sabato, 20 giugno 2009

L'Opera

Aida

Giuseppe Verdi

Aida

 Allestimento del Teatro alla Scala

Giugno  2009:  20 (20:00), 22 (20:00), 25 (20:00), 27 (20:00 - riservato)
Luglio  2009:  04 (20:00 - riservato), 06 (20:00), 08 (20:00)

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese
Durata spettacolo: 3 ore e 40 minuti
L’opera per definizione, perfetta dalla prima nota all’ultima, pur nella varietà di esotismi, eroismi, cori, marce e danze moresche. Fiaba archeologica senza lieto fine, raccolse ai tempi della prima italiana uno dei maggiori successi nella storia del Teatro alla Scala. Solennità ed epica militaresca s’alternano alle tensioni dell’amore contrastato. Terrena e metafisica. Esemplare. 
   
Direttore  Daniel Barenboim
Regia e scene  Franco Zeffirelli
Costumi  Maurizio Millenotti
Coreografia  Vladimir Vassiliev
Personaggi  Interpreti
Aida  Maria José Siri (20 giugno)  Manon Feubel  Violeta Urmana
Amneris   Anna Smirnova (20 giugno)  Luciana D’Intino
Radamès   Walter Fraccaro (20 giugno)  Salvatore Licitra
Ramfis   Giorgio Giuseppini (20 giugno)  Giacomo Prestia
Il Re  Carlo Cigni (20 giugno)  Marco Spotti
Amonasro   Juan Pons
Messaggero  Antonello Ceron (20 giugno)  Ki Hyun Kim
Sacerdotessa  Chiara Martini  Sae Kyung Rim (20 giugno)
postato da: Attilia alle ore 19:35 | Permalink | commenti (26)
Commenti
#1    21 Giugno 2009 - 02:01
 
Terribile, un gran fallimento per Baremboim, che purtroppo si è trovato con un cast davvero pessimo: un Radames stonato e fuori tempo (Walter Fraccaro) e un Amneris incapace di sostenere ogni nota che richiedesse un minimo d'esperienza (Anna Smirnova), un'Aida discreta, ma ottima per la recitazione non è bastata a risollevare la situazione veramente "Tragica": quella di un teatro come il nostro amato Teatro alla Scala, che dovrebbe essere il tempio di questa grande opera, incapace di soddisfare un pubblico con grandi (evidentemente troppo grandi) attese. Fischi e "BUUU" a fine spettacolo...
Tutto mi sarei aspettato tranne che un simile fallimento dell'Aida alla Scala
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#2    21 Giugno 2009 - 02:22
 
Di ritorno dalla Scala vi lascio le prime impressioni a caldo. Inizio imbarazzante, stentato.. Silenzio tombale dopo Celeste Aida... oltre 2000 persone e non un mezzo applauso per sbaglio e si continua con un clima glaciale fino a quando non è il coro a fare da vero mattatore della serata e a strappare tantissimi meritati applausi. Terzo atto magnifico, da incorniciare l'ottima prova di Pons come Amonasro e una conferma dell'ottima scelta di optare per la Siri quale Aida, sembra che con Barenboim abbia un feeling tutto speciale. La prima scena del quarto atto è rovinata da un Amneris della Smirnova quasi vergognosa e allo spegnersi delle luci viene ricoperta di buuuu. L'opera si chiude con un Fraccaro forse andato troppo al risparmio che tenta di rimediare a una prova poco brillante e chiude producendo qualcosa di vagamente accettabile. Applausi per tutti e un mix di fischi e bu alla comparsa di Baremboim che si dimostra comunque una persona eccezionale, fa rientrare tutti ed è l'unico ad uscire da solo e a prendersi le contestazioni.
Altre cose degne di nota... la scomparsa degli uccellacci che si calano dal cielo e una regia ripresa non proprio fedelmente, uno strano litigio con tanto di urla e qualche parolona da dietro il telo nero durante il cambio di scena fra primo e secondo atto :-D ... e il balletto senza Bolle ha perso quel poco senso che poteva avere.

-MC-

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#3    21 Giugno 2009 - 02:33
 

PUBBLICITÀ Le ultime notizieSCALA: "BUU" PER BARENBOIM, SUA AIDA NON PIACE A TUTTI
L'Aida versione Berenboim non piace a tutti: alla fine dell'opera verdiana, dopo i primi calorosi applausi agli artisti nelle uscite in proscenio, quando con loro e' uscito anche il maestro israelo/argentino dal loggione un coro di "buu" ha per un momento sovrastato gli applausi. Il maestro non si e' lasciato intimorire ed e' uscito una seconda volta, solo, sul proscenio, sfidando i fischi e accogliendo a braccia aperte anche i molti applausi e le acclamazioni. Daniel Barenboim ha diretto per la prima volta alla Scala l'opera di Verdi in maniera meno tradizionale rispetto a quella a cui e' abituato il pubblico milanese. In scena, pero', era stato ripreso lo sfarzoso allestimento voluto dal regista Franco Zeffirelli per il 7 dicembre del 2006. Lo scontento del loggione riguarda anche la scelta del cast per il debutto: Aida era l'uruguaiana Maria Jose' Siri, originariamente destinata a essere una riserva di Violeta Urmana, mentre Radames era Walter Fraccaro e Amonasro un piu' potente Juan Pons. Ma gli unici fischi a scena aperta sono stati per Anna Smirnova, che evidentemente non ha convinto tutti nel ruolo di Amneris. (AGI)
(21 giugno 2009 ore 00.27)
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#4    22 Giugno 2009 - 10:08
 
22/6/2009

Barenboim alla guerra della Scala





ALBERTO MATTIOLI

Potrebbe ricordare la storiella del baritono beccato dal loggione: «Fischiate me? Sentirete il tenore!». Ma il corpo a corpo, sabato, fra Daniel Barenboim e parte del pubblico della Scala è da consegnare al parco delle rimembranze teatrali. Oggetto del contendere, l’Aida nell’affollatissimo spettacolo di Zeffirelli, che non solo sembra un incrocio fra Gardaland e la metropolitana di Tokyo all’ora di punta, ma evidentemente non è fortunato: è lo stesso, se ricordate, dal quale scappò a sipario aperto Roberto Alagna, rimpiazzato da un Radamès in jeans. Però i contestatori non se la sono presa né con il regista, che peraltro non c’era, né con la compagnia di canto che invece purtroppo c’era, ma con l’unica cosa che valeva la spesa del biglietto: appunto la direzione nuova, raffinata e sensuale di Barenboim. Il quale alla fine, uscendo al proscenio con i cantanti, mischiati a dei sonori «bravo!» si è beccato dei sonorissimi «buuu!».

E allora si è visto che Barenbùam, come lo pronuncia il sovrintendente Lissner, sarà anche un pacifista, ma quando si tratta di combattere non si tira indietro. Ha rispedito dietro il sipario i suoi cantanti ed è riuscito da solo con aria di sfida. Come a dire: io sono qui. I guastatori sono rimasti interdetti, i plaudenti hanno raddoppiato i battimani e al «maestro scaligèro» (sempre Lissner) è tornato il sorriso. Quel che si dice prendere il loggione per le corna. E comunque che spasso, le gazzarre all’opera...
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#5    22 Giugno 2009 - 19:01
 
Che cafoni i loggionisti della Scala
Lunedí 22.06.2009 15:21

di Angelo Maria Perrino





Non son d'accordo con Alberto Mattioli che sulla prima pagina de La Stampa di oggi, nel suo commento intitolato "Barenboim alla guerra della Scala" racconta dei fischi e dei 'buu' rivolti dal loggione agli artisti dell'Aida e conclude dicendo: "E comunque che spasso, le gazzarre all'opera". Non son d'accordo perché trovo quelle manifestazioni di disapprovazione grevi, ineducate, sopra le righe e fuori posto.

Io c'ero. E avvertivo un'atmosfera dolcissima in quel momento intorno agli artisti. E ho sofferto come uno strappo, uno sfregio l'irruzione di quei versi animaleschi in uno dei passaggi più tenui e delicati dell'opera di Verdi. Che nella versione diretta da Daniel Barenboim è particolarmente intima e drammatica, elegante e rifinita (come ha osservato Enrico Giradi sul Corriere della Sera). E sono 'buu' che fulminano la povera Maria Josè Siri, nel suo ruolo chiave di Amneris su cui si basa uno dei poli dialettici dell'opera.

Si può apprezzare o meno la sua performance (e io l'ho apprezzata), ma non si può trascendere a gorgoglii da stadio nel tempio della musica dove il silenzio è di rigore e anche i colpi di tosse sono sgraditi. So bene che le reazioni del Loggione sono spesso le più temute e autorevoli. So bene che la storia della lirica è piena di contrapposizioni frontali. Ma un conto è esprimere il dissenso (e ci sono mille modi per farlo, ma in maniera composta e civile), altro è lo sghignazzo goliardico o da osteria durante l'esecuzione, che fulmina l'artista nel pieno del suo sforzo e ne mortifica mesi e mesi di preparazione.

In nessuna rappresentazione artistica e spettacolare, neanche la più scalcagnata, viene tollerato un modo così diretto di interrompere e urlare, in un processo che sembra un linciaggio. Sicchè cari loggionisti, aspettate sempre la fine dell'opera, anzitutto. E poi dissentite in modo elegante e civile. Non siamo più nei teatri dei tempi di Verdi, rispettiamo le professionalità degli artisti e siamo più tolleranti verso chi si mette in gioco su un palcoscenico. Davanti ai nostri occhi annoiati, in poltrona. Frizzi, lazzi e schiamazzi lasciamoli a casa.

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#6    22 Giugno 2009 - 19:03
 
Corriere della Sera > milano > Concerti e locali > Scala, «Aida» controcorrente Barenboim affronta il loggione

Enrico Girardi
22 giugno 2009

Walter Fraccaro è un Radames indisciplinato e Anna Smirnova ha voce disomogenea
Scala, «Aida» controcorrente
Barenboim affronta il loggione
Qualche fischio per il direttore, che esce solo come a sfidare i pochi dis­senzienti. Molti applausi

MILANO — Zeffirelli alla Scala, a Roma la Fura del Baus. Più che un paradosso in forma di chiasmo, sembra uno scherzo del destino. In ogni caso anche Aida a Mila­no, come Le grand macabre al Teatro dell'opera, va in sce­na in un clima nervoso; a leg­gere le parole in libertà dei blog dei melomani, persino minaccioso. Non per Zeffirel­li, la cui messinscena ipertro­fica e superaccessoriata il pubblico ha già cercato di di­gerire più di due anni fa (era lo spettacolo inaugurale del­la stagione 2006-07, diretto da Chailly), ma per la direzio­ne di Daniel Barenboim: il primo Verdi alla Scala di co­lui che un frusto luogo comu­ne dipinge principe wagne­riano estraneo alla tradizione melodrammatica. Il che, per certi versi, è an­che vero. Per scelta consape­vole.

Perché l'Aida che Ba­renboim ha diretto è un'Aida un bel po' diversa da quella stratificatasi nelle orecchie: una Aida che può non piace­re e che difatti non è piaciuta a un piccolo gruppo di log­gionisti, le cui disapprovazio­ni sono state presto tacitate dal volume dei consensi e dall'atteggiamento del mae­stro stesso, uscito solo al pro­scenio come a sfidare i dis­senzienti con l'eloquenza di uno sguardo. Il suono è pa­stoso, il legato inimitabile, i fraseggi ricercati ed eleganti, i tempi commisurati al suo­no. Ma dove si coglie la diver­sità della sua Aida è nel gra­do di intensità drammatica e di intimismo, nell'eleganza sinfonica del passo, nella rifi­nitura dei fraseggi: persino la celeberrima perorazione di trombe nella marcia trion­fale si guarda dalla retorica attraverso la cesellatura di co­lori e dinamiche. Né si trova un accompagnamento che non sia congruo a tal dise­gno.

A dirla tutta è una Aida bellissima ma con due ma. Il primo è che non tutta l'opera giunge rifinita come si pote­va. Terzo e quart'atto sono meravigliosi; il primo e il se­condo sono sorprendenti ma non privi di sbavature: due o tre prove in più non avrebbe­ro guastato. Il secondo è che il cast non è adeguato all'am­bizione del disegno interpre­tativo. Salvo il nervosismo iniziale, Maria José Siri è una protagonista molto musicale e Juan Pons un Amonasro di classe, ma Walter Fraccaro è un Radames indisciplinato con problemi, neanche di fra­seggio, di solfeggio, e Anna Smirnova una Amneris con voce piccola e disomogenea. Impareggiabile, invece, co­me sempre, il coro istruito da Bruno Casoni.


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#7    23 Giugno 2009 - 13:28
 
Dopo l'Aida di ieri spero di non leggere più su questo sito di BarenBUM !

Aida SPLENDIDA musicalmente: veramente una delle più belle mai sentite come direzione (e ne ho sentite molte); ero molto prevenuta e devo dire che Barenboim mi ha stupita; ha avuto un grande e meritato successo personale; mille di questi Verdi !

Cantanti complessivamente onesti (con alti e bassi soprattutto in Amneris) ma nulla più: peccato perché con altri cantanti poteva essere veramente una grande serata.
Mi chiedo però che cosa succede in Scala con i cast perché è sempre più una costante (Don Carlo, Tristano, Alcina, Rake’s Progress, etc. etc.)

Regia sempre orripilante e di raro cattivo gusto (per fortuna ero laterale e vedevo poco e sentivo bene).

Buona giornata
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#8    24 Giugno 2009 - 13:54
 
aida splendida: walter fraccaro in forma smaliante come da anni non si sentiva, anna smirnova una amneris che farà parlare di sè, maria jose siri diventerà Aida di riferimento per ogni prossima produzione internazionale, juan pons eterno ragazzino, comprimari unici nel loro genere. Grazie Lissner, grazie grazie grazie per questo spettacolo unico con una regia di una finezza e di una leggerezza che quasi passava in secondo piano rispetto al canto. Uniche note stonate il coro e la direzione, ma non si può pretendere sempre tutto.
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#9    24 Giugno 2009 - 15:14
 
Sono sostanzialmente d'accordo, qui, con Costanza (non sugli appunti a Pollini, che credo sappia un po' più di tutti noi in materia di uso del pedale). Sentito anch'io Aida in posizione laterale guardando meno che possibile il disturbante supermarket zeffirelliano di saponette egiziane (e meno male che gli uccellacci alla fine non volano più).

I cantanti sono... quel che sono, ma faccio eccezione per la protagonista, voce piccola che però "passa" benissimo perché benissimo canta. Ed essendo intelligente è meravigliosamente assieme a Baremboim. Pons canta molto bene, certo non ha più la voce di una volta ma faccio notare che il predecessore era Rumorificio Guelfi, la cosa più spaventosa ascoltata alla Scala da anni. La amnesris è di scuola slava con tutti i boati del caso ma almeno rispetto alla inerte Komlosi prova a delineare un personaggio.


Ma, c'è Baremboim. E a meno di essere sordi, o prevenuti (ed è ora di finirla con i bu programmati a tutte le prime con supporto paraculturale: fanno ridere), non si può non riconoscere a questa direzione di essere ciò che è: una della massime mai "concepite" per quest'opera, degna - DEGNISSIMA! - di stare accanto a Karajan, o all'Abbado di Monaco, le due che mi sembrano di assoluto riferimento (ne ho una terza, è discografica, ma risponde ad un mio gusto e me la tengo per me, e per il critico Giudici che condivide). Baremboim, nonostante lo spettacolo privo di idee, nonostante la compagnia "normale (non scandalosa: solo normale), evoca un'Aida arcana, "antica" fin nell'invenzione del suono, che si definisce tale fin da preludio (una meraviglia!) perfettamente collegato al finale. Un'Aida come "rievocata" dopo che per i due amnti si è già "schiuso il ciel" (cosa non è quel finale con le voci che paiono "galleggiare" sul suono dell'orchestra). Un'Aida la cui "cifra" si schiude, con fantastica evidenza, nell'incredibile "espressione" scelta da Baremboim per la Marcia Trionfale (quasi struggente: mai sentita così) e per tutta la scena del trionfo giocata su effetti di stereofonia e "profondità" tanto più clamorosi in rapporto al desolante piattume della pacchiana scena zeffirelliana. E' miracoloso quel che Baremboim evoca musicalmente in tale contesto. La direzione delle danze è di un gusto, d'un estro tale da travalicare anche qui il pessimo gusto zeffirelliano che viene annullato dalla musica. L'inizio "in lontananza"della scena del tempio al primo atto è un capolavoro. Idem l'accompagnamento (ma non è il termine giusto) a "Ritorna vincitor" e al "Quest'assisa" di Amonasro è di un rilievo drammatico impressionante. E, culmine conclusivo, nella discussa (alla prima) scena del giudizio, Baremboim si impone come eccelso interprete "tirando" all'inverosimile tempi e suono (cosa sono le sciabolate dei violini in "Sacerdoti..." pronunciato da Amneris).
Non riconoscere tutto questo è sordità o malafede, la malfede programmata che vuol solo far male alla Scala ad ogni "prima".
m,viz
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#10    24 Giugno 2009 - 17:24
 
Viz non è sordità, nemmeno malafede programmata è che la prima in realtà è stata come spesso capita una "generale" il primo atto era talmente raffazzonato da rendere impossibile ogni giudizio ...se come dici tu ci fosse stato un sordo in sala forse per sbaglio un mezzo applauso sarebbe anche scappato :-D

-MC-
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#11    24 Giugno 2009 - 20:28
 
Lo so MC non è rivolto a te il mio accenno e credo a quanto tu racconti sulla "prima". Devo anche dire che visto il clima da rodeo in cui tutte le prime si svolgono (possibile, tutte? Eh dai, è difficile non pensare che ci sia chi ci viene per far protesta programmatica...) fanno anche bene gli artisti ad usarle come prove generali: tanto se devono cantare come se fossero "sotto processo"...

Registro però l'esito della seconda che, pur con qualche difficoltà el solo Fraccaro al terz'atto, è apparsa rifinita quasi a perfezione (nei limiti e nelle possibilità dei singoli interpreti).
Ovazioni ad ogni ritorno sul podio di Baremboim. Lieve brusio in seconda galleria dopo la scena del giudizio. Poi dopo l'impressionante finale scandìto da Baremboim, un lungo momento di silenzio seguito da un applauso trionfale con l'orchestra tutta in piedi. Successo caloroso ma senza "punte" per tutta la compagnia, sortita assieme. Due clamorose sortite da solo per Baremboim con interminabili e fragorose ovazioni. Il che significa, mi pare, che la gente "ci abbia sentito".
Al di là del gusto "slavo" del canto della Smirnova (peraltro, ribadisco, almeno più "personaggio" rispetto alla immota Komlosi della scorsa volta), la protagonista canta con voce piccola ma assai ben adoperata, Pons mi pare dignitosissimo ad onta dello scorrere del tempo, e, senza punte, tutto è andato sostanzialmente bene (a parte occasionali affaticamenti, ma non così gravi, di Fraccaro). E la "punta" è, e resta, la straordinaria "impostazione musicale" data da Baremboim all'opera. Per me, ribadisco, dal podio una delle più alte interpretazioni di Aida ch'io conosca, degna di stare accanto a quelle che ho citato.

Ciao
m.viz
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#12    24 Giugno 2009 - 21:14
 
Nessuno ha trovato strano che alle 00:27 cioè nemmeno mezzora dalla fine della recita e per giunta di sabato sera ci fosse già un agenzia che si premurava di mettere in luce il cattivo esito della serata? Una tempestività così mi lascia perplesso, qui sì vedo un po' di malafede...

-MC-
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#13    25 Giugno 2009 - 00:49
 
Leggo con grande piacere il commento positivo dell´amico Vizza su Barenboim,che recentemente ci ha colpito e commosso con la sua splendida interpretazione della Nona di Beethoven eseguita a Berlino davanti alla Porta di Brandeburgo,il 23 maggio,per celebrare i 60 anni della Repubblica Federale.
Sono altrettanto contento degli apprezzamenti per Maria José Siri,che proprio con Aida ha inaugurato,lo scorso ottobre,la stagione qui alla Staatsoper di Stoccarda.La cantante uruguaiana é una delle componenti dell´ensemble del teatro del nostro *paesotto*,come lo definiva qualche mese fa quel signore del commento n.8 (io per le fesserie ho la memoria lunga,sapete...).Per la cronaca,anche Jonas Kaufmann,che inaugurerá la stagione della Scala il prossimo 7 dicembre,é stato per tre anni membro stabile della nostra Staatsoper.La Siri comunque,come giustamente notato da Marco,é un´ottima cantante,anche se forse voce un po´lirica per Aida.Posso immaginare che,in una sala piú grande della nostra,la cosa si notasse di piú,ma questo nulla toglie al valore dell´artista.
Saluti
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#14    25 Giugno 2009 - 15:42
 
è tornato il paesano!
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#15    25 Giugno 2009 - 20:03
 
...comunque scherzi a parte sulla Siri ti do ragione.
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#16    25 Giugno 2009 - 22:06
 
Grazie carissimo,vedi che su certe cose siamo d´accordo...
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#17    29 Giugno 2009 - 12:08
 
ma non vi è alcun loggionista che ha sentito il re naturale acuto di stuard neiil alla fine del 3° atto di sabato sera?
io nn c'ero e mi piacerebbe leggere qlk commento

ciao a tutti
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#18    29 Giugno 2009 - 13:57
 
Eh Checco, figurati, non c'ero se no avrei segnalato... ma... cosa ti aspetti? I "voi, voi, voi", che manco a morire parlano d'una loro esperienza d'ascolto, sono dèditi solo alla segnalazione di negatività. Vivono per quello. Se succede una cosa bella sono spiazzati, non sanno cosa dire... vivono solo per rovesciare carriolate di rifiuti. Che Neill sia un ragguardevole cantante ce n'eravamo abbondantemente accorti nel Don Carlo magnificamente diretto da Gatti e preso a carriolate di rifiuti dai "voi, voi, voi"... che vivono solo per distruggere.

m.viz
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#19    09 Luglio 2009 - 02:21
 
Ciao a tutti, ho visto l'Aida. Ma non ho voglia ora di parlare dell'Aida secondo Barenboim, di Licitra, dell'Urmana ecc.ecc. Ci sarebbero molte considerazioni da fare ed ora è molto tardi.
La serata è stata molto istruttiva, perchè ho conosciuto personalmente un MUGGITORE. Sì!! Vero! Uno di quelli che fa "Buh buh buh buh" ad ogni prima, solo che questa volta era ad un Ultima. Prime ed Ultime si elidono, quindi una vale l'altra per i Muggitori.
E qui ce n'era uno, bello tronfio, dal faccione un po' spento, vagamente assomigliante a quello di Hitchcock che in platea, una fila davanti alla mia, beatamente muggiva...

Ma andiamo con ordine. A fine opera, cala il sipario, escono tutti. Grida di "brava", di "bravo" (a Licitra, misto ad alcuni buuh), ovazioni a Urmana e per finire ovazioni a Barenboim. Io grido "bravo" e sento di fianco a me un muggito.
Non un "buuh", ma un vero e proprio muggito, una sorta di "mmmmmmhooouuuuoooo" ripetuto. Tanto che penso si tratti di uno straniero che non sa articolare la parola "bravo" e gli esce quella sorta di borborigmo: "mmmmmmmhooouoooooo....."

Mi volto quindi verso di lui, l'Hitchcock Bovino, e gli dico "Ma sta muggendo?" e intanto continuo a gridare "bravo".
Il tipo si gira verso di me chiedendomi, con atteggiamento inequivocabile da melo......:"quante Aide ha sentito?"
Rispondo: "Parecchie"
E lui: "Sempre meno di me. Io le ascolto dal 1949". Orpo, giuro, non mi sembrava così vecchio Hitchcock, ma forse computava anche quella dove l'avevano portato i nonni a cinque anni.
Al che imbocca il sentiero verso l'uscita della sala, mentre di rimando gli dico: "Poverino, sono sessant'anni che non si diverte più allora. Mi dispiace, deve essere ben triste per lei". Lui si ferma, torna e mi fa: "E' che IO SO GIUDICARE UN DIRETTORE, LEI NO"
Gli scoppio a ridere in faccia e indicandogli il teatro plaudente: "Sono in buona compagnia, con me ci sono 1.500 persone, lei è da solo".

Il muggente però esce e se ne va.

Se incontrerete Hitchcock in teatro stategli lontani. Sappiate che muggirà. Perchè lui sa GIUDICARE un direttore d'orchestra, mentre voi no.

E' dal 1949 che lo fa.
Abbiatene riguardo...........
Ciao ciao

-MV
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#20    09 Luglio 2009 - 13:07
 
Caro MaxVono, io ho 17 anni e questa è la prima Aida che vedo nonostante ne abbia sentite diverse edizioni in cd, da Toscanini a Muti.
Di certo non ho una grande esperienza, ma non sono propro riuscito ad apprezzare questo cast di serie B (cast ovviamente scelto da Barenboim...), che alla prima ha presentato cantanti incapaci, fuori tempo e che riuscivano a fatica a seguire le note così come ieri all'ultima rappresentazione, dove tutto sommato l'opera sembrava discreta, ma non emozionante e sublime come dovrebbe essere, non mi è andato giù questo Radames che nel passare dalle note centrali a quelle più alte o più basse aveva degli sbalzi terrificanti (quando invocava "Aida" nella tomba sembrava un ubriacone).
Dunque ti vorrei chiedere, dato che sei di certo più esperto e più acuto di me, che pur non essendolo appoggio i "muggitori", cosa ci hai trovato di "istruttivo" in questa Aida e come mai hai gridato "bravi" ai cantanti, che è il più alto omaggio per un cantante lirico.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente StefanoCastoldi

#21    09 Luglio 2009 - 15:16
 
Caro Stefano, dato che il tuo intervento è garbatamente polemico e non muggente, entro nel dettaglio di questa Aida, e mi scuso se sarò prolisso.
Innanzitutto sgombro il campo da un equivoco: non ho gridato "bravi" ai cantanti. A nessuno, solo a Barenboim. Seconda cosa: non è detto che il cast sia scelto dal direttore, anche se, certamente, non avendolo protestato, in qualche modo Barenboim lo ha accettato (ma Barenboim accetta anche Storey come Tristano, quindi, diciamo, è in materia di scelte vocali di bocca assai buona).
Prima di entrare nel merito di quest'Aida, però, voglio chiarire cosa per mio conto è l'Opera: un organismo musicale, vocale e orchestrale che si coagula nell'interpretazione del direttore d'orchestra. In partitura le voci stanno su dei righi musicali stampati allo stesso modo dei flauti, degli archi e delle percussioni. Sono strumenti vocali. Importantissimi, fondamentali anche, ma appunto strumenti. Essi *servono*, ognuno per la loro parte, ma sul *come* essi debbano servire è il direttore che lo stabilisce e che lo deve stabilire in accordo con la propria visione interpretativa dell'opera. Rifiuto a priori, quindi, ogni supposto primato della vocalità rispetto all'orchestra e alla direzione. Grandi cantanti senza un grande direttore non fanno una grande interpretazione, viceversa un grande direttore *anche* senza grandi cantanti, o con cantanti critici, può dare una grande interpretazione di un'opera. Alle volte una massima riuscita artistica può risultare dalla valorizzazione di una debolezza intrinseca che viene utilizzata in virtù della sua fragilità. Esiste in commercio una registrazione "live" di Sergiu Celibidache della Valse di Ravel con i complessi della Rai di Milano degli anni '60 da cui promana un fascino unico di mondo sfatto fatto di lacerti timbrici, di atassia sonora, di sfinimento agonico ottenuto dal maestro rumeno grazie alla debolezza sonora, alla fragilità della sezione degli ottoni, al ridottissimo corpo degli archi della compagine milanese. Con un battisolfa quella Valse sarebbe stata un orrore, con Celibidache è sommo esito artistico.
Una volta riconosciuto il primato del direttore rispetto al cantante, accetto che il direttore scelga cantanti *funzionali* alla propria interpretazioni anche se, oggettivamente, deboli. Accetto anche che li scelga anche solo per ragioni timbriche, allo stesso modo di uno strumento, se questo è funzionale all'impresa. Il caso di Storey in Tristano è in questo senso emblematico. Egli *è* timbricamente Tristano, sofferto, lacerato, in qualche modo ferito mortalmente già da sempre, da quando ha visto Isolde la prima volta. Tecnicamente Storey può quindi essere Tristano, perchè Barenboim sfrutta la sua debolezza vocale per creare un personaggio debole.
Questo solo per dire che non è importante che un cantante abbia una bella voce, che canti tutto bene ecc., ma che il suo timbro, il suo personaggio, siano coerenti con l'impostazione del direttore d'orchestra.
Ora passo ad Aida.
Nell'opera di Verdi, del tardo Verdi soprattutto, abbiamo due principali linee interpretative. Una, per semplificare, definiamola "italiana", fondata su essenzialità nell'approccio, compattezza del suono orchestrale, asciuttezza, poco interesse nella ricerca timbrica a tutto vantaggio del passo teatrale. Una linea italiana che a modello prese Toscanini e che si perpetuò con i vari emuli Votto, Serafin e altri che, prosaicamente, Celletti chiamava "battisolfa" (Gardelli, De Fabritiis, Questa ecc.) e una linea "europea" o "mitteleuropea" molto più attenta alla timbrica, alla suggestione sonora, alle sonorità corpose, al fraseggio ampio, dal passo meno asciutto e svelto, ma più ampio e importante. Questa linea, che oggi è di Barenboim, deriva da Karajan che dell'interpretazione verdiana è stato il più grande innovatore e che ha ispirato anche i tanti italiani che, grazie a lui, hanno focalizzato l'attenzione, oltre che sul dramma, anche sulle mille risorse timbriche, e quindi psicologiche, nascoste nelle partiture. L'Aida di Muti, per certi versi, non esisterebbe senza quella di Karajan (ma anche Karajan, per certi versi, è debitore di un altro grande mitteleuropeo dell'interpretazione verdiana, De Sabata).
Detto questo non si può non ammirare Barenboim per aver concepito un'Aida arcana, antica, ieratica e monumentale nei passi sacerdotali e trionfali, intima, ma sempre corposa, in quelli più raccolti. Certe chiuse d'atto, imperversanti e dalle sonorità piene e telluriche (mai morchiose come il passato Chailly) e, finalmente, con i piatti in unisono con la grancassa, come prescritto, senza paura, liberati in schianti dove l'importanza sonora diventa anche bello sonoro, erano veramente dai tempi delle registrazioni di Karajan che non li sentivo. E le danze! Finalmente danze che ci ricordano che siamo in Africa e lo strumentale consente libertà e ricerca dell'effetto. E suono, tanto ricco suono per un trionfo dove l'opulenza non è un peccato mortale.
Mi piace la scabra, tesissima, violenta Aida di Abbado di Monaco '72, ma anche questa di Barenboim di tutt'altro tenore. La partitura di Verdi consente sia l'una che l'altra, poi i nostri gusti personali scelgono.

Ma il gusto personale serve solo a decidere la nostra preferenza, non l'esito artistico che, quando è raggiunto, come in entrambi i casi, deve essere sempre applaudito.
Poi dobbiamo dire che Licitra è vocalmente scassato? Sì, lo è. Peccato perchè avrebbe il timbro perfetto per Radamès, che è un amoroso. Lo strumento non gli regge le intenzioni, che sono pregevoli, come il tentativo di smorzare, come dovuto l'acuto sul "sol" della romanza d'esordio, ma la voce passa sempre. Di Stefano ha fatto mezza carriera scassato anche peggio di Licitra oggi, ma i Muggitori se lo sono dimenticato. La D'Intino è, vocalmente, non meglio di Licitra e la Urmana è, nei ruoli di soprano, arida timbricamente. Ma il tutto, sotto il governo di Barenboim, funziona anche se, convengo, si può trovare in giro di meglio, in materia di cast.
Basta voler osare un po', e scarpinare di più in giro per il mondo.
Vero, Lissner?
Saluti

-MV
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#22    10 Luglio 2009 - 10:27
 
Caro Max, quello che dici sulla funzione del direttore d'orchestra è giusto. E' lui che dà una visione d'insieme dell'opera; questa è una conquista irrinunciabile del Novecento e probabilmente anche degli spiriti illuminati dell'Ottocento. E' certamente probabile che direttori come Mendelssohn e Wagner (che non a caso erano anche sommi musicisti) intendessero la propria funzione entro questi paramentri. Anche se non mi sentirei di eguagliare, come mi sembra tu faccia, il ruolo di un cantante a quello di uno strumentista. E' proprio una questione artigianale e non soltanto di visione interpretativa; non esiste grande direttore d'opera se questi non riesce a costruire un discorso unitario insieme con i suo cantanti. Il che significa non soltanto inserire i cantanti nella propria visione; ma anche piegare quest'ultima al materiale vocale che si ha a disposizione. Si tratta quindi anche di una questione di mestiere e di esperienza. Per esempio Karajan, di gran lunga il più grande direttore d'opera che io abbia mai sentito (potrei anche aggiungere l'unico vero grande direttore d'opera che io abbia mai sentito), quando nel 1963 eseguì il Trovatore a Salisburgo, avendo a disposizione un protagonista della forza di Corelli, indirizzò la propria interpretazione verso una visione epica dell'opera, visione che già allora era lontana dalla sua prospettiva predominante. In qualche modo, è proprio la modestia e il senso del limite che appartiene alle persone veramente grandi, anche se qualcuno potrà sorprendersi del fatto che si parli di modestia a proposito di Karajan. Ma le cose stanno proprio così; nei confronti del proprio mestiere Karajan era umile e modesto, tormentato e incontentabile, critico e visionario. Un parere diverso lo lascio a chi, pur facendo le viste di disprezzarla, è interessato unicamente al brillio della pubblicità. Ed è questo che mi colpì, questa volta in maniera negativa, nella Nona di Mahler diretta da Gatti a Firenze. Nell'ultima parte della sinfonia, presa a un tempo lentissimo, l'orchestra era palesemente stonata, perché quel tempo non era capace di sostenerlo;questo avrebbe dovuto portare consiglio al direttore e indirizzarlo verso un tempo più rapido. Ma Gatti è rimasto fermo sulle sue posizioni; ciò gli conferisce una certa astrattezza che lo danneggia proprio dal punto di vista artigianale. Questo io lo trovo un grande limite. Finisco con una annotazione sul tuo incontro in platea alla recita dell'Aida. Proprio tu che mi hai detto che il 90 per cento degli spettatori non è in grado di giudicare, perché non è in grado di fare confronti, proprio tu ti appelli agli applausi dei più? E' comodo appellarsi ai molti quando si è d'accordo con loro e respingerli quando il nostro giudizio dissente. E' come la questione dei fischi. Non si può respingerli, quando non ci piacciono, come l'espressione di un dissenso preordinato o addirittura psicopatico, e considerarli invece come la giusta espressione di un diritto del pubblico quando li condividiamo. O sono sempre leciti o non lo sono mai. Altrimenti scadiamo nel solito esercizio di scandagliare le intenzioni nascoste e i secondi fini. Ma questa è soltanto paranoia; e di paranoia e non di altro sta lentamente morendo questo blog.
Marco Ninci
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#23    10 Luglio 2009 - 11:51
 
Perfettamente d'accordo su Karajan.
Quanto al muggitore era un botta e risposta e mi sono preso "licenza poetica" dal mio stesso pensiero.
Anche perchè era un solo dissenziente muggente, con ogni probabilità preconcetto e di mestiere.
Viceversa capisco, ma non condivido, i più numerosi dissensi toccati a Licitra. Capisco che, da un certo punto di vista tifoso-vocal-loggionistico la voce di Licitra presti il fianco a contestazioni. Anche se si tratta di tifosi vocali, vociomani, insomma.
Ciao

-MV

p.s. Perfettamente d'accordo su Karajan, dicevo. Ma dopo aver ascoltato Humburg i direttori sono, per mio conto, ora due...

-MV
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#24    10 Luglio 2009 - 14:36
 
Caro Max,
Licitra i fischi se li é presi pure a Vienna l´anno scorso,nella Forza del Destino a cui ho assistito,e giustamente,per una prestazione che semplicemente non si poteva definire come professionale.Dopo averlo poi riascoltato per radio nell´Aida di Monaco,mi sono convinto che,se lui canta Radames alla Scala,il prossimo potrebbe essere Bocelli o addirittura Al Bano...
Ciao
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#25    10 Luglio 2009 - 20:56
 
...se è per questo dal prossimo ottobre a new york daniele gatti riprenderà la solita Aida della Sonia Frysell con Urmana, Zajick, Guelfi e Licitra (che però si alternerà con Botha e R.Margison, che ha cantato in Scala nell'opera di Maazel 1984 ma che non conosco).
Sicuramente la direzione di Gatti sarà meno approsimativa di quella di Barenboim, che, tra le altre cose, nella recita del 6 luglio non leggendo la partitura -ok, va bene finchè ci azzecchi- ma fidandosi della sua memoria, nel 3° o 4° atto, non ricordo, ha dato un attacco in anciticipo che metà orchestra ha seguito ossequiamente!
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#26    13 Luglio 2009 - 18:57
 
Visto questa "Aida". Il coro visibilemnte diminuito, forse per esigenze di tournee. L'orchestra sembrava avesse bisogno ancora di qualche prova. Cantanti alla "nuova maniera" scaligera. Siamo come un qualsiasi teatro europeo. Non c'e' piu' uno "stampo Scala". Peccato... Verdi ha faticato tanto cercare di fare un capolavoro (...risucito). Faticare cosi' poco per eseguirla.
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