C'è stato il passaggio alla Scala di un tenore trenta-trentacinquenne (a giudicare dall'aspetto), che promette di essere uno dei protagonisti della vita musicale dei prossimi decenni.
Si tratta di Jonas Kaufmann, che mi aveva già fatto una notevole impressione alla radio nella Carmen londinese diretta da Pappano con la Antonacci nel ruolo del titolo. Per la Scala aveva già fatto Jaquino nel Fidelio, ma era passato inosservato per la scarsa importanza della parte.
Lunedì sera, accompagnato da un grandissimo specialista nella materia, Helmut Deutsch, partner di Hermann Prey nella fase conclusiva della sua carriera, ha tenuto una magistrale Liederabend, in cui ha dimostrato qualità vocali di livello assoluto, soprattutto quando il canto si fa drammatico (ce n'è in giro una tale quantità di tenori drammatici...) e un po' meno quando si va molto in alto. Ma il controllo dell'emissione, le mezze voci, la capacità di far correre la voce anche nei pianissimi erano straordinari.
Ha iniziato con una ballata di Schubert su testo di Schiller, poi si è districato in modo eccellente nelle impervie difficoltà dei 7 sonetti di Michelangelo di Britten, un vero sesto grado, che deve essere stato una prova difficile anche per il primo destinatario Peter Pears.
La seconda parte e i bis sono stati interamente dedicati a Richard Strauss.
Non siamo molto abituati ad ascoltare i tenori nel repertorio liederistico, anche se nel passato hanno dato prove grandissime personaggi come Fritz Wunderlich o Peter Schreier e oggi capita di sentire il magnifico Christophe Prégardien.
In Strauss poi è frequente sentire grandi soprani (Flagstad, Schwarzkopf, Popp, Gruberova e oggi Fleming), in Mahler prevalgono contralti e baritoni.
Qui l'appropriatezza stilistica di Kaufmann si è fatta ancora più precisa e lo scarsissimo pubblico lo ha meritatamente festeggiato.
Non risulta che Kaufmann abbia fatto particolari studi liederistici: forse nella gestualità e nella forza dell'emissione il cantante lirico si è sentito un po' più del necessario, ma questo non ha inficiato una prova, che riscatta una magra stagione di concerti di canto, funestata da eventi come il recital di arie d'opera di Leo Nucci e priva dei sommi liederisti in attività (quando avremo alla Scala Thomas Quastoff?). Vedremo come andranno Diana Damrau e Joyce Di Donato.
Kaufmann, se vorrà, avrà tutto il tempo per affinare l'arte del Lied, avendo secondo me i requisiti del fuoriclasse.
Zio Bacca scripsit.


