dimostrazioni di miseria culturale, ma è soprattutto un messaggio che
Poi si riapra il confronto con la partecipazione, senza animosità, di tutte le parti interessate e, se ci saranno altre manifestazioni di conflitto e di lotta, nessuno potrà dire che esse si dirigono contro
Se tutti sono indispensabili, che ciascuno compia il suo gesto di buona volontà.
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