sabato, 07 novembre 2009
Pappano


Wang
7 Novembre 2009, ore 20.00
TEATRO ALLA SCALA, MILANO


Direttore: Antonio Pappano

Yuja Wang, pianoforte

Musiche: Glinka, Prokof’ev, Rachmaninov

Programma:

Michail Glinka, Ruslan e Ljudmila, Ouverture

Sergej Prokof’ev, Concerto per pianoforte e orchestra n.3

Sergej Rachmaninov, Sinfonia n.2



Concerto di inaugurazione della Stagione 2009/2010
Il concerto sarà replicato per la stagione sinfonica della Scala con un programma lievemente diverso:
Programma
Michail Glinka
Ruslan e Ljudmila
ouverture
Dmitrij Šostakovič
Concerto n. 1 in mi bem. magg. op. 107
per violoncello e orchestra
Han-Na Chang, violoncello
Sergej Rachmaninov
Sinfonia n. 2 in mi min. op. 27
postato da: Attilia alle ore 18:41 | Permalink | commenti (102)
Commenti
#1    08 Novembre 2009 - 15:16
 
Bellissimo concerto di apertura della stagione della Filarmonica: pieno di colore, passione, espressività, Pappano è proprio bravo e l'orchstra gli risponde bene. Ma perché la scelta della 2a di Rachmaninov che secondo me merita la palma di più brutta sinfonia del periodo tardo-romantico (da cui, stante la data di composizione, avrebbe dovuto essere uscita!)??? Mistero! E' una sinfonia che si diverte a tarpare le ali sul nascere alle idee buone, che dove ha una bella melodia cantabile sembra però più musica da film e che in molti tratti dà l'impressione che il compositore si sia dimenticato di scrivere la parte del pianoforte!
La cinesina si conferma invece come un autentico talento, altro che Lang Lang al femminile!  Non è ancora quell'animale da pianoforte della Martha, ma è una pianista che da l'idea di essere tutt'uno con il suo cavallo-strumento (lascio la penna al Vizza su questo, lui che si intende di cavalli di razza e di fantini) e quindi è trascinante, al di là della sua tecnica mostruosa e della velocità con cui muove le dita (sarebbe da segnalare a qualche fisiologo, mi sembra davvero oltre le capacità umane!) .  Ciao, ora vado a Parma a sentire il "divino" al Regio.  Attilia
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#2    08 Novembre 2009 - 17:01
 
Concordo, e senza dimenticare la stupenda esecuzione di Ruslan e Ljudmila, appassionata senza essere volgare, meravigliosa!

Pare che proprio la volesse fare, 'sta 2a di Rachmaninov... 
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#3    08 Novembre 2009 - 21:33
 
E' vero, la Seconda di Rachmaninov bella non è. Ma, paradossalmente, proprio una composizione così "ingrata" finisce per esaltare lo straordinario talento del maestro anglo-italo-americano. Eccedendo un po', si potrebbe dire che Pappano riesca a cavar sangue da una... rapa musicale. Esistono "cose" amabilissime di Rachmaninov, questa non è obiettivamente tale. Be', Pappano se ne fa apostolo con una capacità di narrare e di dipingere - cioé: fraseggi e colori - da fuoriclasse. Alla fine, vien da dire che è più facile raggiungere un simile risultato dirigendo il Titano di Mahler (del quale Pappano ha dato una memorabile versione con l'orchestra di Santa Cecilia) che questa ingarbugliata, involuta, ostica Seconda di Rachmaninov. E  allora, magari non lo ringraziamo per la scelta, ma per l'esecuzione ed interpretazione sì, eccome!
La Wang, in Prokofiev 3, già eseguito a Lucerna con Claudio Abbado, dimostra dita prodigiose unite a musicalità: pienamente d'accordo, è d'un altro pianeta rispetto a Lang Lang. Devo dire che la pianista "viene fuori", in personalità e suono, meglio qui di quanto accadde con Abbado.  Il quale, del Terzo di Prokofiev, è da decenni l'interprete di assoluto riferimento (vedansi le versioni-con-Argerich). Pappano ne dà una visione se vogliamo più "personale", tutta basata su rubato, accensioni improvvise alternate a zone d'estasi, e colori, colori a profusione. E' un clima interpretativo nel quale la Wang si ritrova assai bene: la tecnica quasi trascendentale le consente di seguire gli estri del direttore. Ho trovato solo un po' "slentato" da Pappano il movimento centrale, pur ricco di suggestioni: ha chiesto, fra l'altro, ai corni, una ripetuta, estrema smorzatura di suono, riuscita... una volta e mezza su tre tentativi, una richiesta francamente estrema. Magnifico, per il resto, il direttore.
Dovrei poi dire che culmine della serata è... l'inizio: l'ouverture di Glinka, forse mai ascoltata (da me, certo no) così vibrante, accesa di colori, perfettamente colta nella sua idiomaticità. Pappano, pur qui virtuosissimo, non "fa" l'americano: è di un gusto assoluto, ed è travolgente. Del resto, le trasferte romane effettuate per ascoltarlo parlavano chiarissimo. Già sappiamo dei suoi futuri ritorni sul podio della Scala, per opere e concerti: non ci resta che attendere e pregustare...

m.viz
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#4    09 Novembre 2009 - 09:55
 
Sob, il "divino" Claudio al Regio di Parma non ha diretto. E' stato colto da malore (calo di pressione) in albergo prima del concerto e ha lasciato il podio (non si può più dire la bacchetta, visto che dirige senza) al giovane Diego Matheuz, già ascoltato dal pubblico milanese, proprio in sostituzione di Antonio Pappano, in un concerto del festival Mito al conservatorio.
Ad ogni modo Abbado si è ripreso e sta partendo ora per la Sardegna, dove il concerto in programma ieri a Parma (e l'altroieri a Bologna) sarà eseguito mercoledì 11 al Lirico di Cagliari.  Auguri Claudio (mentre qui a Milano infuria la "battaglia" sugli alberi!)
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#5    09 Novembre 2009 - 11:44
 
Non ho molto da aggiungere a quanto già scritto a proposito del concerto. Concordo sul fatto che Yuja Wang, talento eccezionale anche per la sensibilità espressiva e timbrica che esibisce e non solo per la meccanica delle sue dita pur prodigiose, ha dato q
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#6    09 Novembre 2009 - 12:02
 
...segue
ha dato qualcosa in più alla Scala rispetto a Lucerna. Teniamo presente però che Lucerna era il suo primo grande debutto sulla scena del concertismo mondiale e che "repetita juvant". Che a 22 anni si vedano i progressi da un'esecuzione all'altra mi sembra assolutamente naturale.
Pappano è un autentico trascinatore e lo si è sentito e visto in tuttoi il concerto. Bellissima l'ouverture di Ruslan e Ludmila, in cui è chiarissimo il rapporto creato da Glinka tra il classicismo e il romanticismo occidentale ed italiano in particolare e la musica nazionale russa.
Quanto alla sinfonia di Rachmaninov, che in bruttezza compete con la Terza (la prima fu un fiasco gigantesco), trovo che Pappano ha cucinato benissimo gli avanzi e i cascami del più vieto romanticume, ma non per questo mi sento di ringraziarlo. Lo avrei ringraziato più calorosamente se ci avesse fatto ascoltare una sinfonia di Sostakovic e se avesse dimostrato meno pigrizia impaginando due progammi diversi, non solo per il concerto solistico, per i differenti cartelloni della Filarmonica e del Teatro alla Scala.
Volete sapere l'ultima impresa di una maschera (anzi, due) notata in seconda galleria qualche sera fa? Due signori arrivano per tempo e vengono accomnpagnati ai loro posti da una maschera, che li fa accomodare. Appena prima dell'inizio dello spettacolo arrivano altre due persone che ritengono di aver diritto ai posti occupati dai primi due. Controllo dei biglietti e risultato: né la maschera che aveva strappato i biglietti, né quella che aveva accompagnato la prima coppia si erano accorte che i due spettatori avevano sbagliato galleria, per cui la terza li ha fatti sloggiare e li ha spediti in prima galleria, dove sono sicuramente arrivati a musica iniziata e non ho idea di come si possano essere sistemati.
Io non ce l'ho tanto con la sbadataggine dei ragazzini con medaglione, ma con quelli che li mandano allo sbaraglio senza nessuna vera preparazione pratica, psicologica e culturale.
Ho già spedito un intero florilegio di storielle come q
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#7    09 Novembre 2009 - 12:08
 
la mia "q" evidentemente viene letta come "invio" dal blog...
Concludo rapidamente.
Ho già elencato una serie di storielle come quella di cui sopra in una e-mail alla Direzione del Teatro. Mi hanno risposto che provvederanno... A cosa non lo so ancora. Mi pare che il primo intervento andrebbe fatto sul cranio dei responsabili di sala, eccezion fatta per Samantha, che è persona intelligente, garbata e premurosa verso il pubblico in difficoltà. Gli altri sono solo capaci di dare la colpa a qualcun altro, come l'ispettore che sostiene che a chiacchierare in guardaroba durante gli spettacoli sono i pompieri e non le maschere!
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#8    09 Novembre 2009 - 14:24
 
Stavamo dicendo proprio l'altro giorno che avevamo notato un netto miglioramento...


E.
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#9    09 Novembre 2009 - 15:06
 

Per Baccalini....
Caro Gabriele, tu dici
"avesse dimostrato meno pigrizia impaginando DUE programmi".  Ne fa uno, e... un pezzo di ricambio. E' pigrizia sua... o c'è Carmen, e tutto il resto? La storia dice che la risposta non dovrebbe esser così difficile... è già molto che non ci sia stata ammanita la novantesima versione, con il novantesimo direttore, del Titano o della Trauersimph. di Havdn, o dell'Italiana. Perché la storia insegna che, normalmente, da queste parti, va così. Non mi pare che a Santa Cecilia Pappano dimostri pigrizia nei programmi!!! E dai, convienine!
Che poi , lui abbia espressamente voluto Rachmaninov, di questo sono convintissimo. Basta vedere con quale fede e abilità mescola quella minestra. Minestra è e resta. ma mescolata con un talento incredibile. Ripeto, è molto più facile "trionfare" dirigendo il Titano, che affrontare in questo modo questa "cosa".
m.viz

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#10    09 Novembre 2009 - 15:07
 
"Havdn" anziché "Haydn". Boh, chissà perché. A me non sembra d'aver battuto una "v".

m.viz
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#11    09 Novembre 2009 - 15:10
 
E' talmente pigro che, contestualmente al concerto, ti annuncia che , alla Scala, farà "Les Troyens". Chiamalo pigro!

m.viz
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#12    09 Novembre 2009 - 15:29
 
Marco, forse hai ragione che il pigro non è Pappano o non è solo Pappano.
Però sta di fatto che uno dei 5 (diconsi cinque) concerti della Stagione Sinfonica del Gran Teatro della Scala è quasi la fotocopia di uno dei 10 concerti in serata unica della Filarmonica. Non chiamiamola pigrizia, chiamiamola sciatteria, ma fargli i complimenti, proprio no.
Se poi alla Scala gli scappa di organizzare un Concerto Straordinario con un programma per la Scala assolutamente inedito, come la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi (cosa che alla Filarmonica è tassativamente vietato fare di sua iniziativa per Convenzione, essendo il Requiem verdiano "patrimonio storico-artistico del Teatro") i posti meno cari in galleria te li piazzano a 60 euro! Gli stessi posti per il leggendario concerto Pollini-Boulez costavano 13,20 euro. Non so se il Requiem della prossima settimana passerà alla leggenda, passerà sicuramente alla storia per i suoi prezzi assurdi.
Ma andiamo, qualcuno che dorme all'umido o che ci marcia in Via Filodraqmmatici c'è di sicuro.
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#13    09 Novembre 2009 - 16:31
 
Eh, Internet conferma: 225 posti da vendere la prima serata di quel Requiem, circa 115 la seconda. Ed è il Requiem di Verdi, un titolo che "tira" da solo! Sarà anche bellissimo, ma mi pare sano che la gente eviti. Quando è troppo è troppo. Solo, non riesco a dare un perché: è... troppo uno scivolone! 
m.viz
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#14    09 Novembre 2009 - 16:44
 
 Ascolterò domani. 
Ma la Seconda di Rachmaninov è sì una sinfonia ingrata, con tanti ingredienti e il tipico cupo, arrovellato e neurodepresso melodismo rachmaninoviano quando si crogiola in tristerrime riflessioni, soprattutto nel primo tempo. E' però a mio parere il ritratto migliore del compositore russo, con i suoi migliori pregi ed anche i suoi più grandi difetti. Mi fa un grande piacere che Pappano la porti alla Scala, invece del miliardesimo titano. Direi anzi che gli si potrebbe proporre il dittico "Francesca da Rimini" e "Cavaliere Avaro" per una prossima puntata operistica, naturalmente affiancandogli in stagione un'altra misconosciuta Francesca, quella di Zandonai, ca va sans dire.

Il Rachmaninov della Seconda è molto amato da fior di direttori d'oggigiorno: Rattle e Temirkanov soprattutto. Ma il suo profeta in occidente e in America fu Mitropoulos che la propose diverse volte nei suoi programmi newyorkesi e di cui esiste la testimonianza sonora.
Ciao ciao

-MV

p.s. non ritengo assolutamente Pappano responsabile dei programmi "pigri": qua da noi non c'è mica Santa Cecilia...

-MV
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#15    09 Novembre 2009 - 18:47
 
Rimpiango veramente il periodo in cui molte persone intervenivano, ognuna con i suoi pregi e i suoi difetti, anonima o con un nome, magari falso. Adesso noi che interveniamo sembriamo riuniti ad un tavolo di una pizzeria, un tavolo nemmeno tanto grande. E mi sembra che di ognuno  si sappia in anticipo ciò che dirà, come se a ciascuno toccasse un pezzetto di terra ed uno solo, secondo una ripartizione decisa in anticipo da chissà chi...
Marco Ninci
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#16    09 Novembre 2009 - 22:10
 
00 00 00 00 
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#17    10 Novembre 2009 - 11:09
 
Marco, vorrà dire che bandirò un concorso con ricchi premi per la recensione più bella (votata dai lettori) per la prossima stagione, ma sicuramente non torno indietro sul libero accesso, perché il blog, più che diventare più vario, diventa una vera e propria discarica!  Meglio pochi, ma corretti! Attilia
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#18    10 Novembre 2009 - 12:19
 
Attilia, il problema è che le persone vogliono sfogarsi per qualcosa, vogliono far vedere che ci sono, tutti i mezzi sono buoni. Ora il blog mi sembra un po' morto. Ma è possibile che fra la morte e la discarica non ci sia nulla? Io non so se tu scherzi o no con l'idea della recensione più bella. Ma, nel caso in cui non scherzassi, per carità, non ne fare nulla. Non introdurre competizione e non dare pretesti al narcisismo. A questo mondo c'è anche troppo e dell'una e dell'altro.
Marco Ninci
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#19    10 Novembre 2009 - 17:26
 
cari amici, responsabili e complici,
lo che dovrei stare al mio posto, e semmai guardare/pardon leggere come un ospite che ha già dove esprimersi seppure in modo sempre più telegrafico altrove, ma Marco ha ragione.
non sono un regolare frequentatore di blog - a parte questo, perchè mi ci sono affezionato, mi diverte e si imparano un sacco di cose - ma mi pare di aver capito che un blog deve essere vivo, e per esserlo deve anche essere aperto...non ci sono vie di mezzo, come dimostra l'esperienza vostra degli ultimi mesi.
del resto tutto il web è una potenziale gigantesca discarica - e non solo potenziale, spesso...
quindi se si vuole mantenerlo a livello esclusivo, tanto vale farlo diventare una colta newletters o una rivista online dove le appassiona(n)ti disquisizioni o le polemiche vengono commissionate, redazionate e ordinatamente messe
(il che potrebbe essere un'idea non peregrina, leggendo alcuni interventi..) ma l'idea dello "spazio apertoa tutti, indipendente e critico" anche in quel caso andrebbe in parte elusa...
pensateci...
cari saluti
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#20    10 Novembre 2009 - 17:54
 

Permettete un'intrusione.
Premesso che sono indifferente circa l'una o l'altra forma di intervento e che comunque sull'argomento,ferocemente dibattuto, ho avuto modo più volte di esprimere le mie considerazioni che non intendo ripetere,tanto per chiarirci meglio le idee vorrei ricordare:
a-

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#21    10 Novembre 2009 - 17:56
 
CONTINUA....

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#22    10 Novembre 2009 - 17:57
 
NON PASSA,CONTINUERO' A MIGLIOR TEMPO,FORSE.
SALUTISSIMI.
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#23    11 Novembre 2009 - 03:42
 
 Ciao a tutti. Ebbene sì, come già Marcoviz ha detto Pappano è stato straordinario, e per raccontarlo comincio dal mezzo. Ossia dal Concerto n.1 per violoncello e orchestra di Shostakovich. 
Esistono tre tipi di direttori d'orchestra nei concerti con solista: i direttori che impongono la loro idea interpretativa ai solisti che diventano, quindi, la propagine solista della propria idea interpretativa (ad esempio l'ultimo Karajan quando dirigeva la Mutter o Kissin, Bernstein quando dirigeva Zimerman). Questo genere di direttori quando incontra una personalità solista "forte" tende a non scendere a compromessi ed ingaggia, nell'agone concertistico, una vera e propria guerra (ad esempio lo stranoto Primo di Brahms con Glenn Gould e Bernstein).
Un secondo tipo di direttori e, viceversa, rispettosissimo del solista, lo accompagna, ne sposa l'idea interpretativa adeguando la propria e servendolo nel migliore dei modi possibile. Abbado con Pogorelich o Berman, ad esempio, Chung, Ozawa con Zimerman ne sono solo degli esempi.
Il terzo tipo di direttori è quello, invece, che dialoga, concerta insieme al solista, suggerisce ottenendo risposte, rendendo all'ascoltatore l'idea di uno studio condotto veramente assieme dove i dialoghi non sono mai conflitti, ma sono sempre la manifestazione di un'idea formale complessiva e univoca, coerente dal principio alla fine. Antonio Pappano si iscrive a questo terzo tipo.
Il concerto di Shostakovich, conosciuto per essere non altro che un bel pezzo composto per omaggiare Rostropovich, è stato da Ha-Nah Chang e Pappano trasformato in una "summa" dell'arte del compositore russo, dove lo straniato sberleffo graffiante delle marcette dei legni si inabissava nelle più cupe e nichiliste riflessioni dello strumento solista, con un corpo sonoro, una sottigliezza di fraseggio e un'ampiezza dinamica da potersi confrontare direttamente con l'arte del dedicatario in persona. Peraltro Pappano ha saputo anche trasfigurare la Filarmonica, in vero stato di grazia, con il primo corno in grado di eseguire smorzati e pianissimi con esattissima intonazione. Ma la capacità di Pappano è quella di aderire spontaneamente al linguaggio del compositore senza, parrebbe, mediazione culturale alcuna. Mi viene da pensare ad un approccio istintivo risolto con il calore di una musicalità innata, che nella sua semplicità diventa il massimo della comunicatività. 
Anche in Rachmaninov l'adesione al linguaggio era totale. Il suono luminoso dell'orchestra di Pappano, i colori accesi degli interventi dei legni, le volute melodiche supportate dai necessari rubati e, a volte, portamenti rendevano piena giustizia a questa grande pagina sinfonica di epoca tardoromantica, ma non tardoromantica, ingiustamente disprezzata da molti (anche qui). L'arte di Rachmaninov è un amalgama di romanticismo di matrice russa (Ciaikovski) unita al simbolismo e all'impressionismo. Tutte le sue composizioni, compresa la Seconda Sinfonia, contengono citazioni espresse del Dies Irae e l'evocazione delle sonorità delle campane che, nell'arte di Rachmaninov, sono strettamente collegate all'idea dell'ignoto, del non conosciuto, della morte. Il motto con cui si chiude la Terza Sinfonia è il Dies Irae, il motto con cui si apre la Prima Sinfonia è il Dies Irae, le Variazioni Paganini sono una trasformazione del tema del XXIV capriccio nel Dies Irae, l'Isola dei Morti contiene il Dies Irae, le Danze Sinfoniche ruotano intorno al Dies Irae. Sarà anche una musica melodica, ma il fiume sotterraneo che la governa non è sicuramente spensierato nè banale.
Pappano nella sua positività, nell'afflato affettivo luminoso con cui ha condotto la sinfonia poco si è preoccupato della dimensione oscura di quest'opera, e va benissimo così.
Ma occorre ricordare anche come la voluttuosa sinuosità del melos rachmaninoviano possa risuonare  pallidamente colliquata, spenta, ripiegata in dolente rinuncia nell'interpretazione di Evgenij Svetlanov in una delle sue ultimissime apparizioni sul podio.
Ciao a tutti

-MV

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#24    11 Novembre 2009 - 03:45
 
 P.S. Confermo che Pappano ama molto questa sinfonia. Tra un mesetto la ripropone a Santa Cecilia in ulteriori tre repliche....
Bye

-MV
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#25    11 Novembre 2009 - 03:54
 
 Per Foletto: non credo che la fatica di registrarsi a un blog sia così immane da impedire a qualcuno di scrivere liberamente. Si tratta di dare quattro dati in croce e un nickname, cosa che avviene in qualunque sito o portale in cui si voglia scrivere o acquistare. Dal Corriere all'Esselunga. Inoltre qui l'anonimato è tutelato: se uno vuole chiamarsi Willy Coyote lo può fare tranquillamente, non è mica obbligato a mettere il proprio nome....
A presto

-MV


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#26    11 Novembre 2009 - 09:17
 
Caro Angelo, ha certamente ragione Max Vono quando dice che la fatica di registrarsi non è granché; oltretutto, la registrazione non rivela il nome vero dell'utente, dal momento che si può usare un nickname. Perché allora le cose nel nostro blog non funzionano? E che non funzionino mi pare evidente, dal momento che ci siamo ridotti a quattro gatti. Per come l'ho capita io, questo blog era nato con l'intenzione di proporre una nuova idea di Scala; ma un'idea non monolitica, che poteva essere aperta a tante soluzioni, anche estremamente divergenti. Al di là poi della specifica situazione milanese, ognuno avrebbe dovuto farsi avanti con un'idea propria della musica, della sua funzione e della sua storia. Ora invece, se l'intera questione deve ruotare intorno al fatto della privacy, questo scopo mi sembra clamorosamente mancato. Domandiamoci infatti: cosa trattiene tante persone dall'intervenire, come facevano prima? L'unica risposta possibile secondo me è che c'era una gran voglia di mischiarsi nella bagarre del dopo-Muti, chi contro chi pro, ma senza una visione che almeno aspirasse a guardare lontano. Me lo fa pensare il fatto che, una volta placatasi quella tempesta, il numero di coloro che intervengono è diminuito clamorasamente, come se solo il clima di una polemica esasperata li spingesse a scrivere. Un clima nel quale l'anonimato diviene un comodo rifugio. E' un po' questo il limite del pubblico della Scala, sia detto senza offendere nessuno. L'atmosfera in cui nascono clubs e vedovi, ambedue ugualmente settari, che l'oggetto d'amore siano Toscanini o De Sabata, Abbado o Muti. Anche gli altri due siti internet che fanno riferimento a Milano, "Il Corriere della Grisi" e "Operadisc", partecipano di un simile contesto di contrapposizione, il primo chiuso, con rare eccezioni, nell'adorazione del passato, il secondo votato all'idolatria del presente, ancorato com'è all'idea discutibile che ogni periodo sia caratterizzato da un'idea guida ed a tale idea ogni contemporaneo debba fare riferimento. E non soltanto i due siti si contrappongono quasi fossero divisi dalla cortina di ferro, ma anche si becchettano fra di loro, in un modo un po' stucchevole. Io consulto molto spesso il sito tedesco "Tamino Klassik". In questo sito tutti si registrano, gli interventi sono innumerevoli, sempre molto interessanti e frequentemente divergenti; in questo sito la passione non fa ostacolo alla correttezza. Ma perché questo non è possibile da noi? Perché da noi l'accordo è sempre quello della conventicola e il disaccordo sempre quello che sfocia nell'insulto?
Marco Ninci
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#27    11 Novembre 2009 - 10:51
 
...e poi siamo onesti: aprendo il blog a tutti non si migliora di molto la partecipazione costruttiva, se avessi il tempo di fare un'analisi di quali interventi si perdono quando si limita l'accesso a chi si registra rispetto a quando c'è totale libertà, sono sicura che emergerebbe che con l'opzione attuale si perdono solo gli interventi polemici, faziosi e pure sgrammaticati, che arricchiscono solo il pettegolezzo e la rissa verbale, più che un sano confronto di idee!
Sarei anche disposta a fare un lavoro costante di ripulitura se non fosse che - apriti cielo - chiunque venisse censurato scriverebbe poi non uno ma dieci interventi per dire che ingiustamente è stato cassato e allora non si finisce più.
Del resto è noto che tutti parlano ma quando si tratta di scrivere - seriamente intendo, prendendosi la responsabilità di quello che si scrive - la maggior parte si ritira. Il loggione è pieno di gente che ama dire la sua su tutto, ma poi se si tratta di metter giù idee e opinioni per iscritto, si ritira subito! Salvo, appunto, i mestatori, che, avendo il via libera, sprecano volentieri qualche minuto del loro tempo per seminare zizzania pure su un blog che, comunque, è aperto a tutti: si chiede solo di bussare alla porta invece di aprirla con un calcio, tutto qui (il che, fuor di metafora, nella fattispecie, significa fare la fatica di registrarsi!) 
Baci baci  Attilia
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#28    11 Novembre 2009 - 11:54
 
 Ma no Marco, non è così. 
Innanzitutto il blog "la voce del loggione" è esclusivamente concentrato, per definizione direi, sulla Scala. La "Grisi" e "operadisc" hanno ambizioni, direi, planetarie o per lo meno europee. In pratica un utente che abbia visto, chessò, uno spettacolo a Baden Baden è molto più facile che lo commenti su uno dei due blog suddetti che qui, anche perchè qui sarebbe fuori tema.

Ma questa è, dopotutto, una ragione veniale. Ragione capitale è che personalmente non ho mai letto nulla di specificatamente musicale da parte delle "tante persone che intervenivano prima". Leggevo cose tipo: "Muti è il più grande", "lo spettacolo era bello le voci facevano pena" (o viceversa), "bravo Maestro Chung, finalmente un vero direttore" quando non vere e proprie assurdità del genere "tutta la musica del XIX secolo è da buttare" o che "Puccini era un compositore di colonne sonore". Se la registrazione è servita per aver limitato questi inquinamenti e/o provocazioni (che sono lo stesso inquinamenti) non ne sono affatto rammaricato.

In terza analisi non dimenticare che per scrivere di musica esistono vari newsgroup italiani e internazionali (in italia c'è, ad esempio, IAMC, acronimo di Italia Arti Musica Classica) dove scrivevo fino a qualche anno fa e dove ci si scambiano idee musicali, anche di un certo livello. Ci scriveva abitualmente Quattrocchi, ad esempio, con cui a volte non mi trovavo d'accordo, ma anche pianisti come Cabassi e diversi strumentisti. Ora non so più come sia, francamente, ma se ci dai un occhio credo che lo troverai interessante. Attraverso confronti con alcuni dei partecipanti di quel NG ho imparato ad apprezzare artisti di cui ignoravo l'esistenza, come Marc-Andrè Hamelin e Carlo Grante (anche lui frequentatore dell'NG).

In definitiva non bisogna pretendere dal blog del loggione del teatro alla Scala altro che non è: una sequenza di titoli di un diario dove chi vuole può commentare e/o dire la sua.
Ciao

-MV
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#29    11 Novembre 2009 - 12:36
 
Vedi, Max, io pensavo a quello che il blog è stato per me: l'occasione, anche difficile, anche tortuosa, di mettermi in contatto con persone che condividevano la mia passione. E questo si è realizzato. Tuttavia il blog poteva essere anche altro: un confronto ampio, perfino politico, sulla presenza della musica. E questo, che era chiaramente nelle intenzioni di chi l'ha fondato, non è stato. Perché la maggior parte delle persone che potevano intervenire si è inchiodata al dopo-Muti, come se questo periodo fosse soltanto un dopo-Muti  e non un qualcosa di nuovo e diverso. E' sempre la maledetta questione del vedovismo scaligero, non importa se le vedove siano contente di aver ammazzato il marito o lo rimpiangano in un lutto inconsolabile. Quanto ai mestatori di cui parla Attilia, le persone che si sono perse non necessariamente facevano parte di questa categoria; penso a Fabiano Brioschi, a Giulio Corti, ad Achille Maccapani, a Luca Forte. Hanno invece perso interesse e non certo perché non volessero registrarsi; queste parole sono anche un appello per un loro ritorno.
Marco Ninci
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#30    11 Novembre 2009 - 13:09
 
...ho troppa stima, diretta o indiretta, per il gruppo storico per non capire (spero) le motivazioni di tutti, compresa la tentazione di usare un nikname da cartoon, ma a me sembra che anche dagli interventi disordinari, scarbati o di parte, e casuali (cioè di chi per principio o per pigrizia non si iscrive), qualcosa di interessante si scopre sempre.
come dalle cattive esecuzioni.
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#31    11 Novembre 2009 - 14:36
 
(...tanto per capire il -mio- livello tecnologico, il messaggio l'ho inviato inavvertitamente, prima di completarlo)
...
avrei voluto dire che mi incuriosisce sempre l'attenzione quasi antropologica di Marco per gli appassionati milanesi, quasi che le "vedovanze" fossero una peculiarità meneghina e non fossero diffuse e distribuite come le passioni: ci sono nel calcio (mi pare), un po' lo sono i campanilismi e via dicendo.
Io mi limiterei a osservare molto laicamente che le "vedovanze" sono tenaci in proporzione alla qualità degli artisti e alla durata stabile delle rispettive presenze. La Scala un paio di primati li ha (a parte la villanìa dei fine-rapporto): quella dei direttori musicali ventennali e dei sovrintendenti pluriennali (quattro dal 1945), che hanno sicuramente marchiato in modo deciso i periodi di gestione.
Il persistente dopo-Muti che tanto impressiona Ninci per la sua coda polemica è speculare alla caratterizzazione un po' univoca della stagione-Muti e alla sua paradossale conclusione, sulla quale, in fondo non s'è fatta mai chiarezza.
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#32    11 Novembre 2009 - 14:46
 
 Per Marco Ninci: credo che un "servizio" come quello che auspichi tu possa trovarlo nel newsgroup di cui sopra. 

In secondo luogo devi tenere presente questo: il loggione scaligero "giovane", diciamo coloro che sono nati dopo il 1970 si sono formati musicalmente alla Scala con Muti. In particolare non hanno mai ascoltato altro Verdi che non fosse quello di Muti. Dopo i primi cinque anni l'esclusiva verdiana si allargò fino a comprendere anche Wagner e Puccini. Inoltre, durante tutto questo periodo ventennale, la critica non ha fatto altro che edificare, celebrare, magnificare, osannare tutta la produzione di Muti, come "la più autentica", la "migliore possibile" e via sparacchiando.
Ora converrai che se una generazione cresce ascoltando un unica campana e leggendo commenti ufficiali ammantati di credibilità per cui quella campana è la campana della perfezione, è evidente che si reca a teatro nella convinzione di assistere al non plus ultra.

E se per vent'anni si è ascoltato il "non plus ultra" tutto ciò che viene dopo è un misero riempitivo, una pallido surrogato inidoneo pure ad essere succedaneo, perchè il "non plus ultra" non può avere succedanei essendo massimo, unico, irripetibile.

Ora, io ascolto musica da sempre, da dischi e dal vivo, mi muovo, vado in giro e, dove posso, entro in un teatro. Ma capisci che, se fossi stato un ascoltatore che si introduceva durante quegli anni alla musica classica e alla Scala sarei stato anch'io convinto di ascoltare il "non plus ultra" di cui sopra e quindi, conseguentemente, non avrei avuto nessun tipo di stimolo ad andare da qualunque altra parte, semplicemente perchè non avrebbe avuto alcun senso lasciare il "massimo unico irripetibile" per andare in un luogo dove sicuramente si faceva Verdi in modo inferiore, Puccini in modo inferiore, Wagner in modo inferiore.

Io non so se a Firenze è così. Per le volte in cui ci sono stato mi è sembrato un ambiente normale. La Scala non è un ambiente normale. Vi sono persone anormali che fischiano qualunque prima perchè i cantanti non rispecchiano il loro ideale canoro che, quando va bene, nasce dalle prime registrazioni acustiche mentre quando va male nasce da (mal)letture di commentatori o storici del canto degli antichi trattati su cui si era formata gente come la Pasta o la Malibran. E poi vi è una grandissima presenza turistica, per cui l'ascolto nella stragrande maggioranza non avviene criticamente ma solo come sottofondo all'esperienza di trovarsi sulla poltrona vellutata rossa.

Il blog è nato sicuramente sull'onda della cesura mutiana. Mi trovavo a Londra quando è successo e, mi sembra, negli stessi giorni della scomparsa di Giovanni Paolo II. Devo dire che tutto quel can can di assemblee aperte, di "lodi" e via dicendo mi hanno fatto sghignazzare non poco: probabilmente qualcuno pensava, ma solo nella sua testa, di vivere per un giorno gli anni '70, ma l'idea del blog non è mai andata oltre a quella di "diario" musicale legato alle rappresentazioni scaligere.
Ciao

-MV
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#33    11 Novembre 2009 - 14:49
 
Intervengo brevemente a proposito del blog, dato che l'idea originaria di crearlo è stata mia.

Il blog era nato a seguito degli eventi che hanno portato, almeno per un breve periodo, ad un nuovo rapporto tra pubblico e Artisti/Lavoratori ed era nato con lo scopo preciso di dare voce a una critica musicale (di questo si tratta) alternativa a quella ufficiale.

Lo spazio aveva dunque un duplice focus: "politico", se vogliamo, perché orientatao ad affrontare le questioni del Teatro e della sua gestione, evitando un cortocircuito di informazioni che per anni ha letterlamente bloccato lo scambio di comunicazione tra pubbico e artisti. 
D'altro canto la finalità del blog doveva essere anche "musicale", nel senso di offrire uno spazio ai giudizi di chi assisteva alle rappresentazioni e alle valutazioni di chiunque volesse dire la sua sulla qualità degli spettacoli.

In tal  senso io avevo proposto di pubblicare anche alcune "controrecensioni" (che poi hanno suscitato le invidie di chi si è sentitio escluso, sic) affinché i post non si limitassero ai soli titoli in cartellone, e news di carattere generale (cosa invero che accade ancora oggi).

Quanto alla faccendo pro-contro Muti, Ninci... mi sembra che sia detto detto tutto e che se c'è qualcuno che continua a sollevarla, tale questione, questo sei tu.
Una voce critica, per carità, la tua. Facessi qualcosa però ... invece di criticare sempre, o in un senso o nell'altro. Perché non co-gestisci il blog con Attilia e non inviti altri a partecipare attivamente? Per esempio...


Un saluto,
Elena. 

P.S. Non torno suò tema delle censure: chi gestisce il blog ha obiettivamente altro da fare che controllare costantemente se è a rischio di querele. In tal senso è bene che ciascuno si prenda la responsabilità di quello che scrive...
  
  
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#34    11 Novembre 2009 - 14:54
 
Antonio Pappano, in questi giorni attivo alla Scala (chi può vada ad ascoltare, stasera l'ultima la Chang-violoncellista in Sciostakovic: è memorabile) ha dichiarato qualche tempo fa che la presenza d'un direttore stabile nello stesso posto oltre il decimo anno di durata è, per motivi quasi fisiologici, eccessiva. Mi parve un'affermazione piena di saggezza e realismo. 
Ora stiamo a vedere se riuscirà a campare a Santa Cecilia nonostante la presenza - molto saltuaria - a dir la verità - dall'altra parte, d'uno del quale non si capisce, a quasi 70 anni suonati e con carriera internazionale, se finalmente ammetta alternative a se stesso, oppure no: lo dice la storia. Staremo a vedere: basterà verificare se la consueta corte dei miracoli (il critico innamorato, e gli altri "dipendenti") innesteranno il consueto iter esaltazione dell'uno-.denigrazione di quasi tutti gli altri, ampiamente vissuto a Milano nel passato. Se ciò dovesse malauguratamente accadere,
considerato che Pappano è meraviglioso direttore sinfonico, ma ancor più, impressionante direttore d'opera, se
dovesse, prima o poi (meglio prima) decidere di venire a trascorrere qualche anno da direttore stabile da queste parti, non è che ci lamenteremmo, anzi!

m. viz


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#35    11 Novembre 2009 - 14:57
 

Con tutta sincerità, Max, credo che sia stato importante che una parte del pubblico abbia sostenuto l'Orchestra e il Coro, ai tempi, considerato che giornali, opinionisti vari e altra parte non ben identificata del pubblico erano impegnati a riempirli di insulti per lesa Maestà.
 
Niente di paragonabile agli anni '70 (quando del resto tu ed io eravamo bambini, per cui nulla ne sappiamo), per carità. Solo un po' più di partecipazione, cosa che sembrano auspicare "invano" tutti, per poi ironizzare se, talvolta, accade.  


Per favore non cominciare anche tu con l'aria cinico-critica tipica di certa insopportabile Intellighenzia di sinistra. 


Elena.
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#36    11 Novembre 2009 - 15:03
 
Scusami, Elena, cosa sono le controrecensioni? E che cos'è l'invidia di chi è stato escluso? Ed escluso da cosa? Non capisco niente di questo misterioso linguaggio.E poi io non sollevo la questione Muti. Cerco di spiegarmi perché le persone non scrivono più e ne vedo il motivo, magari sbagliando, nel clima di quella stagione. Su questo non soltanto non è stato detto tutto, ma non è stato detto nulla; solo ora questo problema comincia ad essere affrontato.
Marco Ninci
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#37    11 Novembre 2009 - 15:11
 
Vai a vedere i primi post e o scoprirai. Le "controrecensioni" (così soprannominate) erano i post in cui veniva riportata come testo principale la critica di qualcuno che me la faceva arrivare via mail.
Ricordo che qualcuno (non ricordo chi, ma se vai a vedere lo trovi)  mi disse: "Perché hai postato la critica di -che so- Vono e non quella di altri?"

Meschinità umane.

Le persone non scrivono più perché non sono più interessate a scrivere nella misura in cui devono assumersi la responsabilità di ciò che scrivono, o perché non conoscono il blog.
Non mi pare che abbiamo perso questi gran contributi; semmai sarebbe auspicabile ce ne fossero anche altri. Mi fa piacere poter leggere di nuovo le osservazioni -sempre acute- di Gabriele Baccalini.  
Il clima di quella stagione (di cui nulla sai, perché non c'eri, né prima, né durante) non c'entra niente: è solo nella tua testa, mutianamente orientata. 


Elena.
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#38    11 Novembre 2009 - 15:12
 
E ribadisco: la metacomunicazone va bene, ma far qualcosa è anche meglio.
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#39    11 Novembre 2009 - 15:19
 
Caro Max, veramente io leggevo anche critiche pessime agli spettacoli scaligeri degli anni 80 e 90; per esempio, quelle di Zurletti, che è il critico non di uno sconosciuto giornale di provincia, ma di "Repubblica". E poi, ma che pubblico descrivi? Quello cui tu fai riferimento non è un pubblico con dei limiti, come a me sembra, ma un pubblico di cretini. Un pubblico incapace di ascoltare con le proprie orecchie, prono alle opinioni dei vari incantatori di serpenti, una specie di tabula rasa su cui ognuno può deporre le proprie impronte. Mi pare un modo un po' facile di cavarsela.
Marco Ninci
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#40    11 Novembre 2009 - 15:23
 
No, ho letto, anche Elena, e mi astengo dal rispondere,  perché gradirei un passo avanti, non tre indietro. Spero che Vono, come suo solito, sorrida e non risponda. 
Foletto, grazie del suo intervento, ma la pregherei di non farci fare tre passi indietro.
Può essere una mia riflessione, ma, provando a conoscere personalmente la persona con la quale, in fondo, più avevo baruffato nelle epoche "calde" - vero, Marco Ninci? - ho scoperto, di persona non per iscritto qua sopra, un interessantissimo scambio di esperienze, senza necessariamente esser d'accordo su gusti, estetica, conclusioni. Il che mi porta - ed è il pensiero che ho maturato lentamente, anche correggendo me stesso - a riflettere sugli evidenti limiti del mezzo-blog. Limiti entro i quali, tutti, io stesso, siamo passati.
In tal senso, cari Foletto, o Ninci, o Elena che rivanga sul passato
fare tre passi indietro mi sembra poco saggio
Il mezzo blog ha dei limiti, me ne accorgo guardandone altri, nel mio campo di lavoro (il giornalismo sportivo): tutti si annientano in rissa, e alla fine stufano.
No, Foletto, certe cose (e lo dico essendoci stato dentro, qui) non sono stimolanti. Come non lo è la televisione-spazzatura delle risse.

Cari saluti
m.viz






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#41    11 Novembre 2009 - 15:49
 
salve a tutti.

visto che in qualche modo sono stato tirato in ballo vorrei precisare alcune cose:

- non ho mai detto che la musica dell'800 è da buttare via.
piuttosto che per me personalmente (e credo anche per una non indifferente quota di pubblico, scaligero e non) è un repertorio di scarso interesse presente invece in modo sovradimensionato nei cartelloni di teatri ed istituzioni sinfoniche e nelle programmazioni radiofoniche a scapito di tutto quello che viene prima e dopo.

- da qui sono derivate tutte le altre considerazioni, alcune delle quali certo espresse in modo un po' provocatorio (come quella su Puccini) o tutto i discorsi fatti sull'assurdità del primato dell'interprete sul compositore e sullo strano e inestricabile legame, pressocché esclusivo, fra questa concezione e lo stesso repertorio ottocentesco oltre che sul legame fra questa concezione e i meccanismi del mercato della musica.

ora certo io non sono in grado di esprimermi in bello stile come molti altri qui dentro, tuttavia il fatto è che, pur essendo registrato con un nick-name, qui dentro sono stato trattato da "troll" senza che nessuno, tanto meno l'amministratrice del blog, spendesse una parola per difendermi.

ringrazio comunque chi mi ha scritto in privato per dirmi, testuali parole, "leggo ora che ha deciso purtroppo di lasciarci. A me personalmente dispiace, perché, nonostante abbia polemizzato in passato con lei, trovavo i suoi interventi ricchi di spunti di riflessione.".
questo credo sia lo spirito con il quale ciascuno qui dentro dovrebbe intervenire, rispondere, polemizzare e relazionarsi con gli altri interlocutori, siano essi appassionati o musicisti, anonimi o meno.
il resto credo siano solo proiezioni, aggressive e intolleranti, delle frustrazioni personali di ciascuno, volte ad attaccare l'interlocutore sul piano personale invece che nel merito degli argomenti esposti, sia pur in maniera provocatoria.

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#42    11 Novembre 2009 - 16:14
 

...praticamente privo di tv, e delle annesse risse, di cui però so visto che il giornalismo di oggi parla più di televisione che di qualsiasi altra cosa, capisco il ragionamento di m.viz, ma dire "tre passi indietro" non le pare un'interpretazione troppo radicale?
e poi non capisco quale potrebbe/dovrebbe essere il "passo avanti".
 

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#43    11 Novembre 2009 - 16:36
 
Bene bene, si stanno stanando tutti a poco a poco (basta che ci sia un po' di sale nel dibattito, eh eh!), il che significa che anche chi aveva abbandonato il blog, in realtà continuava a guardarlo senza intervenire! 
E io mi convinco sempre di più di aver fatto bene a intervenire il meno possibile, evitando di fare la maestrina giudiziosa che bacchetta di qua e di là e si dà da fare a difendere questo o quello.
Le persone responsabili e corrette devono spiegarsi e farsi capire da sole, senza bisogno di riconoscimenti e tantomeno di difese d'ufficio.
Che a volte gli interventi siano l'espressione di frustrazioni personali è indubbio, ma anche il bisogno di difesa e il bisogno di apprezzamenti dichiarati può dipendere dallo stesso tipo di motivazioni interne.
Insomma io penso che il requisito essenziale sia la correttezza e la buonafede intellettuale, unite al rispetto dell'opinione altrui e a una certa dose di tolleranza, che non ci faccia scattare come delle molle quando si pensa di aver colto gli altri in malafede.
Quindi un bentornato di cuore a tutti quelli che riprendono a scrivere sul blog, il loro "stile" ora condizionerà anche i nuovi eventuali partecipanti futuri. Se ci si tiene su questi binari il blog non potrà che avere miglior fortuna in futuro. E' quello che ovviamente mi auguro (ma sempre senza fare la "maestrina")
Un bacione a tutti!  Attilia
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#44    11 Novembre 2009 - 17:05
 
Con il ritorno di Proeta (bentornato, naturalmente!) mi pare che abbiamo fatto il pieno della "vecchia guardia" del blog.
Capisco le ragioni di Angelo Foletto (benvenuto anche a lui e spero che non si tratti di  "una tantum"), ma per coerenza devo difendere le ragioni della registrazione al blog.
Ne abbiamo discusso a lungo a suo tempo e non ho nuovi argomenti da portare.
Piuttosto vorrei fare una sola considerazione sullo stato del blog, dal quale sono stato a lungo assente. A me pare che il ristretto circolo dei partecipanti sia divenuto autoreferenziale e quindi poco attraente per chi sta al di fuori di esso.
Perché non rimettiamo una lente critica sulla realtà e sugli avvenimenti musicali della Scala, con qualche opportuna digressione su quello di più importante che avviene al di fuori di essa?
Così forse contribuiremo a formare una "opinione musicale" liberamente critica, della cui mancanza sento il peso come Max Vono, ma del quale non condivido il dileggio di una fase in cui la partecipazione di pubblico e di opinioni prestigiose, che abbiamo saputo realizzare, è stata capace di incidere sulla soluzione dei problemi allora aperti alla Scala.
Max era a Londra e forse non ha mai saputo che il "lodo Badini" altro non era che un invito a Meli a ritirarsi prima che la crisi, a causa della sua permanenza, si trasformasse in catastrofe. L'uscita di Meli rimase una condizione necessaria anche se non sufficiente a rimettere in carreggiata il Teatro, ma non voglio tornare su una questione che è ormai consegnata agli archivi, se non alla storia, della Scala.
Non mi sogno neppure di fare la mosca cocchiera di me stesso e forse di altre due o tre persone al massimo: ogni loggionista, reale o virtuale che sia (Marco Ninci  è un ottimo esempio di "loggionista virtuale") deve avere le sue opinioni liberamente formatesi, diversamente non sarebbe un loggionista e allora bisognerebbe quanto meno cambiare titolo al blog.
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#45    11 Novembre 2009 - 17:46
 
MViz, non ho capito chi rivanga. Io non rivango: dico quello che ho da dire, a tutti.

MI fa piacere che adesso ti sia simpatico Ninci, perché l'hai conosciuto, mentre prima non lo potevi sopportare. Le vostre dispute pro o contro hanno  in passato "arricchito" il blog! 

Invece a me il NInci è sempre cordialmente antipatico. Folgorerà anche me... cosa vuoi che ti dica?

Max fa lo snob. Intanto però, come sottolinea anche Bacca, meno male che qualcuno si è incazzato e certa gente si è tolta dalle p... 
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#46    11 Novembre 2009 - 21:02
 
Oh che bello tornano a scrivere tutti, così un salutino ve lo lascio volentieri anche io. Apprezzo particolarmente l'aspetto "diario" di questo blog, molto banalmente mi piace sapere tutto quello che ruota attorno al mondo del nostro teatro. Capisco anche chi vorrebbe affrontare discorsi più ampi, ma i mezzi del blog non consentono questo tipo di approccio e poi come suggerito esistono già spazi su internet per discutere a 360° di musica etc. etc.
Intanto si avvicina la nuova stagione, suggerimento: mettiamo fra i buoni propositi di tornare a scrivere in maniera un po' circostanziata di quello che accade in teatro evitando di dare corda a chi puntualmente finisce per parlare delle solite cose che niente hanno a che vedere con la performance da recensire.


-MC-

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#47    12 Novembre 2009 - 08:30
 
Mah, Elena, che tu mi trovassi cordialmente antipatico era evidente. Io, per parte mia, non ricambio questa antipatia; in quello che scrivi non trovo nulla di particolare, se non una lieve asprezza. Ma non è grave.
Ciao  Marco
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#48    12 Novembre 2009 - 12:15
 
Nemmeno io trovo nulla di particolare in ciò che scrivi tu, a parte un'insistenza su una questione ormai morta e sepolta (almeno per noi) e una certa tendenza all'  "o tempora, o mores" che trovo, di questi tempi non proprio sereni, appunto, un tantino solipsistica.


Ciao,
Elena.









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#49    12 Novembre 2009 - 14:40
 
Ecco... condivido MC

m.viz
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#50    12 Novembre 2009 - 14:53
 

O.k. Foletto 31. Interessante analisi. Proseguiamola. Riesce a spiegarci perché la stampa di settore (quasi tutta) in epoca-Muti si è comportata come si è comportata e, ancora adesso se ne coglie, qua e là talvolta, qualche strascico? Avevate, più o meno, al riguardo, nelle varie redazioni, dei diktat editoriali? Qualcuno di voi - non faccio nomi, ma era personaggio d'un certo rilievo - mi confessò senza mezzi termini "sì". Bisognava parlar da molto bene a benissimo di Garibaldi e possibilmente un po' meno bene del resto del mondo. E a La Repubblica l'episodio Zurletti-trombe della Scala e relativa reazione ha fatto il giro del mondo...
Ancora oggi, leggere la critica musicale su certe Sacre Pagine equivale a leggere cose molto "governative" (quanti dischi di Baremboim sono stati recensiti, sempre entusiasticamente, sul paginino-ino-ino di "Io Donna" inserto del sabato?).
Domanda: è critica musicale, questa? E' informazione, giornalismo? Forse...

m.viz

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#51    12 Novembre 2009 - 22:15
 
"Riesce a spiegarci perché la stampa di settore (quasi tutta) in epoca-Muti si è comportata come si è comportata e, ancora adesso se ne coglie, qua e là talvolta, qualche strascico? Avevate, più o meno, al riguardo, nelle varie redazioni, dei diktat editoriali?"

Posso aggiungere anch'io una domanda: "Che fine ha fatto Boffo?"

Marco, ma... l'Ordine dei Giornalisti... esiste? E se esiste, perché? Non vorrai che ti risponda l'unico che ancora si mette a dialogare in un blog e fa della sana critica musicale... 
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#52    13 Novembre 2009 - 08:48
 
    Spero che questo "fuori argomento" possa interessare a qualcuno. Ho visto al Teatro Comunale di Firenze "La piccola volpe astuta" di Leos Janacek; direttore Seiji Ozawa; regia e costumi di Laurent Pelly; scene di Barbara de Limburg Stirum. Francamente, si è trattato di uno spettacolo di qualità altissima, certamente una delle punte dell'attuale stagione; se non addirittura della punta più alta, come sarei incline a credere se mi venisse voglia di ipotecare il futuro.
    Intanto, il titolo. Una delle più belle ed originali opere mai composte, a mio parere la più bella di Janacek, già di suo compositore grandissimo.
    L'interpretazione scenica che ne è stata data si muove nella direzione di una visione non realistica; vale a dire, mette l'accento soprattutto sul punto di vista della fiaba, all'interno del quale la continua interazione fra il mondo degli uomini e quello degli animali non assume il carattere di un drammatico contrasto, di cui pure nell'opera non mancano gli spunti, ma si stempera nella ricerca di un'armonia fondamentale fra gli uomini, gli animali, la vegetazione, il paesaggio. La regia per altro non dimentica che questa fiaba non è affatto consolatoria, è anche una fiaba di violenza e di morte; violenza della volpe sugli altri animali, degli uomini sulla volpe. Nel momento in cui la piccola volpe viene uccisa, tutto sulla scena diviene immobile, stagnante, come di stupore che l'amore fra la volpe e il volpacchiotto sia stato così brutalmente annullato. Ricordo anche la malinconia straziante della scena all'osteria, la penultima del terzo atto, immersa in una neve che è soprattutto gelo dell'anima. Io forse avrei preferito una visione scenica che mettesse al suo centro proprio  la crudeltà della vicenda; tuttavia, nei limiti della sua impostazione antirealistica, non si può negare che si tratti di un allestimento di altissimo livello, aiutato da costumi veramente favolosi e da una coreografia di aerea leggerezza.
    Quello tuttavia che reande indimenticabile la serata è l'interpretazione musicale. Io conoscevo la famosa interpretazione di Mackerras; su di lei ho fondato la mia conoscenza dell'opera. Ecco, ascoltando Ozawa ho avuto la rivelazione di tutt'altra dimensione. Mackerras, dirigendo la meravigliosa Filarmonica di Vienna, indulge molto spesso al suo suono, così lussureggiante, splendido, dolce e luminoso. Ma anche terribilmente compiaciuto di se stesso; in una parola, terribilmente straussiano.Ozawa mi ha fatto capire, con un'orchestra lontana mille miglia dal livello dei colleghi viennesi se pure in ottima forma, che forse la verità di Janacek è diversa. L'illustre direttore ha infatti conferito alla materia musicale un tono agro, leggero, in punta di penna. Pur nella limpidezza assoluta dell'ordito musicale, qualcosa che ricordava la rusticità delle esecuzioni dei teatri di Brno e di Praga, proprio nell'epoca in cui quei teatri vivevano la tragedia della dittatura comunista. Una tragedia, dico; la quale tuttavia era riuscita a conservare, certo per involontaria insipienza, qualcosa dell'epoca di Janacek e di Kafka. Tant'è che quando io, all'inizio degli anni '70, ho visitato la Praga comunista, ero sicuro che non era troppo diversa da quella degli '20 e molto, molto diversa da quella odierna, immersa nella luce ambigua dei troppi ristorantini che la rendono molto simile alla brutta Firenze di oggi. Naturalmente per i praghesi è meglio così; non possono e non devono concedere alcuno spazio al compiacimento estetizzante di un turista nostalgico. Riprendendo il filo del discorso, Ozawa ha intuito quel clima, così poco consolatorio nel suo originarsi da un'ideologia contadina, lontana dal contesto cittadino di Strauss, di Debussy, della seconda scuola di Vienna. Tant'è che i procedimenti di Janacek possono ricordare in ogni momento quelli dei musicisti che ho appena ricordato; e tuttavia sbocciano in una sintesi che con loro non ha più nulla a che vedere, in un declamato mobilissimo, in una volontà mussorgskiana di cogliere la parola popolare al di qua di ogni trasfigurazione compiaciuta, letteraria, "artistica". Di qui la concezione generale dell'opera, così dura, così poco trionfale. Nella natura si sciolgono, si inquadrano tutti i nostri dolori, le nostre passioni; ma questi dolori e queste passioni nel rapporto con la natura non si annullano, rimane qualcosa di loro che non è possibile riscattare e che la natura sottolinea con crudeltà. Come nel meraviglioso finale dell'opera. Il guardiacaccia si rasserena vedendo un'altra piccola volpe, forse figlia di quella che è stata uccisa dal venditore di polli. Ma riesce solo ad afferrare un ranocchio, che si fa beffe di lui. Non c'è pacificazione, panteismo della natura, nell'universo trascolorante e crudele di Janacek; la natura ci sfugge. "Come si può concludere un'opera con un ranocchio?", si domandava Max Brod, l'amico fraterno di Kafka, che forse avrebbe voluto per "La piccola volpe astuta" la conclusione malinconica e rasserenante della Rusalka di Dvorak. Janacek non poteva, proprio non poteva. E il fatto che abbia voluto che fosse suonato ai suoi funerali proprio questo finale è la prova del suo sguardo senza paura sulle contraddizioni del mondo.
Marco Ninci
   
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#53    13 Novembre 2009 - 10:48
 
...caro mviz,
la sua è una domanda più che legittima: se ne può (ri)parlare.
Ma poiché sono tra quelli senza contratto,  lavoro in un settore considerato sempre più ornamentale (cioè quasi superfluo) dai quotidiani, e quindi sono felicemente 'costretto' a occuparmi non solo di recensioni né solo di classica (domani ad esempio mi rifarò anima, orecchie e alcolicocorpo col Coro della Sat, a Trento), ci sentiamo tra qualche giorno...
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#54    13 Novembre 2009 - 10:50
 
aggiungo e concludo:
...anche alla domanda sull'Ordine dei Giornalisti che non è affatto peregrina né solo provocatoria...
cari saluti a tutti
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#55    14 Novembre 2009 - 00:17
 
@ Ninci #52   Pura combinazione, martedi scorso ho ascoltato la Volpe alla web-radio bavarese. Trasmessa in omaggio ai 70 anni di Lucia Popp, che era nel cast della registrazione dei Wiener con Mackerras del 1981, immagino quella che hai anche tu. Io - lo confesso – non conoscevo quest’opera che di nome e per sentito dire. L’ho trovata un piccolo gioiello e sì, il suono dei Wiener è proprio straussiano. Vedo che Firenze ha insignito Ozawa della cittadinanza onoraria: del tutto meritata!  
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#56    14 Novembre 2009 - 18:24
 
intanto ben ritrovati a tutti,
tralasciando i convenevoli, vorrei entrare subito nel vivo della discussione e dire che il sig. Pappano, parla in un modo e poi si comporta in un altro, visto che ha rinnovato il suo contratto con il convent garden ancora per diversi anni, e quindi ben oltre il decimo anno dal suo primo mandato.
Mi spiace, ma se qualcuno sperava di vederlo quale direttore musicale della Scala, dovrà aspettare per un bel pezzo.
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#57    14 Novembre 2009 - 18:29
 
Poi direi segnalare come al solito l'indecoroso metodo di assegnazione dei biglietti trmite il sistema via internet.
Stavolta eravamo in cinque amici collegati , ed i posti sono spariti in tre minuti.
come è possibile?
Chi manovra tutto cio?
Vorrei inoltre aggiungere che la sera del concerto Pollini Boulez ho capito che vi sono alcune persone fuori  dalla biglietteria  che  hanno il monopolio della vendita dei posti last minute.
Abbiamo visto con i nostri occhi queste persone parlare più volte con il personale della biglietteria, che faceva la spola fra dentor e fuori l'ufficio ed era quindi impossibile per chiunque vendere o regalare, come nel mio caso , i posti in eccesso.
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#58    14 Novembre 2009 - 20:20
 
Ciao Fabione, mi spiace che non sei riuscito ad acquistare i biglietti tramite internet ma allo stato attuale delle cose ti assicuro che il canale internet e quello di prenotazione telefonica non sono così indecorosi... devi considerare che il vero problema è che per gli spettacoli di maggior richiamo fatti 100 i posti a disposizione le richieste sono almeno 10.000 quindi tutto si riduce ad essere veloci e fortunati. Semmai bisognerebbe rompere le scatole sul perchè in vendita ci siano sempre solo le briciole e il grosso dei posti sia spartito a monte.
Permettimi di dissentire però dalle tue critiche alla vendita di quelli che chiami last minute, il sistema adottato ormai da anni che prevede la presenza di volontari che compilano la lista e gestiscono le code per l'acquisto degli "ingressi" è garanzia appunto che non ci siano imbrogli, infatti sono inflessibili 1 persona 1 biglietto, senza contare che non ci guadagnano proprio niente se non avere un impegno praticamente quotidiano anche quando della lista alle 13 se ne potrebbe fare a meno. Per quanto riguarda invece la vendita dei "last minute" veri e propri (se con questi intendi eventuali biglietti rimanenti scontati) occorre solo avere un attimo di pazienza dopo che sono stati venduti i 140 ingressi la biglietteria rimane aperta fino all'inizio dello spettacolo apposta per questo. 
Posto che teoricamente non sarebbe legale rivendere i biglietti (anche senza apporre maggiorazioni) ma se come dici volevi regalarli non ho mica capito che problemi hai incontrato? 

-MC-

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#59    16 Novembre 2009 - 09:36
 

domandava m.viz ...
"Riesce a spiegarci perché la stampa di settore (quasi tutta) in epoca-Muti si è comportata come si è comportata e, ancora adesso se ne coglie, qua e là talvolta, qualche strascico? Avevate, più o meno, al riguardo, nelle varie redazioni, dei diktat editoriali?"
...
ripensandoci, non so quanto la cosa possa essere interessante per altri, e la domanda è maliziosa, soprattutto se fatta da un giornalista che sa benissimo come funzionano le redazioni…
Non occorrono “diktat”, né credo ci fossero - semmai qualche cautela preventiva nel distribuire i servizi dei critici, cosa che peraltro continua: non è difficile notarlo -  anche se sulla rubrica di certi sovrintendenti e direttori il numero diretto della segretaria del direttore o dei caporedattori era/è sempre in memoria.

In oltre trent’anni di lavoro con lo stesso quotidiano, praticando a seconda delle necessità tutti ruoli giornalistici non redazionali (senza un contratto: una fortuna forse), posso dire di aver potuto fare sempre di testa mia, cavolate comprese (e firmate), mai per conto terzi. Ho vissuto alcune gravi angherie professionali, con conseguenti perdite di altri rapporti di lavoro -che devo a signori, identificati e reoconfessi, di via Filodrammatici – e guadagnato molte cazziate ma sempre dopo. E di provenienza personale, telefonica o scritta esterna,  mai da parte della redazione, che semmai si lagnava per le reazioni di lesa maestà che di prima mattina erano grandinate su di loro.

Ma capisco che l’impressione potesse/possa essere diversa. Nel confronti della Scala c'era - e c'è' - cautela, soggezione, e giornalistica ricattabilità; quella che fa temere che un giudizio non gradito possa mettere in difficoltà il "buon rapporto" dell'artista con la testata (cioè la possibilità di avere pareri al volo, interviste in semiesclusiva, eventuali esternazioni da pubblicare come contributi autografie e via dicendo). Così si attua spesso una strategia per minimizzare il critico non spontaneamente addomesticato, tenendolo in posizione giornalistica marginale (sul caso-Scala o sui tagli al Fus, ad esempio, i giornali italiani hanno ha pubblicato decine di articoli e commenti/pareri: quanti dei critici musicali?), sommergendo le sue poche righe di scrittura da un lancio d’agenzia che elenca trionfi ottenuti altrove, dal riquadro dell’amico, da un’intervista autoelogiativa e via dicendo.

E così l’impressione del lettore è d’una linea editoriale premeditatamente ossequiente. Certo la telefonata di protesta del sovrintendente al direttore di testata non è/era una fiction. Il vero problema è che oggi il direttore invece di sbattere giù il telefono, troppo spesso risponde e annuisce: perché pavido, perché vanitoso, perché per paura di scontentare l’eventuale inserzionista e mettersi contro il direttore marketing, perché considera il critico musicale o teatrale (quasi tutti senza contratto, quindi anche inoffensivi sindacalmente) un pegno da pagare alle antiche tradizioni giornalistiche, soprattutto l’8 dicembre, e non un collega con cui confrontarsi. Così non denuncia il fatto alla redazione o all’Ordine dei Giornalisti (non so quanto servirebbe, comunqe...) e, anzitutto, all’interlocutore non spiega che il suo mestiere è dare notizie e non assecondare la clientela permalosa...
saluti

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#60    16 Novembre 2009 - 11:51
 
 Grazie Foletto. Personalmente non leggo il quotidiano sopra il quale lei scrive (come facilmente potrà immaginare ;-) e quindi non ho memoria di sue recensioni di spettacoli (purtroppo).

La sua risposta è stata esaustiva e, tra le righe e no, molto soddisfacente.
A presto

-MV
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#61    16 Novembre 2009 - 12:46
 
La coraggiosa testimonianza di Foletto è molto importante non solo per la spiegazione di molti aspetti,  che diversamente non sarebbero comprensibili, ma soprattutto perché conferma che la cultura -e la musica in particolare- sono oggetto di pressioni lobbistiche o peggio al pari della carne in scatola o di poltrone e sofà.
Grazie Angelo, non so cosa rischi per avere scritto il tuo commento, ma certo ci guadagni nella stima di tutti noi.
Vorrei aggiungere che la qualità "mercantilistica" della gestione della Scala si è ulteriormente arricchita con l'ingresso in Consiglio di Amministrazione di altri due banchieri, che si aggiungono a preesistenti "ceo" di grandi aziende creditizie e petrolifere e a eminenze grigie del potere vigente a Milano e a Roma.
Gli sponsor non si accontentano del "ritorno di immagine", ma vogliono anche comandare nel teatro, perché sono loro che mettono i "danéè".
Tutto ciò è possibile perché la legge sulle fondazioni ha di fatto conferito ai finanziatori privati la qualità di "padroni" dell'istituzione musicale, invece di stabilire una sana incompatibilità, da equilibrare con la detassazione dei contributi, come avviene credo in moltissimi paesi europei e in America.
Una volta l'Ente Autonomo era espressione della città e in quanto tale presieduto dal Sindaco pro-tempore. Cosa che permane, ma con un Sindaco che, anche per collocazione socio-antropologica, è "culo e camicia" con i suddetti esponenti della razza padrona.
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#62    16 Novembre 2009 - 12:49
 
P.S. Naturalmente la gran maggior parte dei soldi proviene dal pubblico pagante e dallo Stato, ma ai privati è stata regalata una specie di "golden share".
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#63    16 Novembre 2009 - 14:17
 
Mi piacerebbe ce qualcuno facesse uno studio serio sulle ricadute negative e positive che gli atteggiamenti di ossequio al potere dominante, in qualsiasi attività umana, producono.
In altre parole se qualcuno mi dimostrasse che alla lunga la "realpolitik" porta frutti positivi molto più degli atteggiamenti liberi e intellettualmente onesti in qualsiasi campo dell'agire, forse mi rassegnerei a pensare che quelli che manipolano fatti e persone hanno infine ragione e che gli altri sono persone che lottano contro i mulini a vento e che fondamentalmente non sanno adattarsi all'ambiente (e biologicamente il non adattamento all'ambiente è sempre un errore!). Ad ogni modo continuerò pervicacemente a stimare solo le persone di questo tipo, anche se fossero destinate sempre a perdere!  L'importante è non essere totalmente soli! Baci baci baci   Attilia
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#64    16 Novembre 2009 - 14:28
 
Grazie, Foletto. Non per niente la leggo volentieri 

m.viz
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#65    17 Novembre 2009 - 07:55
 
Scusate, ma il problema di una stampa "consenziente" nei confronti della Scala esisteva anche prima che questa diventasse Fondazione.
Ricordo alcune recensioni del Gotterdammerung che erano l'esatto opposto dei pareri di quasi tutti i presenti in sala.
Ma siamo poi sicuri che se il Teatro fosse ancora un' isitituzione pubblica le cose andrebbero meglio?
Non so se siete a conoscenza di quanto è successo nella vicina Germania a Monaco di Baviera.
Il comitato direttivo dei Munchner Philharmoniker (orchestra della città di Monaco ed isitutzione pubblica interamente) ha letteralmente allontanato ( o meglio non ha rinnovato il contratto scadente nel 2011)Christian Thielemann dalla direzione musicale dell'orchestra, in quanto egli pretendeva il totale controllo nella scelta dei cartlloni e degli artisti.Chissà che cosa c'è di strano in tutto ciò !
Semmai la cosa singolare è quanto accaduto il sala durante il concerto di metà Ottobre al quale ero presente (9^ sinfonia di Bruckner tra l'altro esecuzione memorabile).
Quando l'orchestra è arrivata sul palcoscenico è stata sommersa da una valanga di fischi, mentre quando si è presentato Thielemann , il pubblico lo ha salutato con una ovazione interminabile.
Forse anche in Italia il pubblico dovrebbe avere più coraggio !
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#66    17 Novembre 2009 - 07:56
 
Per inciso il grande Thielemann sostituirà a Dresda Fabio Luisi destinato a Zurigo dal 2012
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#67    17 Novembre 2009 - 10:30
 
Ho una richiesta da fare, che per altro ho fatto anche in passato. Chi sa perché, sono scomparse le pomeridiane, con l'eccezione di alcune opere di grande richiamo popolare. Ora, io sono interessato alla "Casa di morti", alla "Lulu" e all'"Oro del Reno". Tutte opere per le quali non è prevista nessuna pomeridiana. Trovo ingiusto che chi abita fuori Milano debba sobbarcarsi anche la spesa, non indifferente, di un pernottamento a Milano, per non parlare dei problemi che ciò comporta riguardo al lavoro. Ora, le pomeridiane vengono fatte per tutte le opere a Torino, a Bologna, a Firenze. Perché la Scala non le fa? Questo non è democratico, perché esclude i non residenti a Milano; eppure la Scala è un bene di tutti, per il quale tutti pagano, non solo i milanesi. E le pomeridiane venivano fatte, sia ai tempi di Abbado che ai tempi di Muti. Mi piacerebbe che qualche dirigente o qualche giornalista mi rispondesse. Siamo ancora in tempo a fissare un orario diverso per le recite previste alla domenica.
Marco Ninci
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#68    17 Novembre 2009 - 10:42
 
 Io non lo so. Ma se mandi una mail alla direzione del teatro forse ti rispondono.......mi sembra una domanda molto legittima.
Ciao

-MV
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#69    17 Novembre 2009 - 10:56
 
Lo farò senz'altro. Però non riesco a trovare l'indirizzo elettronico della direzione. Tu, Max, per caso non lo conosci?
Ciao
Marco Ninci
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#70    17 Novembre 2009 - 11:07
 
L'unico indirizzo mail che trovo nei contatti al quale tu possa indirizzare la richiesta è quello che ho inserito di seguito.

Chissà se è vero che risponde. E in che tempi. E se sarà una risposta esaustiva.....Tienici informati...

A presto

-MV


 lascalarisponde@teatroallascala.org


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#71    17 Novembre 2009 - 11:49
 
Caro Ninci,
scrivi a questi due indirizzi.

Con me sono stati sempre molto cortesi e mi hanno sempre risposto (sia Lissner che la sua assistente) - l'importante è sottoporre loro questioni concrete e rilevanti (come la tua) e non invaderli di e-mail.

Credo che i suggerimenti e le richieste intelligenti fanno sempre e comunque bene a chi deve prendere decisioni.

Un caro saluto,

sovrintendenza@fondazionelascala.it
rel.esterne@fondazionelascala.it


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#72    17 Novembre 2009 - 12:32
 
...sul programma di dicembre, già si legge che la "Carmen" del 20 è alle 15 (quella del 13 è alla solita ora).
speriamo non sia un caso o una svista.
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#73    17 Novembre 2009 - 13:39
 
Molte grazie, Costanza. Ho già scritto e vediamo cosa succede. Grazie anche ad Angelo Foletto per l'informazione.
Saluti
Marco Ninci
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#74    17 Novembre 2009 - 14:34
 
@ Ninci     Oltre alla Carmen del 20 dicembre, anche i due Rigoletto del 24 e 31 gennaio sono programmati per le 15. 
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#75    17 Novembre 2009 - 14:43
 
E' proprio quello che ho detto, Daland. Solo le opere più popolari hanno le pomeridiane. Ma dovrebbero averle tutte le opere .A Firenze è stata fatta la pomeridiana della "Piccola volpe astuta", mica soltanto di "Traviata", "Trovatore" e "Rigoletto". Questa politica della Scala mi sembra paternalistica e vagamente offensiva, come se da fuori venissero solo appassionati attenti ai titoli di più largo richiamo; in una parola, appassionati di bocca buona.
Marco Ninci
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#76    17 Novembre 2009 - 14:53
 
Infatti, i due Rigoletto bastano e avanzano. Sulle "pomeridiane" ho le mie riserve. Le ho vissute nel passato della Scala, e, siccome da studentello ci fu un periodo in cui con un gruppeetto d'amici stavamo dietro un banco di libri musicali nel foyer, in quel periodo (e che fortuna, fu l'epoca di Macbeth-Simone Abbado!) vedevo praticamente TUTTE le rappresentazioni. E devo dire che le pomeridiane coincidevano con le PEGGIORI esecuzioni: orchestra disimpegnata, ricordo qualche replica con perfino Abbado impegnato a tenerla insieme. Cose rivissute in tempi recenti in altri teatri, da viaggiatore musicale: la "pomeridiana" tende ad essere vissuta come una "replica per turisti". La mia, personale idea, frutto d'esperienza diretta, sulle pomeridiane è: programmarle meno che possibile. In genere, se scelgo di fare un viaggio per musica, piuttosto prendo riposo o un giorno di ferie ma vado di sera. L' opera alle 14.30 o 15.30, in genere, per una serie di motivi, non è un granché.
Poi, tutti liberi di pensarla come si vuole.

m.viz 
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#77    17 Novembre 2009 - 15:05
 
Mah, io a Firenze non ho avuto assolutamente questa esperienza. Ma, anche ammettendo che la questione sia come la mette Vizzardelli, occorre domandarsi: perché l'orchestra, i cantanti e tutti i responsabili dello spettacolo sono disimpegnati? Non c'è nessun motivo di esserlo. Forse perché alla Scala sono convinti di essere davanti, la domenica,  a un pubblico di serie B? Io alla Scala ho visto quasi sempre pomeridiane; non sapevo di avere assistito a una serie innumerevole di porcherie.
Saluti
Marco Ninci
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#78    17 Novembre 2009 - 15:10
 
Ah, poi, per Fabione: e, se per caso, fra il pur (grande, e anche discutibile) Thielemann e i Munchener, avesse ragione l'orchestra?

Il dubbio nemmeno sfiora?
Sono una grande orchestra, hanno una storia sono stati l'orchestra di Celibidache. Non hanno di che dimostrare. Lui, sì: ho ascoltato sue "cose" memorabili (Parsifal), altre insignificanti. E' uno dei più misteriosi e "inclassificabili" casi musicali del nostro tempo.  Ma che la pretesa di "controllo assoluto" sia proprio un fatto normale, scusa Fabione, dubiterei. Qualche dubbio sul personaggio, mi si desta.

m.viz
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#79    17 Novembre 2009 - 15:23
 
Quello che dici per Thielemann, Marco, ai miei occhi è il più grande complimento per lui. Più che i capiscuola mi sono sempre piaciuti i casi misteriosi e inclassificabili. Oh Dio, non vorrei dire quel nome...
Saluti
Marco Ninci
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#80    17 Novembre 2009 - 15:38
 
E chi è il nome? Rizzi Brignoli? Fogliani, oppure Montanaro?

ciao marco!
m.viz
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#81    17 Novembre 2009 - 16:05
 
colgo l'occasione del commento 76 per rispondere indirettamente ai "bentornato" del 43 e 44.
personalmente pur continuando a seguire il blog - ma più per un mio divertimento o vizio privato - non mi sento affatto tornato né qui né altrove.
personalmente ritengo commenti come il 76 o tanti altri letti qui dentro in passato semplicemente offensivi nei confronti degli artisti e dei lavoratori dei teatri oltre che - ça va sans dire - frutto di generalizzazioni e banalizzazioni privi di qualsivoglia appiglio razionale, in una parola: delle enormi scioccezze.

secondo me la questione, riferita a questo blog, è che alcuni hanno diritto a spararle grosse sempre e comunque, poiché identificati e conosciuti personalmente, altri invece no.

quanti agli spettacoli per turisti mi meraviglio che se ne parli a proposito delle pomeridiane, dal momento che alla fine dei conti in Scala entrano solo loro, i loggionisti e i benefattori cafoni del FAI o altre organizzazioni simili.
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#82    17 Novembre 2009 - 16:41
 
Ma no, scusi, proeta. Non c'è nessuna offesa: lei ha un parere diverso. La mia personale esperienza di rappresentazioni pomeridiane (risalente, alla Scala, come ho detto, ad anni ed anni fa, altrove anche più recente) non è, complessivamente, felice. Le ricordo come rappresentazioni, come dire, "distratte". Tutto qui, sarà una mia impressione sbagliata. Per me, meno si fanno, meglio è, e possibilmente le evito. Lei è di parere differente? Benissimo.
In secondo luogo, le ricorderei che prendersela con "i loggionisti" individuandoli come un'entità ha poco senso, ma che il Fai non è un'"organizzazione simile" (altro conto,e lo ripeto, il comportamento di singoli tenuto durante un concerto) di cui parlare in termini dispregiativi, bensì un sodalizio che molto seriamente si occupa di cose molto belle e di enorme "valore" (nel senso pieno e non solo economico del termine), presieduto fra l'altro da uno dei più straordinari personaggi che la città di Milano e l'Italia possano vantare: se per lei la baia di Ieranto o l'abbazia di San Fruttuoso o casa Necchi o le mille opere d'arte e di natura  salvate dal Fai di Giulia Maria Crespi sono bubbole, ebbene, fossi il Fai mi offenderei molto con lei. Si tratta di valori dell'umanità che il Fai difende, restaura, protegge, rilancia. Che poi - ripeto ancora! - il comportamento in sala di singole persone che hanno finanziato il Fai pagando il biglietto per il concerto di Harding (soci o o) sia stato deplorevole, questo è tutto un altro conto.
Mi sono spiegato meglio? Spero di sì. Cordiali saluti
m.viz
m.viz
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#83    17 Novembre 2009 - 16:42
 
L'ultima parentesi era "soci o no". La n se n'è andata.
m.viz
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#84    17 Novembre 2009 - 16:59
 
E, inoltre, se proprio vogliamo generalizzare, "i loggionisti" sono bravissime persone colme di passione che non meritano d'essere insultate dal proeta.

m.viz
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#85    17 Novembre 2009 - 18:25
 
Per Attilia che scrive: "Mi piacerebbe che qualcuno facesse uno studio serio sulle ricadute negative e positive che gli atteggiamenti di ossequio al potere dominante, in qualsiasi attività umana, producono. "

Ne sono stati fatti in abbondanza. La sociologia del lavoro e delle organizzazioni trabocca di studi in merito, per esempio. Gli articoli di balsonate (sic) società di consuelnza pure.
Gli esiti, poi, di certa cultura si vedono nella nostra evidente cirsi economica e sociale. Se solo si mette piede in una qualsiasi organizzazione (con poche eccezioni) si vede un rapporto 10-90, dove 90 sono le opportunità sprecate e 10 quello che, da tali opportunità, nelle migliori delle ipotesi, si riesce ancora ancora a ricavare, nonstante tutto/i.
Che siamo di fronte a una sistema inerte, non attento al merito, anzi feudale, incapace di valorizzare i giovani, orientato allo spreco delle risorse e al facile efficientismo è un fatto.

In ogni caso ti mando una cosa via mail.


Elena.
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#86    17 Novembre 2009 - 19:09
 
per carità non volevo insultare, né i loggionisti né il FAI (organizzazioni simili era riferito al Fai non ai loggionisti).
intendevo dire che alla Scala mediamente riescono a entrare:
- o turisti
- o loggionisti (grazie all'Accordo)
- o pubblico benefattore di FAI e altre organizzazioni simili di cui qui sono state più volte raccontate (non da me) la maleducazione e lo scarso interesse in genere per il concerto in corso.

diciamo che in effetti tutta questa è una generalizzazione più o meno simile a quella di chi dice che le "pomeridiane" sono recite in cui vi è scarso coinvolgimento degli artisti.
piuttosto io le ho sempre percepite come affollate da un pubblico vero e partecipe: appassionati in trasferta, comitive di vecchietti entusiasti, giovani e studenti che altrove (non alla Scala ovviamente) possono entrare con i biglietti last minute e via dicendo.
un pubblico sincero e spesso entusiasta che il più delle volte gratifica gli artisti molto di più degli applausi di circostanza o del disinteresse del pubblico di rappresentanza puntellato da qualche "buu" o qualche "bravo" proveniente dal loggione.

comunque sì, la pensiamo diversamente, è evidente.
dunque mi fermo qui.
saluti a tutti.
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#87    18 Novembre 2009 - 10:21
 
E poi, Marco, tornando a Thielemann, se i Filarmonici di Monaco non deveno dimostrare nulla, nella stessa condizione si trova Thielemann. E' considerato unanimemente un grandissimo interprete di Wagner (ho sentito in nastro i suoi sublimi "Maestri Cantori" di Vienna), di Strauss, di Bruckner, di Schumann, di Mendelssohn. E anche il suo Beethoven ha un grande fascino, sospeso com'è fra "old style" e inquietudini moderne. In un recente ed accuratissimo sondaggio è risultato di gran lunga il direttore più amato fra quelli attivi in area tedesca, ben al di sopra di Welser-Moest, di Jansons, di Nagano, di Rattle, di Luisi, di Barenboim. Questo vorrà pur dire qualcosa. E poi i Filarmonici di Monaco sono un'eccellente orchestra, ma la Staatskapelle Dresden è su di un livello ancora superiore; e si adatta perfettamente alla sensibilità di Thielemann.
Saluti
Marco Ninci
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#88    18 Novembre 2009 - 10:46
 
 Che sia amato dai tedeschi è fuor di dubbio. Impazziscono letteralmente per lui. Ovazioni, standingo ovations, applausi ritmati...Ho visto scene alla Philharmonie con Thielemann che nemmeno con Abbado succedono.
Ciao

-MV
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#89    18 Novembre 2009 - 12:10
 
Sulle antiche pomeridiane della Scala Vizza ha abbastanza ragione. C'è una intera antologia di aneddoti, dall'orchestrale "beccato" dal Loggione mentre ascoltava in buca la partita con la radiolina a Maazel, che si era dimenticato l'orario e un'ora dopo l'orario di inizio stava ancora banchettando al Don Lisander, che per fortuna è a 200 metri dalla Scala e quindi potè, sia pur trafelato, raggiungere il podio.
Però devo dire che le pomeridiane di Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze, Reggio Emilia, Modena e altre, cui ho assistito, avevano partecipazione di pubblico e impegno degli artisti assolutamente pari alle recite serali.
Se si rifanno alla Scala, devono avere il primo cast  con il direttore principale (cosa che alla Scala spesso non avveniva) e la direzione artistica deve vigiliare, affinché tutto funzioni al meglio.
Almeno, così si spera.
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#90    18 Novembre 2009 - 12:28
 
Scusi, proeta, ma lei afferma il falso.
Sulle pomeridiane non dico nulla: ci sono andata poche volte.
Di spettacoli però è raro me ne perda uno.

Alla Scala mediamente riescono ad  entrare in primis gli abbonati (che non sono pochi), e poi quelli che o si attaccano al PC alle ore 9.00 del giorno di prevendita, o quelli che, banalmente, si mettono in fila il giorno stesso della rappresentazione.
Dire "entrano i Loggionisti grazie all'Accordo" è un'affermazione falsa, e anche scorretta, mi perdoni.
L'Accordo ha, per convenzione con la Scala (a cui fa comodo che qualcuno tenga le file) un certo numero di biglietti per rappresentazione (pochi, che io sappia: chiedo a Bacca di precisarne il numero), in cambio di questo servizio, che può essere o meno aprpezzato: è un altro discorso. Come poi al suo interno i membri dell'Accordo distribuiscano quei due/tre biglietti è affar loro.

Tutti gli altri "Loggionisti" (come me, che non sono iscritta all'Accordo e non ho tempo di tenere le file) entrano perché si mettono in fila.
Talvolta si trova posto anche all'ultimo momento, sia in Loggione sia in forma di last minute: dipende dalle rappresentazioni. Ma in generale, bisogna mettersi in fila e rispondere puntualmente agli appelli.

Carmen: ho cercato biglietti 4, perché desideravo ospitare due persone di fuori Milano e ne ho trovati solo due. A quel punto ho rinunciato, perché per me è più comodo decidere il giorno prima e mettermi in fila. 

Nessuno dell'Accordo mi ha mai regalato un biglietto. Piuttosto, sono stata depennata quando non mi sono presentata all'appello.  

 Il bagarinaggio non rigurad tanto i Loggionisti, quanto quelli che, non volendo far la fila e non avendo cura di attaccarsi al PC in tempo utile, ma avendo i soldi, si rivolgono ai bagarini o alle agenzie.


Saluti,
Elena.
 
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#91    18 Novembre 2009 - 12:49
 
Mah, il problema non è quello di sapere come erano, come sono o come saranno le pomeridiane alla Scala. E' ovvio che esse "devono" essere come tutte le altre recite. Non c'è motivo perché siano diverse. E se non c'è impegno, si devono prendere provvedimenti perché l'impegno ci sia. Il principio di permettere a chi non abita a Milano di assistere alla rappresentazione con il maggiore agio possibile mi sembra sacrosanto; mi pare addirittura assurdo metterlo in discussione anche solo per un attimo.
Marco Ninci
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#92    18 Novembre 2009 - 14:42
 
Elena, io non tengo più le code da tempo, salvo casi eccezionali in cui mi chiedono una sostituzione di emergenza sapendo che ho l'ufficio a cinque minuti dalla Scala, per motivi di tempo e anche di...schiena.  Non so quanti siano attualmente gli omaggi dell'Accordo, però si contano sulle dita di una mano e sono certo che spettano solo ai volontari, che si alternano nei turni di gestione della coda, e sono posti di terza fila di seconda galleria. Per due ore al gelo o al solleone non mi pare un'esagerazione...

A Marco Ninci vorrei dire che mi sembra che siamo perfettamente d'accordo; tuttavia è vero che nelle pomeridiane di vent'anni fa il primo direttore e il cast migliore quasi sempre te li scordavi, in quanto erano garantiti solo nei turni di abbonamento e le pomeridiane erano sempre fuori abb.. Andava bene, come nel Falstaff di Maazel di cui ho parlato, quando le recite non erano molte e non era previsto, salvo emergenze, un secondo direttore. Ma quando di Rigoletti se ne fecero dodici di fila, ricordo che Muti disse che più di otto lui non ne dirigeva e trovo che avesse sacrosantamente ragione.
Nelle locandine dell'immediato dopoguerra i titoli tornavano per diversi anni, ma per poche repliche all'anno, e i direttori si chiamavano De Sabata, Karajan, Dobrowen, Furtwaengler e i sostituti magari erano Votto e Sanzogno. Altri tempi...
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#93    18 Novembre 2009 - 15:12
 
Grazie, Gabriele. Io non avevo dubbi, ma ho preferito dicessi tu, più informato, le cose come stanno.

Perciò ribadisco: se si vuole entrare, ci si deve mettere in fila, o ci si deve attaccare a internet.
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#94    18 Novembre 2009 - 15:22
 
Grazie a Gabriele per l'utile "memoria storica" sulle pomeridiane scaligere. Chi le ha vissute, ricorda. E i ricordi - aneddoti compresi - coincidono. Il che suggerisce, se si vuol riprogrammarle, di usare tutte le attenzioni del caso. Tutto qui.


m.viz
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#95    18 Novembre 2009 - 16:03
 
ringrazio tutti per i chiarimenti e le precisazione e preciso a mia volta.

pomeridiane: prendo atto che alla Scala le cose, anche in questo caso, vanno diversamente rispetto agli altri teatri.
non mi pare un segnale positivo, vista anche l'attuale spaccatura (provocata ad arte da vari ministri del governo) tra i lavoratori della Scala e quelli degli altri teatri in merito alle varie questioni legate al contratto e via dicendo, spaccatura ampiamente visibile negli interventi dei vari blog, compreso quello linkato nella colonna qui a fianco.
personalmente comunque, sia in Scala che altrove, non ho mai partecipato ad una recita o un'esecuzione pomeridiana che fosse inferiore alle altre per questa ragione specifica.
se si parla di secondo cast o direttore sostituto è un altro discorso.

Accordo: come ho già detto prima si tratta di una generalizzazione.
e tuttavia, come ho già scritto molte volte in passato, ritengo che, sia pur indirettamente, il fatto stesso che la fila sia gestita in quel modo (che continuo a ritenere assurdo oltre che gravemente ingestibile per molti potenziali interessati) contribuisce a creare "corsie preferenziali" e sostanzialmente a portare in teatro sempre lo stesso pubblico, naturalmente con varie eccezioni, di sera in sera, che però credo siano da considerarsi minoranze.
non mi riferivo dunque a biglietti omaggio, quanto piuttosto a una sorta di meccanismo utile solo a chi lo conosce (anche perché non è scritto da nessuna parte), fortemente discriminante verso tutti gli altri e in parte attiguo al mondo del bagarinaggio.
in poche parole: continuo a non capire perché alla Scala non si possa entrare come in tutti gli altri teatri.

ma su tutto questo avevamo già discusso in occasione del concerto di William Christie, occasione in cui avevo portato la mia personale testimonianza e in cui si era visto come non tutto fosse così chiaro e condiviso.
invito dunque a rileggersi gli interventi di quel post.



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#96    18 Novembre 2009 - 18:49
 
Proeta, mi corre l'obbligo di rettificare una affermazione totalmente priva di fondamento:quello dell'Accordo non è "un meccanismo utile solo a chi lo conosce, (ANCHE PERCHE' NON E' SCRITTO DA NESSUNA PARTE).
Il Regolamento, che non solo il pubblico, ma anche gli operatori dell'Accordo sono tenuti ad applicare, è emanato dalla Direzione del Teatro, è affisso alla porta della biglietteria serale, pubblicato nel sito internet della Scala e stampato nel programma annuale 2009-2010 alle pagine 129 e 130.
Se hai notizia di infrazioni puoi segnalarle alla Direzione o all'Accordo, ma per favore non inventarti cose che non esistono.
Il fatto che in coda nel rispetto delle regole ci siano anche dei bagarini non è materia di competenza dell'Accordo, ma della Guardia di Finanza.
So che taluni preferirebbero la sparizione dell'Accordo, ma personalmente sono sicuro che quasi tutti costoro si pentirebbero amaramente di tale aspirazione dopo una settimana di code "selvagge".
Ripeto, spero per l'ultima volta, quello che ho detto a tutti quelli che mugugnano contro l'Accordo: fondate un'associazione, la Fuga, il Contrappunto, il Gruppetto o quello che vi pare e presentate alla Scala un progetto migliore di quello attuato dall'Accordo. Saremo felicissimi di passare le consegne alla nuova organizzazione prescelta dalla Direzione del Teatro.
E con questo spero che la lagna sull'Accordo sia finita una volta per sempre.
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#97    18 Novembre 2009 - 19:10
 
 Mi sembra che gabacca abbia espresso molto bene il concetto su cui sono completamente d'accordo.

Chi blatera prenda carta e penna e/o si metta in coda.

Mi soffermo però sull'aspetto antropologico della questione: l'esigenza da parte delle persone, comuni spettatori di spettacoli teatrali, uomini, donne, ragazzi e ragazze, vecchi e giovani di "essere messi in fila", "avere qualcuno che li ordina", anche se sono ben al di sotto del numero di 150 o 200 (boh, non lo so più), anche se sono, poniamo 30.

Bisogna che ci sia un "ordinatore", un "appellatore", possibilmente dalla voce bella tonante.

Direi che per un ruolo del genere, di capo, di guida, di ordinatore, di "conductor" di file umane barbun sia assolutamente idoneo...

Magari fa meglio dell'Accordo....

Bye Bye

-MV
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#98    18 Novembre 2009 - 23:58
 
evvabbè, prendo atto che il regolamento c'è ed è scritto sul sito e alle pagine etc etc

resta il fatto che è un caso unico al mondo (perché la Scala è unica al mondo ovviamente) di gestione delle code, che basterebbe una macchina con i numerini come c'è dappertutto ormai, anche al supermercato, che la maggior parte della gente non ha materialmente la possibilità di recarsi fisicamente due volte (alle 13 e poi alle 17.30) a fare atto di presenza e che in fondo in fondo vi date da soli dei selvaggi e dei bisognosi di qualcuno che metta ordine.

delle due l'una: o i loggionisti sono persone civili e dunque sanno stare in coda oppure sono degli incivili e parallelamente vi sono meccanismi di altro tipo, che tutti conoscono, che rendon o necessaria questa gestione.

personalmente mi ritengo una persona civile e corretta e infatti non sono mai riuscitoad entrare alla Scala facendo una fila di questo tipo e le uniche volte in cui entro in teatro sono quando (raramente) ci lavoro e quando (sempre di rado) qualcuno mi offre dei biglietti per la prova generale o (ancora più di rado) per delle recite.
continuo a rimpiangere i tempi dell'Arcimboldi, forse l'acustica non era il massimo ma almeno era un teatro in cui si riusciva ad entrare all'ultimo e senza dover partecipare a una via di mezzo tra una caccia al tesoro e giochi senza frontiere e magari pure a spostarsi nei posti liberi in platea, a volte anche dall'inizio dell'opera.


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#99    19 Novembre 2009 - 17:28
 
caro Proeta,

"Loggionisti" è una generalizzazione, concorderai con me. Alcuni hanno bisogno di essere messsi in fila, altri no. Alcuni sono civili, altri no: in ogni caso che si mettano da soli in fila o no non risolve il problema della necessità della fila.
In ogni caso proponi al Teatro la tua soluzione. Il meccanismo degli appelli evita di stare in coda vita natural durante... la macchina con i numerini in tal senso non risolverebbe il problema, temo, giacché ci sarebbe la coda per avere la precedenza nell'acchiappare il numerino non appena la macchinetta fosse ricaricata all'uopo secondo il calendario di vendita previsto. I biglietti infatti sono limitati, mentre i prosciutti di un supermercato al limite no: se ne trovano in abbondanza.

In Scala è sempre stato difficile entrare per alcune rappresentazioni, per il semplice fatto che ci vogliono andare tutti. Per altre, invece, no. Per esempio, sarà assai difficile assistere a Rigoletto senza lunga fila. Assai meno a Tannhauser, nonostante la direzione di B. e quella che si suppone sarà un'interessante regia. Spero (dico spero non sia difficoltoso entrare).
Dopodiché ci sono le gabole... ma, appunto, come dice Bacca, per questo c'è la guardia di finanza.

Le cose stanno così, purtroppo.


Elena.
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#100    19 Novembre 2009 - 17:32
 
Sì, però, scusa, gli Arcimboldi sono uno scandalo di Milano. L'acustica fa schifo, sono costati una barca di soldi e continuano a costare per manutenzione. In cambo non abbiamo un Auditorium  come a Roma.

Un regalo a chi, poi, lo sappiamo... Cosa facciamo, difendiamo queste porcate? Beh allora ce le meritiamo...

Proeta, io ho un dubbio che mi assale da tempo. Non è che certa gente ce la meritiamo? Guardi che non è una domanda qualsiasi quella che sto facendo.
 


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